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Edward Hopper, Mezzogiorno in punto, 1949, Dayton Art Institute, dono di Mr. e Mrs. Anthony Haswell, inv. 1971.7 © Heirs of Josephine N. Hopper
16/02/2026 - Fino all’11 aprile, gli spazi restaurati dell’Esedra di Levante di Villa Manin a Passariano di Codroipo (Udine) ospitano la mostra Confini. Da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni.
Con 130 capolavori provenienti da 42 musei europei e americani e firmati da una cinquantina di grandi artisti tra Ottocento e Novecento, l’esposizione è uno degli eventi di punta di GO! 2025&Friends, programma che accompagna Nova Gorica – Gorizia Capitale europea della Cultura 2025.
Promossa dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dall’ERPAC FVG, la mostra è ideata e curata da Marco Goldin, con l’organizzazione di ERPAC FVG e Linea d’ombra.
Un museo ideale tra due secoli
Il progetto espositivo si configura come un vero e proprio “museo ideale” dell’arte internazionale degli ultimi due secoli, costruito attorno a un tema di forte attualità: il confine. Non solo geografico, ma anche interiore, culturale, simbolico. Limite e insieme punto di partenza, orizzonte e soglia.
La sala introduttiva dichiara immediatamente la portata del progetto: opere monumentali di Anselm Kiefer e Mark Rothko aprono il percorso con orizzonti che si dilatano nello spazio pittorico; la celebre Onda di Gustave Courbet introduce il movimento verso l’immenso; Monet con La chiesa di Varengeville e un Cézanne provenzale indagano confini tra terra e mare, tra intimità domestica e altrove.
Il confine interiore: autoritratti e volti
Il primo capitolo è dedicato allo sguardo dentro sé stessi, al confine intimo dell’autoritratto. Si susseguono opere di Munch, Gauguin, Van Gogh, Hodler, Kirchner, in un dialogo serrato tra identità e introspezione.
Segue una galleria di ritratti – Courbet, Manet, Degas, Renoir, Modigliani, Bacon, Giacometti – dove il volto diventa territorio quotidiano, segnato dalle tensioni e dalle “bruciature” del Novecento.
Natura e spazio: l’immaginario americano
Una seconda ampia sezione indaga il rapporto tra uomo e natura, con particolare attenzione alla grande pittura americana tra XIX e XX secolo. Dalla Hudson River School a Homer, fino a Hopper e Diebenkorn, la mostra evidenzia come la pittura statunitense abbia trasformato il paesaggio in uno spazio mentale e simbolico.
Il percorso rientra poi in Europa con Segantini, Böcklin, Matisse, in un confronto tra figure e natura che amplia il dialogo tra continenti.
Paradisi perduti e suggestioni d’Oriente
La terza sezione – “Alla ricerca del Paradiso perduto” – riunisce opere di Gauguin, Monet, Van Gogh, Cézanne, Bonnard, tra eden esotici e paesaggi interiori.
La quarta è dedicata alle xilografie giapponesi ukiyo-e – da Utamaro a Hokusai, da Hiroshige a Eisen – provenienti da un’unica collezione privata. Monet e Van Gogh ne possedevano centinaia: il dialogo tra Giappone e Francia dimostra come il confine possa trasformarsi in attraversamento creativo.
Il gran finale: montagne, mari, cieli, universo
La quinta sezione occupa l’intero piano terra dell’Esedra con quasi 60 opere dedicate agli elementi naturali: montagne, mari, cieli e infine l’universo.
Da Caspar David Friedrich – anticipatore delle atmosfere americane – alle vette di Cézanne e Segantini, dal mare di Turner, Courbet e Monet alle sequenze cromatiche di Bonnard, Nolde, De Staël, fino ai cieli di Constable, Boudin, Sisley, Pissarro, Mondrian, Hopper.
Un’intera sala è dedicata alle Ninfee di Monet, in cui cielo e acqua si specchiano, per culminare nei campi di colore di Rothko, dove il confine diventa esperienza interiore assoluta.
Il progetto espositivo valorizza l’Esedra restaurata di Villa Manin, restituita alla piena funzionalità museale grazie agli interventi promossi dalla Regione. L’ala architettonica non è più semplice scenografia, ma spazio capace di garantire elevati standard conservativi e di ospitare mostre di rilievo internazionale.
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Scheda evento: |
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Mark Rothko, Senza titolo, 1962, © Staatsgalerie, Stoccarda © 1998 Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / ARS, New York Paul Gauguin, Parau Api, 1892, © Albertinum | GNM, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Foto: Elke Estel/Hans-Peter Klut
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