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Il Colosseo ritrova il suo perimetro originario: riapre il fronte meridionale
Il Parco archeologico del Colosseo inaugura il nuovo allestimento degli ambulacri meridionali dell'Anfiteatro Flavio, restituendo al pubblico uno spazio inedito. Il progetto è di Stefano Boeri Interiors
Autore: cecilia di marzo
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Foto ©Simona Murrone_Parco archeologico del Colosseo Foto ©Simona Murrone_Parco archeologico del Colosseo
18/03/2026 - Il Parco archeologico del Colosseo ha inaugurato nel febbraio 2026 il nuovo allestimento e l'area archeologica degli ambulacri meridionali dell'Anfiteatro Flavio, a Roma.
Si tratta di un intervento atteso e straordinario: il fronte sud del Colosseo — quello da cui nell'antichità entrava l'Imperatore — era parzialmente crollato già a partire dal VI-VII secolo d.C., a causa di cedimenti naturali, terremoti, riusi e spoliazioni. Per secoli, la sistemazione tardo-ottocentesca ne aveva impedito la piena lettura, nascondendo il piano originale di calpestio e le poche strutture superstiti della pavimentazione antica.

Il progetto di valorizzazione e riqualificazione è stato curato dal Parco archeologico del Colosseo — che ne ha seguito anche la direzione tecnica e scientifica — su progettazione di Stefano Boeri Interiors, con la sponsorizzazione tecnica di Mapei.
 
Quattro anni di scavo, restauro e restituzione
Tra il 2021 e il 2024, il Parco archeologico ha condotto un'estesa campagna di scavo su circa 3.000 mq di estensione, documentando una stratigrafia compresa tra i 20 cm e il metro di profondità, sedimentatasi tra il VII e il XX secolo. Gli scavi hanno permesso di portare alla luce il piano di imposta dell'Anfiteatro Flavio, a circa +23 metri sul livello del mare, e di ricostruire finalmente in modo completo l'impianto idraulico del monumento, confermandone la datazione all'età di Vespasiano grazie ai bolli laterizi dei canali fognari.

Tra il 2024 e il 2026 è stata posata la nuova pavimentazione in travertino, estratto dalle cave di Tivoli nelle stesse zone anticamente utilizzate per la costruzione del monumento. Lo schema distributivo dei blocchi moderni è stato ricavato dalle impronte lasciate dai blocchi originali dopo la spoliazione, seguendo i tratti ancora esistenti in altri settori dell'edificio.
 
Il progetto: identità storica e reversibilità
Il progetto di Stefano Boeri Interiors persegue un equilibrio preciso tra leggibilità del monumento antico e intervento contemporaneo. Nei settori degli ambulacri crollati, in corrispondenza delle antiche file di pilastri, sono stati collocati elementi in travertino dalla forma volutamente semplificata, leggermente sollevati da terra, per evocare il volume perduto senza simularlo. A terra, in corrispondenza degli archi numerati che scandivano la facciata originaria, sono stati incisi i numeri dei fornici, per restituire il ritmo dell'antico ordine architettonico.

Tra i fornici LXIV e LXXI, invece, è stato scelto di lasciare a vista la fondazione e il piano di preparazione: un'area archeologica aperta al pubblico, capace di raccontare direttamente le tecniche costruttive romane.
Il ripristino dei gradini della crepidine — il bordo esterno sopraelevato del monumento — completa il ridisegno del perimetro, restituendo ai visitatori la percezione dell'imponenza originaria dell'Anfiteatro nella stretta vallata tra il Celio, il Palatino, la Velia e il Colle Oppio.

La nuova pavimentazione è accessibile anche attraverso rampe per visitatori con difficoltà motorie, in coerenza con i criteri di fruizione universale del sito.
 
Materiali innovativi per un intervento conservativo
Tutti gli interventi sono stati concepiti nel rispetto del principio di reversibilità.
Mapei ha sviluppato appositamente per il Colosseo un massetto e un adesivo a base di calce, esenti da cemento e sali dannosi, compatibili con i materiali originali dal punto di vista chimico-fisico e meccanico.

Il restauro delle superfici — curato da Angelica Pujia su una superficie totale di circa 1.300 mq — ha interessato malte di allettamento, opere cementizie, plinti e blocchi in travertino, canali radiali, elementi metallici e reperti mobili, tra cui un busto di Giove Egioco in marmo pentelico, monete e monili.

Nell'ambito del restauro è stato inoltre sperimentato il NanolaQ, un prodotto brevettato frutto della collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e l'Università dell'Aquila: si tratta di un'emulsione di nanoparticelle di calce in acqua, che reinterpreta in chiave tecnologica e sostenibile i materiali della tradizione costruttiva romana.
 
Le voci del progetto
«Al termine di quattro anni di cantiere il Colosseo ritrova la percezione della sua originaria geometria», ha dichiarato Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione culturale e già Direttore del Parco archeologico del Colosseo, sottolineando come gli scavi abbiano consentito di approfondire aspetti della costruzione «finora solo ipotizzati, a partire dal suo efficiente sistema idraulico».

Simone Quilici, attuale Direttore del PArCo, ha definito l'intervento come la restituzione di un'area che «nei secoli ha conosciuto numerose trasformazioni e riusi e che oggi finalmente si riappropria della sua essenza».

Giorgio Donà ha descritto l'esperienza progettuale come «straordinaria», evidenziando come la riforma del piazzale sud abbia «restituito la percezione della dimensione originale del monumento e della sua quota di calpestio, offrendo al contempo al pubblico la possibilità di avvicinarsi alle sue mura e di immaginare il ritmo e la sequenza degli ambulacri e dei fornici oggi perduti».

Il progetto di Riqualificazione e valorizzazione degli ambulacri meridionali del Colosseo

 

  Scheda progetto: Riqualificazione e valorizzazione degli ambulacri meridionali del Colosseo
Simona Murrone_Parco archeologico del Colosseo
Vedi Scheda Progetto
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Stefano Boeri Interiors

Riqualificazione e valorizzazione degli ambulacri meridionali del Colosseo

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