06/02/2026 - Si inaugurano oggi i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, con una cerimonia di apertura coreografata da Marco Balich che trasforma lo Stadio di San Siro in un grande palcoscenico urbano. Nel suo centenario, l’impianto diventa scena globale con Armonia, un viaggio nell’italianità tra tradizione e innovazione.
Ma oltre alle competizioni, l’Olimpiade italiana è soprattutto un racconto di architetture. Nuove costruzioni, spazi riconvertiti, micro-interventi in quota e strutture temporanee disegnano, tra Milano e le Alpi, la geografia dei Giochi. Un evento diffuso che diventa occasione per sperimentare, rigenerare e mettere in scena il progetto contemporaneo.
Milano Cortina 2026: un’Olimpiade diffusa
Il programma è imponente: 98 interventi complessivi, 47 impianti sportivi e 51 infrastrutture di trasporto, per un valore di 3,4 miliardi di euro. Milano-Cortina 2026 si sviluppa in quattro cluster – Milano, Cortina, Valtellina e Val di Fiemme – trasformando l’evento in una costellazione di architetture nuove, recuperate o temporanee.
Milano, capitale internazionale del design, assume un ruolo centrale. Tra arene di nuova generazione, villaggi riconvertiti e grandi spazi reinventati per il ghiaccio, i progetti non funzionano come icone isolate, ma come parti di una strategia di rigenerazione urbana che usa l’Olimpiade come acceleratore di trasformazioni durature.
Arena Milano Santa Giulia: infrastruttura che resta
Tra le nuove costruzioni spicca la Arena Milano Santa Giulia. Progettata da David Chipperfield Architects con Arup per CTS Eventim, l’arena ospiterà le competizioni olimpiche di hockey su ghiaccio e, al termine dei Giochi, sarà riconvertita a uso permanente come infrastruttura multifunzionale per sport indoor e grandi eventi.

© Marcuscalabresus - Courtesy of Primate.
L’edificio, noto anche come Arena Milano, ha una capacità massima di circa 16.000 posti ed è caratterizzato da una forma ellittica ispirata all’archetipo dell’anfiteatro. L’arena è impostata su un podio continuo che integra parcheggi, servizi e accessi, sopra il quale si sviluppano tre anelli concentrici di altezza crescente. Il rivestimento esterno è costituito da tubi in alluminio, con intercapedini illuminate da sistemi LED, alternati a fasce vetrate che alleggeriscono il volume complessivo.
Villaggio Olimpico di Porta Romana: da scalo a città
Altro snodo fondamentale è il Villaggio Olimpico di Porta Romana. Realizzato sull’ex scalo ferroviario a sud della città, il complesso è il primo intervento completato all’interno del più ampio masterplan di rigenerazione urbana di Scalo Porta Romana. Durante i Giochi accoglie atleti e delegazioni; conclusa la fase olimpica, il Villaggio sarà riconvertito nel più grande studentato convenzionato d’Italia, con circa 1.700 posti letto. La trasformazione post-Giochi, già prevista in fase progettuale, interesserà principalmente gli allestimenti interni e i servizi al piano terra, che diventeranno spazi di uso pubblico e di quartiere.
Il progetto è firmato dallo studio internazionale Skidmore, Owings & Merrill (SOM), con il paesaggio curato da Michel Desvigne e gli interni sviluppati da COIMA Image. La direzione lavori generale e architettonica è stata affidata a Progetto CMR.

