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giovedì 2 febbraio 2017

Sedia Ghost : design e funzionalità

dal blog Arredamento on line, di Paolo Bardon

Sedia Louis Ghost

La sedia


La sedia Louis Ghost ( sedia fantasma ) è stato progettata da Philippe Starck per Kartell nel 2002. Realizzata in policarbonato, trasparente o coprente e colorato, in un unico stampo.


Il nome Ghost "fantasma" è forse dovuto dovuto alla sua trasparenza.


Nella sua presentazione, Philippe Starck parlò della sua nuova creazione in questi termini: "In realtà, la sedia Louis Ghost è auto-proiezione. Si tratta di un 'Luis qualcosa', una sorta di spettro, che riflette l'ombra di uno stile di sedia che ho chiamato Louis Ghost. Non sappiamo di che cosa si tratta, ma tutti la riconoscono e la percepiscono come qualcosa di familiare."


Il Disegno


Starck nella sedia Ghost riprende lo stile Luigi XVI reinterpretandolo in chiave moderna e contemporanea, la parte posteriore è di forma ovale, con i braccioli leggermente verso l'esterno e verso il basso, le gambe , rispetto allo schienale, hanno linee più rigide e funzionali.


Materiale e colori


La sedia Ghost viene realizzata in policarbonato in unico stampo. Non ci sono giunzioni, unioni, è un pezzo unico con forme e linee continue. La Louis Ghost è commercializzata in sei colori trasparenti e due coprenti, bianco e nero.


Durabilità della sedia


Il policarbonato è durevole e resistente a graffi, usura del tempo e intemperie, tanto che può essere utilizzata sia in interni che in esterni. La sedia regge a grandi pesi e può essere impilata sino a 6 elementi senza alcun timore di danneggiare la superficie.



Manutenzione della sedia


La sedia Ghost può essere semplicemente pulita con un panno umido, acqua, sapone e detergenti non abrasivi. Anche se il policarbonato è resistente ai graffi, è meglio evitare prodotti aggressivi e abrasivi durante la pulizia.


Varianti della sedia


Lou Lou rappresenta la versione più piccola della sedia Louis ed è stata pensata, disegnata e progettato per i bambini.


La Victoria Ghost è invece la versione della Louis senza braccioli e con dimensioni leggermente differenti


Charles Ghost è lo sgabello che dalla Louis riprende lo schienale tondo.


 

Sedia Victoria Ghost
giovedì 2 febbraio 2017

FELICI I FELICI

mercoledì 1 febbraio 2017

Le emulsioni siliconiche nelle applicazioni industriali

dal blog Interni ed Esterni, di Laura Baggio


Le emulsioni siliconiche sono prodotti utilizzati in molte applicazioni industriali che richiedono di lubrificare, distaccare, lucidare, impermeabilizzare le parti da trattare e rilasciare loro proprietà antiadesive e scivolanti per rendere facile e ottimale ogni operazione industriale successiva al trattamento. Una delle aziende leader nel settore della produzione di emulsioni siliconiche per applicazioni industriali in Italia è, senza dubbio, Siliconi Commerciale Spa, che ha sviluppato una linea di emulsioni siliconiche di alta qualità progettate per essere ecocompatibili, sicure e facili da usare, al fine di soddisfare le esigenze dell’industria moderna. Per capire l’importanza delle emulsioni siliconiche cerchiamo di definire le materie prime da cui derivano e le caratteristiche di tali composti.

Definizione e composizione dei siliconi


I siliconi sono una moderna classe di materiali sintetici. La struttura chimica e la facilità con cui essa può essere modificata dai produttori fa dei siliconi materiali versatili per molteplici impieghi, che apportano grandi benefici in termini di sicurezza e rendimento. Riconosciuti come “poliorganosilossani” , i siliconi sono composti polimerici formati da catene di atomi di silicio legate all’ossigeno. Le due valenze restanti del silicio si legano ai gruppi organici, come quelli di metile. Tale composizione molecolare non è altro che la composizione di un quarzo organicamente modificato e ciò comporta l’unione delle caratteristiche di durezza e resistenza meccanica del quarzo con le innumerevoli caratteristiche benefiche dei composti plastici.

