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Palazzo Verde: il nuovo landmark di Anversa firmato Boeri
Stefano Boeri Architetti firma il suo primo progetto in Belgio
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31/12/2018 - Stefano Boeri Architetti firma il suo primo progetto in Belgio, Palazzo Verde, e sarà il nuovo landmark del distretto Nieuw Zuid ad Anversa, il cui piano di espansione prevede che il 60% dell'intera superficie – 12 ettari – rimanga destinato a verde.
Questo nuovo progetto sarà l'edificio più verde del Belgio: con un giardino semi-pubblico alla quota della città e tre ampie terrazze progettate per ospitare tre giardini in copertura, Palazzo Verde contribuirà anche a contrastare i problemi di inquinamento dell'aria assorbendo 5.5 tonnellate di CO2 all'anno. 

"Abbiamo pensato che al centro del nuovo quartiere New Zuid fosse importante che nascesse un isolato verde, che sia nella corte ad uso pubblico sia nei tetti/giardino, ospita un numero rilevante di alberi e arbusti e fornisce ossigeno alla città. Siamo felici di questo nostro primo progetto in Belgio, che dimostra come anche un piccolo edificio residenziale possa offrire ai suoi abitanti e ai cittadini del quartiere una inaspettata qualità di spazi verdi e di attività sociali”, commenta Stefano Boeri.

L'edificio si inserisce in un lotto centrale del masterplan firmato da Bernardo Secchi e Paola Viganò, dove si sviluppa con un impianto a L che chiude il lato dell'isolato verso il fiume Schelda e abbraccia nella parte centrale una corte semi-privata con un giardino progettato dal paesaggista belga Bas Smets che firma anche il piano del verde dell'intera area.

Tramite una gradonata che funziona anche come anfiteatro, dalla corte si accede al Circularity Center dove i residenti e i cittadini possono riparare le loro biciclette o altri oggetti di uso domestico trovando tutti gli attrezzi e lo spazio necessario. Lo spazio pubblico e lo spazio privato spesso si compenetrano in questo nuovo progetto che integra perfettamente l'architettura con il contesto urbanistico e ambientale in cui è inserito portando ampie porzioni di natura al proprio interno. L'andamento digradante del volume infatti offre la possibilità di ospitare lo sviluppo di una piccola foresta che si snoderà su tre terrazze al quarto, sesto e settimo piano dell'edificio.

La paesaggista e agronoma Laura Gatti ha selezionato appositamente specie autoctone ed ha lavorato proprio sul concetto di bosco e sottobosco per dare a ogni terrazzamento, a cui i residenti accedono direttamente dal vano scale, uno spazio protetto e inclusivo ottenuto posizionando tutti gli alberi e la vegetazione arbustiva verso i bordi. Palazzo Verde ospiterà così ben 86 alberi, 2200 arbusti per un totale di 428, 88 metri quadri di superficie verde totale.

L'intero edificio conta 67 appartamenti ed è progettato seguendo una griglia di 5 x 5 metri che determina sia l'andamento volumetrico, con la possibilità di avere 6 appartamenti sulle teste degli edifici con una doppia o tripla esposizione e delle terrazze private, che il disegno delle facciate che sono trattate sia a balconi che a logge e lavorano sul concetto di soglia e lo spostamento del confine tra interno ed esterno” precisa Hana Narvaez, Project Leader di Stefano Boeri Architetti.

Infatti, i balconi, pensati unicamente come spazio esterno, sono intonacati di bianco con il solo pavimento in legno; mentre le le logge sono interamente rivestite in legno in modo tale da poter permettere ai residenti di annetterle alla propria unità estendendo così lo spazio abitativo.


  Scheda progetto: Palazzo Verde
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Commenti per questa notizia
Francesco Di Silvio
Cosa resta dell'architettura se togliamo tutto quel verde??
Amerigo Cherici
Quanto suolo bisognerebbe utilizzare per una città fatta di "palazzi verdi" e relativi giardini? Lo vediamo dall'estensione e dalla bassa densità abitativa delle periferie urbane. La sperimentazione di Boeri nulla evolve rispetto ai formicai, perché partecipa alla costruzione della città come somma di oggetti singoli, quindi di una "non città". I centri storici non vanno riproposti per una "scimmiottatura" stilistica, ma come esempio di profondità di pensiero progettuale per la città, che consideri contestualmente gli edifici, gli spazi pubblici e le reciproche relazioni. Dice niente che dalla disciplina urbanistica postbellica sia sparita la parola piazza, sostituita dall'astratto parametro numerico dello standard, posizionato secondo convenienza e non secondo un disegno? I massimi valori urbani europei stanno nelle città tramandateci dal passato, rigorosamente litiche e compatte e ricche di piazze (certo da attualizzare tecnologicamente come di fatto si riesce a fare), lo spreco di suolo e l'inquinamento derivano dalle espansioni successive ricche di verde privato e povere di forma e di spazi pubblici, che rendono necessario un uso abnorme dell'automobile (moltiplicato anche dai centri commerciali). Per il ribaltamento di questo modello occorre una concezione complessa dello spazio urbano che consideri contestualmente edifici, spazi pubblici e reciproche relazioni, superando così l'ottica puramente oggettuale, cui sembra ancora appartenere la "sperimentazione" dei palazzi verdi.
Dario Guido
Non sono d'accordo con chi critica le soluzioni proposte da Boeri, al di là del gusto soggettivo. Ritengo utile sperimentare soluzioni che siano più adatte alla società contemporanea, senz' altro gli aspetti e le caratteristiche degli edifici saranno molteplici e perciò l'impatto sull'ambiente non va misurato sul singolo dato quale potrebbe essere, ad esempio, l'assorbimento di CO2. Inoltre guardare al passato dell'architettura senza introdurre innovazioni e adattamento significherebbe scimmiottare stili e mode del costruire che non hanno alcuna connessione con il presente. Se consideriamo moda, inoltre, riproporre le città di alberi, allora ben venga la moda che porta beneficio e non solo apparenza. Non dimentichiamoci degli esempi di architettura nostrana degli anni 70&80, quelli si rappresentavano e rappresentano gli edifici formicaio senza identità delle nostre città e periferie, probabilmente opera di ingegneri e non solo di architetti italiani.
Amerigo Cherici
Una volta si diceva che i medici seppelliscono i loro errori, gli avvocati li mettono in galera e gli architetti li coprono di verde. Oltretutto quanto incide l'assorbimento di CO2 nel bilancio complessivo antiinquinamento? Non è che lo sprawl urbano con i giardini delle villette dà un risultatoquantitativamente migliore? Sviluppiamo la città - una non-città - con tanti palazzi verdi e ci teniamo le fonti di inquinamento? Ci dimentichiamo l'arte di costruire la città da cui abbiamo ereditato i nostri centri storici?
Linneo
Oramai per il Boero fare architettura è mettere alberi su un edificio. La cosa che mi sorprende è questa moda di apprezzare più le piante vegetali che quelle degli edifici...ma è ancora architettura?
Joe Moeca
Ma la manutenzione del verde chi la fa? L'inquilino? Il proprietario? Il condominio? E con quali costi?
Vincenzo Marino ingegnere
A me il progetto sembra una piccionaia cimiteriale con tanti, tanti loculi. Bello il verde, sta bene anche nei cimiteri

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