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I Padiglioni firmati da Mario Occhiuto per l’Expo di Shanghai
Storia e tecnologia made in Italy nella Urban Best Practises Area
Autore: roberta dragone
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30/04/2010 – Aprirà domani i battenti a Shanghai, e resterà in programma sino al prossimo 31 ottobre, l’Esposizione Universale dedicata alla qualità della vita negli ambienti urbani.
Con il motto Better City, Better Life, sarà la prima esposizione universale incentrata sul tema della “città”, in cui saranno messi a confronto i nuovi approcci all’habitat umano e le differenti esperienze internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile tra le differenti comunità.
 
La storia e la tecnologia del made in Italy sarà protagonista a Shanghai World Expo 2010 non solo nel Padiglione Italia progettato da Giampaolo Imbrighi, ma anche con i Padiglioni espositivi realizzati su progetto dell’architetto Mario Occhiuto per l’area delle Urban Best Practises, settore esclusivamente dedicato alle esperienze e alle soluzioni proposte sui temi della sostenibilità urbana.
 
Vincitore nel 2008 del concorso internazionale, il progetto di Occhiuto recupera da un lato la struttura originaria di un complesso di ex fabbricati industriali (i B2); dall’altro realizza un nuovo edificio (il C1), che fornisce servizi a tutta l’area delle Urban Best Practices.
 
Occhiuto ha trasformato il manufatto industriale in uno spazio espositivo sostenibile - in grado di esprimere i nuovi approcci dell’habitat umano secondo lo slogan dell’esposizione Better city, better life – realizzando un innovativo involucro esterno che consente di conciliare le esigenze di climatizzazione e luce con le scelte architettoniche.
Ispirato alla tradizione antichissima del coccio pesto di Pompei e delle chiese paleocristiane, il rivestimento avvolge in modo uniforme le facciate dei volumi esistenti con 5.500 metri quadrati di grandi lastre di cotto, con lato 120cm x 120cm. In parte traforato, l’involucro consente al tempo stesso di preservare luce e visibilità.
Il materiale utilizzato per il rivestimento è risultato della collaborazione tra Stone Italiana (Verona) e Sannini Impruneta (FI) che hanno creato e brevettato il Cottostone. Si tratta di un prodotto che, realizzato grazie alla tecnologia altamente sofisticata del quarzo ricomposto applicata ad un mix di quarzo e cotto purissimo frantumato, consente la riproduzione del cotto naturale pompeiano, in dimensioni e caratteristiche di resistenza non esistenti in natura.
Ispirandosi alle ceramiche di Vietri, lo studio mOa ha inoltre studiato ogni diverso decoro delle singole lastre per una equilibrata alternanza di pieni e vuoti.
 
All’interno dei padiglioni è stato realizzato un nuovo volume che ospita i servizi per gli spazi espositivi interni. Si tratta di una struttura in cemento armato, aggettante sulla piazza, che crea volutamente una rottura con il linguaggio stilistico dei padiglioni e ricalca la forte impronta formale del nuovo edificio C1, con il quale dialoga per struttura e materiali.
 
L’edificio C1, di nuova costruzione, si propone per forma ed articolazione come prosecuzione della piazza antistante e crea una forte relazione interno-esterno tra i padiglioni e lo spazio prospiciente.
Concepito per integrarsi con i fabbricati esistenti e con gli spazi circostanti, l’edificio C1 è collegato ai padiglioni espositivi attraverso percorsi interni e scalinate che conducono il visitatore su una passerella sospesa, inserita tra il rivestimento in cotto traforato e la struttura industriale originaria. Viene così creato un percorso a clima mitigato fruibile in ogni stagione che conduce direttamente all’interno dell’area espositiva, consentendo la totale integrazione tra piazzale esterno e area interna dei padiglioni.
 
L’involucro esterno in Cottostone non rappresenta solo una scelta estetica. Risponde bensì all’esigenza di garantire la sostenibilità ed il rispetto per l’ambiente.
“Diventando parte integrante del pacchetto murario – spiegano i progettisti dello studio mOa – la parete ventilata si sovrappone a “cappotto” alle murature esistenti, migliorandone le caratteristiche termo igrometriche”.
Tutte le soluzioni adottate nascono da un accurato studio del suo orientamento e dell’inserimento del complesso architettonico nel contesto: “Le fasce della facciata sud libere dal rivestimento in cottostone sono state protette con un isolante e una barriera radiante. La stessa parete in cotto traforato, coadiuvata da un sistema di illuminazione a basso consumo, diviene un importante elemento schermante. I pannelli, grazie all’alternanza di pieni e vuoti, hanno la possibilità di filtrare i raggi solari, sfruttando in maniera semplice ma efficace l’illuminazione naturale. Tutte le aperture esposte alla radiazione diretta del sole sono dotate di protezioni ed elementi tecnologici che bloccano la luce diretta. Sulle falde del tetto rivolte a nord sono state create delle asole trasparenti per migliorare l’illuminazione naturale indiretta all’interno dello spazio espositivo”.


  Scheda progetto: UBPA Pavilions per Shanghai Expo 2010
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