Classificazione delle emulsioni siliconiche e loro impiego


Le emulsioni di silicone possono essere suddivise in tre categorie, a seconda del tipo di emulsionante utilizzato: emulsioni anioniche, cationiche e non ioniche. La maggior parte delle emulsioni sono non ioniche, ma, a seconda dell’applicazione, possono essere scelte emulsioni anioniche e cationiche. Le emulsioni siliconiche sono composte da silicone insolubile uniformemente disperso in acqua con l’aiuto di tensioattivi. La fase lipidica è costituita prevalentemente da siliconi. Le nuove tecnologie hanno reso possibile la realizzazione delle emulsioni siliconiche senza l’uso di solvente, spesso dannoso per l’ambiente, ma con il solo uso dell’acqua come diluente, per garantire sostenibilità ambientale in fase di produzione ed applicazione del prodotto. Le emulsioni di qualità presentano una stabilità elevata e duratura nel tempo, anche durante la fase di diluizione. La formulazione di tali emulsioni deve garantire qualità e costanza nel tempo. La funzione di tale stabilità è relegata a particolari tensioattivi che svolgono attività emulsionante e stabilizzante. Le emulsioni di silicone sono utilizzate in una vasta gamma di applicazioni industriali. Il loro impiego può essere necessario al posto di fluidi di silicone, evitando l’inconveniente che l’uso dei solventi, presenti nei fluidi di silicone, comporta. Le emulsioni di silicone diluibili in acqua, inoltre, hanno il vantaggio di essere portate alle concentrazioni desiderate in base alle esigenze applicative. L’emulsione di silicone svolge solitamente la funzione di lubrificante, sbloccare e distaccare i materiali trattati. Esistono numerosissime varianti alle emulsioni base, che consentono di migliorare la resistenza e la brillantezza dei materiali, o che, grazie alla riduzione della presenza plastica all’interno della struttura chimica, favoriscono la funzione protettiva e antiadesiva delle superfici trattate. Alcune emulsioni siliconiche sono prettamente realizzate per agire su materiali metallici o su cui sono presenti vernici e rivestimenti, in modo da evitare un’azione che può compromettere la stabilità superficiale degli elementi su cui vengono applicate.
 

mercoledì 1 febbraio 2017

Gestionale chimici

dal blog Interni ed Esterni, di Laura Baggio


Per un’azienda chimica è molto importante avere un’ottima gestione organizzativa e gestionale in modo tale da far procedere tutti i reparti aziendali nello stesso modo e secondo le stesse regole aziendali. Nel caso delle aziende chimiche è necessario utilizzare un software specifico che offra soluzioni molto semplici per mettere in comunicazione tutte le aree funzionali anche dell’azienda chimica più moderna. L’unico dubbio però risulta essere qual è la scelta più opportuna per il gestionale chimico più adatto.

Prima di affidarsi ad un’azienda del settore che si occupa di elaborare software gestionali, è necessario effettuare i dovuti confronti tra tutti i gestionali presenti già sul mercato. Uno dei gestionali chimici da prendere in considerazione e che riesce a soddisfare tutte le esigenze specifiche di una moderna azienda chimica, è Cheres. Si tratta di un software cloud proposto dall’azienda Jeko Solution e che focalizza l’intera gestione in un’unica applicazione.
Il gestionale chimico Cheres è organizzato nel seguente modo: presenta una serie di moduli al suo interno che prevedono la gestione accurata di tutti i reparti dell’azienda. Infatti ogni modulo previsto in questo gestionale è pensato e studiato per un reparto.

