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Da piastra commerciale a campus urbano: nasce Zucchetti Village
A Lodi, Lombardini22 rigenera l’ex My Lodi e lo integra con la Torre Zucchetti tra corti verdi, serra bioclimatica e un nuovo volume in legno
Autore: cecilia di marzo
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foto Matteo Piazza foto Matteo Piazza
16/03/2026 - A Lodi, la crescita del Gruppo Zucchetti – prima software house italiana – diventa occasione per ripensare in chiave urbana e architettonica il proprio quartier generale. Il progetto di Lombardini22 nasce dalla necessità di superare la frammentazione delle sedi e costruire un luogo capace di rappresentare un’identità in evoluzione, intervenendo su un complesso già esistente: la Torre Zucchetti, rinnovata nel 2017, e l’ex centro commerciale My Lodi, una piastra introversa e sottoutilizzata, energivora e obsoleta, ma strategica per posizione, superficie e accessibilità.

Dal 2019 l’intervento ridisegna l’insieme come campus integrato, un “village” orientato all’innovazione che ospiterà circa 1.200 postazioni di lavoro e fino a 1.800 dipendenti in sharing, puntando su collaborazione, servizi e qualità dell’ambiente lavorativo.

Trasformare l’esistente: sottrazioni, corti e una serra come cuore del progetto
La strategia di Lombardini22 è una trasformazione selettiva: preservare e rifunzionalizzare la struttura in cemento armato della ex piastra commerciale (con adeguamento sismico), riducendo demolizioni e impatto ambientale. Per rendere il volume più adatto a uffici e servizi, la piastra viene alleggerita: lo svuotamento centrale genera due corti interne a cielo aperto, entrambe alberate, un giardino naturale percorribile e un patio lastricato inteso come estensione dello spazio interno. Questi vuoti portano aria e luce naturale agli ambienti che vi si affacciano e ribaltano la logica del centro commerciale “chiuso”.

Al centro del sistema si inserisce una serra bioclimatica a doppia altezza con copertura a shed vetrata: è hall d’accoglienza e nodo distributivo, ma anche dispositivo ambientale, un grande atrio filtrante che contribuisce alla riduzione dei consumi energetici. Attorno a questa nuova “piazza interna” si distribuiscono servizi che ampliano l’idea di workplace: area wellness, ristorante, caffetteria aziendale, auditorium, client area, conference room e training center, oltre agli spazi ufficio. La piastra mantiene inoltre alcune funzioni esistenti (banca, farmacia e un ristorante in arrivo) rivolte non solo ai dipendenti ma anche al quartiere.

Il nuovo volume esterno: una stecca in legno come segno identitario
La rimodulazione dell’ex centro commerciale consente la realizzazione di un nuovo edificio di sei piani fuori terra, ottenuto anche grazie alla traslazione di superficie utile e alle premialità normative legate alla rigenerazione urbana. È l’elemento più riconoscibile del progetto: una struttura ibrida con legno lamellare (X-Lam/CLT) e core in cemento armato per la distribuzione verticale.

La maglia strutturale è dichiarata: 22 pilastri alti 20 metri con passo di 8,40 metri e impalcati in legno disegnano un ritmo chiaro e leggibile, con il materiale lasciato in scena. Il volume è compatto ma “scavato” da vuoti angolari a doppia altezza e ampie superfici vetrate che aumentano la luce e generano terrazze praticabili; all’ultimo piano l’arretramento crea una terrazza continua perimetrale.

Facciate e comfort: trasparenza, schermature e qualità percettiva
L’involucro ha un ruolo chiave sia in termini di immagine che di prestazioni. Nella piastra rigenerata, facciate vetrate ad alte prestazioni (montanti e traversi in alluminio a taglio termico e vetri selettivi) costruiscono una pelle continua che aumenta la trasparenza e il rapporto interno-esterno. Nel nuovo edificio in legno, la facciata è organizzata “a cellule” con moduli vetrati a tutta altezza, integrati da un sistema di schermatura in lamiera stirata che modula i carichi solari senza impedire la visibilità dall’interno: una soluzione che rende l’edificio mutevole, variando la densità percettiva in base ai punti di osservazione.

Gli interni sono pensati per il benessere psicofisico: il legno resta a vista, così come gli impianti integrati nella trama strutturale, generando un’atmosfera “factory” ma calda e luminosa, con attenzione specifica a comfort acustico e illuminotecnico.

Sostenibilità come scelta costruttiva e urbana
Nel progetto, l’impiego di legno lamellare certificato è parte di una strategia coerente di riduzione dell’impatto ambientale: nel complesso sono utilizzati circa 1.600 m³ di legno (dal primo al quinto piano della stecca uffici, nel corpo di collegamento tra le corti e in parte della copertura della serra), equivalenti a 1.600 tonnellate di COâ‚‚ sottratta all’atmosfera, secondo i dati riportati. Completano l’approccio: uso dell’acqua di falda per la climatizzazione, recupero delle acque piovane ed estesa presenza di fotovoltaico in copertura.

Come sintetizza Marco Amosso, Partner Lombardini22, l’obiettivo è un “organismo che respira”: un’architettura che si apre a luce e aria per chi la abita e, al tempo stesso, alla città, costruendo un “village” capace di generare nuove relazioni interne ed esterne e di trasformare un residuo urbano in risorsa attiva.

  Scheda progetto: Zucchetti Village
Matteo Piazza
Vedi Scheda Progetto
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