Helios at Cork Midsummer Festival, Ireland. Photo © Jed Niezgoda
03/04/2026 - Luke Jerram, artista britannico noto a livello internazionale per le sue grandi installazioni pubbliche dedicate ai temi scientifici e planetari, presenta Helios, una nuova opera itinerante che trasforma il Sole in un’esperienza visiva e sonora immersiva.
Attivo dal 1997 tra sculture, installazioni e progetti live, Jerram ha costruito una ricerca capace di mettere in relazione arte, divulgazione e partecipazione collettiva, come dimostrano lavori ormai celebri quali Museum of the Moon, Gaia e Mars. Con Helios, l’artista prosegue questo percorso offrendo al pubblico la possibilità di osservare in sicurezza da vicino la superficie del nostro astro più importante.
L’opera si presenta come una grande sfera illuminata internamente di sette metri di diametro, costruita a partire da immagini dettagliate della superficie solare. La scultura riproduce il Sole in scala approssimativa 1:200 milioni: ogni centimetro corrisponde a circa 2.000 chilometri della sua superficie. In questo modo Helios rende percepibili dettagli normalmente invisibili, come macchie solari, spicole e filamenti, e permette un’osservazione ravvicinata che nella realtà sarebbe impossibile e pericolosa per l’occhio umano.
Un Sole costruito tra scienza e percezione
Per realizzare un’immagine accurata del Sole, Helios utilizza fotografie fornite dall’astrofotografo Dr Stuart Green, scattate tra maggio 2018 e giugno 2024, insieme alle osservazioni della NASA, con il supporto scientifico della solar scientist Professor Lucie Green della University College London. La precisione scientifica dell’opera convive però con una forte dimensione esperienziale: il pubblico non è chiamato solo a guardare, ma a misurarsi fisicamente e mentalmente con una presenza che normalmente resta remota, abbagliante e inaccessibile.
Sulla superficie di Helios compare anche la sorgente dei flare solari che hanno provocato l’aurora boreale visibile dal Regno Unito nel maggio 2024. Un dettaglio che rafforza il legame tra l’installazione e la realtà astronomica, trasformando l’opera in una soglia tra rappresentazione artistica e osservazione del cosmo.
Un’opera che dialoga con l’architettura
Come in molti lavori di Jerram, anche Helios non esiste mai in modo isolato, ma si definisce nel rapporto con il luogo che la ospita. L’installazione è pensata per essere presentata in musei, cattedrali, centri scientifici, parchi o spazi urbani, e ogni volta cambia in relazione all’architettura, alla stagione, alla luce e alla comunità che la attraversa. Il progetto non è quindi soltanto una scultura sospesa, ma un dispositivo che ridefinisce temporaneamente la percezione dello spazio.
A questa dimensione visiva si aggiunge una composizione sonora originale firmata da Duncan Speakman e Sarah Anderson, che unisce suoni del fuoco e del calore, registrazioni NASA provenienti dalle missioni solari, il canto dell’alba, paesaggi sonori estivi e riferimenti a rituali religiosi legati alla luce. Il suono riempie l’ambiente, costruisce atmosfera e guida l’interpretazione dell’opera, rafforzando il rapporto tra la sfera e l’architettura circostante.
Il Sole come immagine culturale condivisa
Helios non parla soltanto di scienza. L’opera invita anche a riflettere sul ruolo del Sole nella storia dell’umanità: fonte di luce, calore ed energia, principio fondamentale per la vita sulla Terra, ma anche presenza simbolica che ha attraversato religioni, calendari, feste e sistemi di misurazione del tempo. Il titolo richiama infatti Helios, il dio del Sole nella mitologia greca, figura che personifica il passaggio quotidiano dell’astro nel cielo e il succedersi delle stagioni.
In questa sovrapposizione tra dato astronomico, mito e immaginario collettivo si coglie uno dei tratti più riconoscibili del lavoro di Jerram: la capacità di rendere visibili concetti complessi attraverso forme accessibili e condivise. Non a caso la sua pratica si è distinta negli anni per una forte attenzione ai temi della salute planetaria, della comunicazione scientifica e del coinvolgimento pubblico. Nel 2019 è stato nominato Fellow of the Royal Astronomical Society, riconoscimento che conferma la continuità tra la sua ricerca artistica e l’interesse per l’astronomia.
Un’infrastruttura temporanea per eventi e comunità
Helios è pensata anche come una piattaforma aperta a programmi culturali costruiti localmente. Ogni sede può accompagnare l’installazione con concerti, performance corali, incontri scientifici, discussioni su ambiente e benessere, yoga, letture poetiche, danza e teatro. L’opera agisce così come una vera infrastruttura temporanea capace di attivare comunità, conoscenze e pratiche condivise.
Con Helios, Luke Jerram continua a trasformare i corpi celesti in dispositivi di prossimità e meraviglia. Più che rappresentare il Sole, l’installazione ne costruisce un’esperienza ravvicinata, facendo convivere precisione scientifica, percezione sensibile e uso pubblico dello spazio. Un’opera che restituisce al nostro astro più vicino una nuova dimensione: non solo oggetto lontano da contemplare, ma presenza con cui tornare a misurarsi, collettivamente.
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