Tra i moduli ritroviamo “Anagrafica articoli” che serve ad avere tutti i dati anagrafici dei prodotti della stessa azienda chimica. Questi dati che vengono elaborati sono in grado di identificare i prodotti in base al livello nocivo delle sostanze contenute all’interno grazie a sigle o frasi che ne identificano la pericolosità. Questa informazione poi verrà elaborata anche attraverso delle immagini da stampare sull’etichetta presente sui prodotti.

Un altro modulo del gestionale Cheres è “Ordini clienti”. Qui si ha la possibilità di gestire il portafoglio realizzando una vera e propria pianificazione dell’intera produzione chimica. Abbiamo poi il modulo “Acquisti” dove in modo del tutto automatizzato si gestiscono i rapporti che l’azienda intrattiene con i propri fornitori. Infatti una volta immessi nel proprio gestionale i dati relativi a fatture, prezzi e sconti… il sistema elaborerà tutto in modo automatico. Un altro modulo relativo alla documentazione è questo “Bollettazione e fatturazione” che sarà in grado di emanare bollette, fatture, documenti di accompagnamento. Tutti questi dati servono a mettere in collegamento i magazzini con i depositi a disposizione dell’azienda. Per avere invece una panoramica generale ma accurata di tutto il magazzino, è molto adatto il modulo “Magazzino”. In questo modo è possibile conoscere tutti i movimenti di entrata e di uscita dei magazzini dell’azienda. Mentre con il modulo “Depositi esterni” si ha la possibilità di gestire tutti i depositi esterni in tempo reale nonostante siano dislocati su un’altra zona.

Per quanto riguarda invece i moduli relativi alla vera e propria produzione dell’azienda chimica, il gestionale Cheres prevede: “Gestione Miscelazione”, “Certificati di analisi” ed “Emissione Etichette”. Il primo riguarda la possibilità di gestire le miscele chimiche e l’emissione di ricette dei prodotti chimici. Tutti i prodotti chimici poi saranno collegati al magazzino fiscale. Il secondo modulo invece riguarda la certificazione di ciascun lotto prodotto dall’azienda. In questo modo ciascun lotto avrà a disposizione tutta una serie di certificati e di attestati che ne assicurano la totale sicurezza ed integrità. L’ultimo modulo relativo alla produzione riguarda la stampa delle etichette di ciascun prodotto con l’elenco dettagliato delle sostanze presenti all’interno.

Cheres è un gestionale chimico appositamente studiato e progettato per le aziende che operano nel campo chimico. Ma quale può essere il vantaggio di affidarsi a Jeko Solution per il sistema in cloud? Innanzitutto con questo gestionale si ha sempre accesso ai dati in qualunque parte ci si trovi, basta avere una buona connessione alla rete internet. Inoltre si ha sempre il backup dei dati proprio per non perdere nulla con i relativi aggiornamenti continui. 

mercoledì 1 febbraio 2017

Costo colonnine elettriche: ricaricare l’auto a poco prezzo

dal blog Interni ed Esterni, di Laura Baggio


Negli ultimi anni le auto elettriche hanno totalmente rivoluzionato il mercato della mobilità e dei trasporti. Non solo rappresentano una valida alternativa alle automobili tradizionali, ma permettono di avere un impatto minore sull’ambiente e sull’inquinamento. Inoltre le auto elettriche per ogni automobilista rappresenta un costo sostenuto se teniamo in considerazione che in questo caso l’assicurazione si paga all’incirca la metà e che il bollo su ogni macchina non si paga. Con soli tre euro di ricarica alle colonnine elettriche di ricarica, si riescono a percorrere fino a circa 120 chilometri. Se confrontiamo questo dato con una macchina con motore a diesel, si evidenzia come questa consumi sei litri per cento chilometri ad un costo pari all’incirca a tredici euro.

