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L’ex Fornace Piva di Riccione diventa il nuovo Museo del Territorio
Il progetto firmato da Politecnica trasforma il complesso industriale storico in un nuovo polo culturale, tra recupero delle mura originarie, architettura trasparente e spazi aperti alla città
Autore: cecilia di marzo
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Foto Federico Covre Foto Federico Covre
23/03/2026 - A Riccione, l’ex Fornace Piva si prepara a una nuova vita come Museo del Territorio, grazie al progetto firmato da Politecnica Building for Humans. Il recupero dello storico complesso produttivo lungo il Rio Melo, promosso dal Comune di Riccione e affidato allo studio tramite gara pubblica, restituisce alla città un luogo simbolico della sua memoria industriale, trasformandolo in una infrastruttura culturale contemporanea. Completati gli interventi di recupero delle mura storiche e la realizzazione del nuovo volume museale interno, l’apertura al pubblico è prevista dopo la definizione degli allestimenti, attesa per febbraio 2027.

Dalla memoria produttiva a un nuovo spazio pubblico
Costruita nel 1908 dall’imprenditore milanese Carlo Andrea Piva, la fornace è stata per decenni uno dei motori economici di Riccione. Dotata di un forno Hoffmann, tecnologia avanzata per l’epoca, ha rappresentato una presenza produttiva di primo piano fino alla cessazione delle attività negli anni Settanta. Oggi, di quel complesso resta soprattutto il recinto murario, assunto dal progetto come traccia materiale e narrativa da preservare.
Il valore dell’intervento sta proprio qui: non nella semplice rifunzionalizzazione di un contenitore, ma nella capacità di fare del recupero dell’archeologia industriale un’occasione di rigenerazione urbana. Le murature perimetrali sono state restaurate con un approccio quasi archeologico, conservando fori, inserti lignei, segni d’uso e stratificazioni materiche, senza cancellarne il tempo sedimentato.

Una teca leggera dentro il recinto storico
All’interno delle mura della ex fornace, Politecnica inserisce una nuova architettura definita come una “architettura d’aria”: un volume leggero, trasparente e reversibile che si distingue nettamente dal manufatto originario, ma allo stesso tempo ne rispetta la presenza. È una grande teca contemporanea che non imita il passato e non lo sovrasta, ma si dispone in dialogo con esso, costruendo un equilibrio misurato tra antico e nuovo.
Il museo si sviluppa su due livelli per una superficie complessiva di circa 1.500 metri quadrati, inseriti in un’area più ampia di circa 2.500 metri quadrati che comprende spazi esterni, verde pubblico e connessioni ciclopedonali. Tra la nuova struttura e il perimetro murario è stato previsto un deambulatorio perimetrale, uno spazio di rispetto che permette di leggere da vicino le facciate storiche e amplifica la relazione tra edificio, città e percorso museale.

La ciminiera come segno urbano ritrovato
Tra gli elementi più significativi del progetto c’è la reinterpretazione della storica ciminiera, crollata nel tempo. Non una ricostruzione mimetica, ma un segno stilizzato in acciaio che ne restituisce collocazione, altezza e proporzioni originarie, ricavate attraverso la ricerca storica. Il risultato è un nuovo landmark urbano, capace di riattivare nella memoria collettiva un’immagine perduta e di restituirla alla città in chiave contemporanea. Anche il progetto illuminotecnico partecipa a questa strategia, valorizzando il complesso nelle ore serali e rendendo la fornace nuovamente riconoscibile nello spazio urbano.

Un museo flessibile, aperto alla comunità
Il nuovo Museo del Territorio è pensato come uno spazio culturale aperto, flessibile e connesso. Al piano terra trovano posto la hall a doppia altezza, la reception, la caffetteria, il bookshop, le aule per i laboratori didattici, i depositi museali vetrati e una grande sala conferenze. Il piano superiore ospita invece gli spazi espositivi principali, concepiti come ambienti aperti e riconfigurabili. L’edificio è pensato per accogliere non solo il percorso museale, ma anche attività educative, eventi e iniziative pubbliche capaci di funzionare anche in modo autonomo rispetto al museo.
La distribuzione verticale è affidata a una scala dal carattere leggero, quasi sospeso, inserita nella grande hall come elemento architettonico centrale. Retroilluminata e distaccata da pavimento e pareti, contribuisce a rafforzare quella sensazione di leggerezza che attraversa l’intero progetto.

Tecnica, reversibilità e materia industriale
Dal punto di vista costruttivo, l’intervento affronta in modo preciso la complessità del recupero. Per consolidare le murature perimetrali, prive di copertura e quindi esposte al rischio di ribaltamento, Politecnica ha progettato un esoscheletro strutturale in acciaio, integrato con le aperture originarie e capace di evitare operazioni invasive sul manufatto storico. La nuova architettura è invece realizzata in acciaio, con solai e copertura in legno lamellare XLAM; le ampie superfici vetrate favoriscono l’illuminazione naturale e accentuano l’idea di un museo permeabile al contesto. Cemento, acciaio e finiture essenziali mantengono una chiara continuità con la memoria produttiva del luogo.

Fondamentale anche il ricorso a sistemi costruttivi a secco, secondo il principio della reversibilità, particolarmente rilevante negli interventi su edifici vincolati. È una scelta che non riguarda solo la tecnica, ma anche l’etica del progetto: intervenire sul patrimonio senza imporre trasformazioni irreversibili, lasciando leggibile il rapporto tra la materia storica e l’innesto contemporaneo.

Con il nuovo Museo del Territorio, l’ex Fornace Piva torna così a essere un luogo attivo nella geografia di Riccione. Non più fabbrica, ma spazio civico e culturale; non reliquia congelata, ma architettura capace di riaprire il dialogo tra memoria, paesaggio urbano e vita collettiva. In questo passaggio, la trasparenza del nuovo intervento non è solo una scelta formale: è il modo con cui il progetto rende visibile il tempo, lasciando che il passato continui ad abitare il presente.

  Scheda progetto: Museo del Territorio
Federico Covre
Vedi Scheda Progetto
Federico Covre
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Federico Covre
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  Scheda progetto:
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