Ph. © Claudio Foscaro
Il Villaggio è composto da sei palazzine residenziali di nuova costruzione e dal recupero di due edifici storici dell’ex scalo ferroviario. Durante le Olimpiadi ospiterà circa 1.700 atleti e membri delle delegazioni, con servizi dedicati concentrati principalmente ai piani terra: spazi per l’allenamento, assistenza medica, ristorazione e aree comuni.
Dal punto di vista architettonico, il progetto reinterpreta elementi della tradizione residenziale milanese, in particolare il tema delle terrazze e dei fronti continui, integrandoli in un impianto urbano aperto, attraversabile e fortemente connesso allo spazio pubblico. Il disegno degli spazi aperti, guidato dal masterplan di Outcomist, introduce piazze, percorsi ciclopedonali e aree verdi che resteranno accessibili anche dopo i Giochi.
Architetture esistenti, identità reinventate
Accanto alle nuove costruzioni, Milano lavora sulla reinterpretazione di spazi già noti. Il Mediolanum Forum ospita il pattinaggio di figura e lo short track, mentre i padiglioni di Fiera Milano Rho vengono trasformati in Ice Park per il pattinaggio di velocità.
Tra città e paesaggio: le Alpi come progetto
Se Milano rappresenta il cuore urbano, il racconto continua sulle Alpi. Cortina d’Ampezzo, Bormio, Livigno e la Val di Fiemme ospitano le competizioni su neve, tra impianti storici ristrutturati – come il Curling Olympic Stadium e lo Sliding Centre, già protagonisti nel 1956 – e strutture aggiornate dal punto di vista funzionale e impiantistico.
In questo contesto si inserisce anche il progetto visionario del bivacco alpino 2.0 di Carlo Ratti, che interpreta il rifugio come micro-architettura tecnologica e contemporanea, pensata per chi vive la montagna oggi.
La struttura – realizzata in legno lamellare a strati incrociati (CLT), aerogel e metallo – trae ispirazione dalle forme cristalline delle Alpi e si inserisce con discrezione nel paesaggio, rinunciando ai colori sgargianti tradizionali a favore di una mimetizzazione naturale.

© CRA-Carlo Ratti Associati
Il bivacco è completamente autosufficiente: un impianto fotovoltaico da 5 kW con sistema di accumulo fornisce tutta l’energia necessaria, inclusa la connessione di rete. In assenza di fonti idriche naturali, un innovativo sistema di condensazione dell’aria consente di raccogliere diversi litri di acqua potabile al giorno, offrendo una risorsa vitale anche in condizioni di emergenza.
Più che un semplice ricovero, il bivacco è concepito come luogo di contemplazione e dialogo con la natura. Una grande parete vetrata incornicia il paesaggio alpino, invitando a rallentare e osservare. Il progetto incarna i principi del design circolare, con una doppia vita: prima installazione urbana durante i Giochi, poi struttura permanente ad alta quota.
Con questo intervento, CRA prosegue una linea di ricerca che unisce natura e artificio, già esplorata in progetti come le torce olimpiche di Milano-Cortina 2026 o il padiglione AquaPraça alla COP30 di Venezia.
Casa Italia: il racconto del design italiano
Tra le “chicche” per gli amanti del progetto ci sono anche le tre sedi di Casa Italia, spazi che durante i Giochi raccontano l’eccellenza del Belpaese. Non semplici luoghi di rappresentanza, ma vere piattaforme narrative dove architettura, interni e cultura visiva diventano parte dell’esperienza olimpica.
Sotto l’evocativo titolo di Musa, l'iniziativa trasforma le sedi di Milano, Cortina e Livigno in un sistema integrato dove lo sport dialoga con l’arte, l’architettura e il design, celebrando l’identità italiana come fonte inesauribile di ispirazione mondiale.

CASA ITALIA Cortina, ©Natura e Architettura per CONI
Il progetto architettonico e di interior design di questa edizione trae linfa vitale dal paesaggio montano, inteso non solo come teatro delle competizioni, ma come elemento simbolico e materico. La montagna si fa Musa attraverso una doppia lettura: da un lato la sua essenza minerale e i suoi riflessi, dall'altro l’atmosfera calda e avvolgente dei rifugi alpini.
La cerimonia di chiusura di Milano Cortina 2026 si terrà il 22 febbraio 2026 a Verona.
|