Ma qual è il costo colonnine elettriche per ricaricare la propria auto elettrica? La tipologia di costo dipende molto dall’abbonamento che si stipula con le varie compagnie che offrono questo tipo di servizio. Ad esempio con la Smart Electric Drive la sola ricarica alla colonnina elettrica costa solo 1,15 € e, a questo costo, è possibile percorrere fino a 145 chilometri. Quindi una possiamo affermare che il costo di una ricarica alle colonnina elettrica non è eccessivo né quantomeno impossibile da compiere. Infatti basta pensare che oggi, rispetto ai primi tempi di diffusione delle auto elettriche, la presenza delle colonnine di ricarica è più che raddoppiata. In questa direzione si stanno muovendo molte realtà locali che, oltre ad assicurarne una cospicua presenza, stanno lavorando per trovare una soluzione molto più efficace sui tempi di ricarica delle auto elettriche. Anche se bisogna ammetterlo che in questo campo sono stati fatti passi da gigante. Oggi una ricarica all’ottanta per cento può essere raggiunta in una tempistica di solo mezz’ora. Un sistema di ricarica molto rapido messo appunto da un’azienda australiana specializzata nel campo. La ricarica ad un’auto elettrica presso una colonnina può raggiungere una velocità pari a venti volte in più la velocità di ricarica di una normale presa domestica. Giusto qualche differenza rispetto a qualche anno fa, quando il tempo necessario per ricaricare una vettura elettrica era di circa otto ore.

Il costo della ricarica della propria auto elettrica presso le numerose colonnine elettriche può avvenire attraverso più modalità di pagamento. La prima, che è anche quella più diffusa, è la stipula di un abbonamento il cui pagamento avviene sia tramite il proprio conto paypal oppure attraverso il proprio smartphone. In pratica l’automobilista effettua la sua ricarica alla colonnina e il costo dell’energia gli verrà scalato direttamente dalla sua bolletta elettrica.

Inoltre per ricaricare la propria auto l’azienda Enel prevede il possesso di una sorta di tessera che permette di ottenere il riconoscimento e di sbloccare la colonnina quando si effettua la ricarica. Una volta terminata, la stessa tessera dovrà essere ripassata vicino la colonnina e stacca il collegamento.

Insomma il costo di ricarica di una colonnina elettrica per un auto è davvero minimo. Che aspettate quindi a fare questo piccolo investimento anche tenendo d’occhio le nuove tendenze del futuro?
 

venerdì 27 gennaio 2017

Riscaldare casa con stile

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Riscaldare casa con un occhio di riguardo al design e allo stile è possibile, senza per questo dover rinunciare a sistemi altamente funzionali ed efficienti.
Rendere l'ambiente confortevole e alla giusta temperatura è d'obbligo e sfruttare questa necessità per dare carattere alle stanze è di grande tendenza, per fortuna il mercato offre svariate proposte in grado di coniugare tecnologia e design d’interni.
I dispositivi che possiamo utilizzare per il riscaldamento sono numerosi: riscaldamento tramite radiatori a parete (caloriferi), a soffitto, a battiscopa, tramite camino a legna, tramite stufa a pellet o legna, tramite stufe e camini a bioetanolo, ecc.
Cambiare tipologia di riscaldamento non è sempre fattibile, ma sostituire ad esempio i caloriferi classici con modelli di design vi permetterà un “cambio look” inimmaginabile.

Radiatori che fungono anche da scalda-asciugamani, radiatori a tutta parete dalle linee regolari o che sembrano vere e proprie sculture: i modelli sono davvero infiniti e molto diversi tra loro.
Potrete rendere interessante una parete bianca oppure focalizzare l'attenzione su una nicchia altrimenti non valorizzata.

Le stufe a pellet o a legna sono molto usate e le aziende offrono modelli sempre più belli così da migliorare l'aspetto estetico. I vari rivestimenti proposti consentono di adattare le stufe all'arredo e creare interessanti abbinamenti.

I classici camini a legna sono intramontabili e creano atmosfere inconfondibili, in stile rustico con cornice in mattoni o in sasso o più moderno con cornice rivestita e lineare, qualsiasi sia lo stile sarà sempre in armonia con l'ambiente e anzi ne diventerà il protagonista.

Una validissima alternativa al camino a legna che necessita di mantenimento adeguato, è data dai camini e stufe a bioetanolo. Sono davvero di tendenza grazie soprattutto alle infinite varianti estetiche proposte e anche personalizzabili. Ne esistono davvero per tutte le esigenze: camini a bioetanolo da parete, da terra, da incasso o angolari.
Dai modelli più raffinati ed leganti a quelli estremamente all'avanguardia e di design, per ogni stanza è possibile trovare il camino a bioetanolo più adatto.
Non ha bisogno della manutenzione di un classico camino ma consente la vista del fuoco e trasmette molto calore, è ecologico e semplice da installare senza bisogno di demolire o creare canne fumarie.
Il bioetanolo che alimenta la combustione è un alcool ad alta infiammabilità ed è completamente naturale, inodore nel momento in cui brucia ed anche economico.
Camini che sembrano a legna ma incastonati in cornici barocche o moderne, racchiusi in parallelepipedi di cristallo o in sfere da apporre anche al centro della stanza. Le proposte stilistiche sono moltissime ma tutte caratterizzate da un fortissimo impatto visivo che cambierà totalmente l'atmosfera per riscaldare casa con stile. 

venerdì 27 gennaio 2017

Come isolare il tetto

dal blog Interni ed Esterni, di Laura Baggio


Oggi l’isolamento del tetto di una casa o di un qualsiasi edificio è un’esigenza sempre più sentita nell’ambito dell’edilizia. Si presenta come la soluzione efficace per isolare l’ambiente domestico dal contesto esterno e creare così una maggiore intimità e comfort. Inoltre c’è da dire che oggi l’isolamento del tetto avviene seguendo delle tecniche di lavorazione davvero innovative e che sfruttano le ultime tecnologie in campo che assicurano una minore escursione termica e una minore dispersione di calore all’interno degli ambienti domestici.
Tra i principali vantaggi della coibentazione del tetto vi è innanzitutto la possibilità di poter avere in casa sempre una temperatura costante e gradevole in base alla stagionalità: d’inverno una casa più calda, mentre in estate una casa più fresca. In entrambi i casi il clima confortevole è assicurato. Così come sarà assicurato un minore inquinamento ambientale in quanto i consumi energetici sono davvero minimi.
Ma la prima domanda che ci si pone quando si decide di effettuare questo tipo di lavori è:
come isolare il tetto? Quale materiale scegliere? Ma soprattutto, a quale ditta edile bisogna rivolgersi? Partiamo dal dire che un buon isolamento termico dipende molto dal materiale dei pannelli isolanti che verranno applicati nel sottotetto. Tra i principali materiali tra cui scegliere, troviamo la fibra di cellulosa. Si tratta di un materiale naturale, ecologico e soprattutto economico.
La fibra di cellulosa utilizzata per i pannelli isolanti viene ricavata dalla carta dei giornali e dai quotidiani che vengono lavorati con l’aggiunta di una piccola quantità di sali minerali. È così che questo tipo di materiale diventa sicuro perché non oggetto di muffe e parassiti, ma soprattutto non infiammabile e super resistente garantendo un isolamento termico di alto livello.

La fibra di cellulosa inoltre è una delle soluzioni più ecologiche per isolare il proprio tetto di casa. Infatti basti pensare che viene ricavata da giornali e quotidiani già lavorati e che per rilavorarla si necessita di poca energia. Oltre al fatto di essere ecologica, la fibra di cellulosa presenta anche queste altre caratteristiche:

• Senza odore
• Materiale non infiammabile
• Non corrosiva
• Elevata inerzia termia estiva
• Bassa conducibilità termica invernale

L’isolamento del tetto con pannelli di fibra di cellulosa assicura la massima efficienza energetica ed un risparmio notevole. Questo tipo di lavori, se effettuato bene e da una ditta specializzata nel settore, può durare fino a oltre i cento anni senza necessità di effettuare ulteriori lavori di manutenzioni successivi. Inoltre la coibentazione del tetto è una possibilità in più che viene data per sostituire altre fonti di riscaldamento o raffreddamento della casa molto più dispendiose in termini ecologici e soprattutto economici.
 

lunedì 23 gennaio 2017

Strisce led per illuminare e arredare: guida all'installazione

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Illuminare casa con le strisce led è una scelta vincente non solo in fatto di design, ma anche di risparmio e di facilità di installazione. La loro praticità e versatilità le rende la scelta giusta per qualsiasi tipo di ambiente, dal soggiorno all’illuminazione della cucina, dalla camera da letto al bagno, permettendo anche montaggi in punti difficili da illuminare con i normali sistemi di illuminazione.

 

Lavorare con le strisce led risulta essere assai semplice: ecco la guida all'installazione completa che permetterà di arredare ed illuminare perfettamente la propria casa.

Di cosa si tratta quando si parla di strisce led

Una breve nota tecnica è doverosa. Le strisce LED sono delle strisce flessibili sulla cui superficie sono posti i chip, ovvero le lampade led, che comunicano tra di loro mediante resistenza.
Quando la corrente viene collegata, essa permette alle piccole lampade che generalmente sono compresa tra trenta e centoventi al metro, di potersi illuminare.
Come vantaggi nell'utilizzo di tale oggetto vi è grande qualità di illuminazione, durata, sicurezza e risparmio.
Ecco perché sfruttarle al posto della classica lampadina.



Il montaggio col profilo in alluminio

Una facilitazione al montaggio delle strisce viene dall’utilizzo dei profili led in alluminio. Questo materiale, che compone l'oggetto, riesce a proteggere la striscia dalla polvere e dall'acqua, che potrebbero danneggiarla.
Inoltre si tratta di un oggetto semplice da utilizzare e che offre il massimo livello di soddisfazione: la striscia viene posta all’interno del profilo, che a sua volta verrà fissato alla superficie che interessa illuminare. Esistono molti modelli in commercio: dai profili per cartongesso, ai profili angolari, senza dimenticarsi dei profili per pavimenti e gradini o per le cabine armadio o ancora per l’illuminazione dei sottopensili in cucina.



Come si devono tagliare le strisce led

Le strisce vengono vendute in nastri da 5 metri, e spesso è necessario utilizzare porzioni più piccole di strisce. Vediamo come procedere. Il taglio delle strisce led risulta essere una procedura molto semplice da svolgere. Queste hanno dei punti di taglio facilmente riconoscibili perché segnati sulla superficie.
Questo permette quindi di evitare di danneggiare le strisce stesse ed il collegamento con la resistenza.
Occorrerà quindi prendere la misura della parete sulla quale bisogna montare la striscia e utilizzando un paio di forbici affilate, effettuare il taglio sulla stessa, con precisione ed attenzione.
Ecco che la striscia led sarà pronta per poter essere collegata alla rete elettrica senza alcuna difficoltà.

Collegare le strisce alla corrente

L'alimentatore deve essere posto al centro e collegato ad entrambi i lati della striscia, in modo tale da evitare di sovraccaricare la striscia stessa.
Una volta effettuata tale operazione, collegando le polarità in maniera corretta, sarà opportuno utilizzare un interruttore: collegando i cavi blu e marroni alla striscia sarà possibile poter accendere e spegnere le lampadine in maniera corretta, senza commettere errori e soprattutto evitando che la stessa striscia resti accesa per lunghi lassi di tempo.
Un lavoro semplice e veloce: assemblare le strisce led è quindi un tipo di operazione che non richiede grossi sacrifici e operazioni complesse da svolgere e che sarà in grado di regalare un’illuminazione speciale alla vostra casa.

  

venerdì 23 dicembre 2016

CALCOLO STRUTTURALE

dal blog CALCOLO STRUTTURALE, di Marco Dalla Via

Il portale http://www.calcolostrutture.net/ si occupa di calcolo strutture online low cost di edifici in cemento armato, acciaio, legno murature, alluminio dislocati su tutta Italia.
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venerdì 23 dicembre 2016

Appalti di architettura e ingegneria, il 2016 si chiude in positivo

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Bilancio positivo per il mercato dei servizi di ingegneria e architettura, con le gare pubbliche cresciute in numero e valore rispetto ai consuntivi del 2015: nonostante le difficoltà, le titubanze e le incertezze per il settore, anche dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, il 2016 è dunque uno dei migliori anni di questo inizio secolo.

Un po’ a sorpresa, il 2016 andrà in archivio come uno dei migliori anni dall’inizio del secolo per il mercato dei servizi di architettura e ingegneria, che ha concluso l’anno con dati in forte crescita rispetto all’anno precedente, come rivelato dall’Oice, l’associazione che riunisce le organizzazioni del comparto. Soltanto nei primi 11 mesi del 2016, infatti, l’incremento ha sfiorato il 30 per cento nel numero e superato il 65 per cento in valore rispetto a quanto registrato nel 2016, e nel solo mese di novembre il settore ha conosciuto una crescita quasi da record.

Più gare, importi saliti. L’undicesimo mese del 2016, infatti, è stato concluso con un aumento su base annua del 65,6 per cento nel numero delle gare pubbliche destinate a ingegneria e architettura, che addirittura sono cresciute del 195 per cento in valore; su base mensile, invece, è più contenuto il miglioramento quantitativo (+ 1 per cento) e più forte quello relativo agli importi (+ 113 per cento).

Commenti positivi. A commentare positivamente i dati è Gabriele Scicolone, Presidente OICE, che sottolinea come il valore raggiunto dal comparto “pone il 2016 tra i migliori anni dal 2000. Questo risultato è raggiunto nonostante le procedure miste, di progettazione e costruzione insieme, abbiano un forte segno positivo, e stiamo vedendo che, accanto all’ovvio calo degli appalti integrati ormai relegati ai soli settori speciali, crescono le concessioni di realizzazione e gestione e il project financing”. Il rilancio del mercato della progettazione e della direzione lavori, comunque, ha trovato beneficio anche dalla impostazione data dal nuova codice dei contratti pubblici, entrato in vigore alla metà di aprile.

I miglioramenti da fare. La nuova legge, con tutto il corredo di polemiche che ha inevitabilmente scatenato, ha comunque dato una sterzata al settore degli appalti in Italia, e ulteriore spinta dovrebbe arrivare dai correttivi annunciati, per i quali l’Oice assicura di esser pronta a collaborare con proposte finalizzate, tra l’altro, “a rendere certa la base d’asta con l’obbligatorietà del cosiddetto decreto parametri, a rivedere la materia delle assicurazioni e delle garanzie chieste al progettista, oggi fonte di incertezze e confusione, a rendere vincolanti le linee guida ANAC, a promuovere un maggiore ricorso al project management e a ridurre i costi di partecipazione alle gare”.

La ricerca degli appalti. Tra le principali opportunità di intervento in questo ambito che sono attualmente in corso, l’ampio database di Appaltitalia, il giornale degli appalti in Italia, segnalano la gara bandita dall’ENI dal valore di 31 milioni di euro, destinata a servizi scientifici e tecnici connessi all’ingegneria di supporto in ambito oil & gas upstream, midstream e downstream, e il bando pubblicato dal Politecnico di Milano con accordi quadro per “servizi integrati” dedicati a servizi di architettura e ingegneria consistenti in progettazione, in quattro lotti con valore complessivo di 20 milioni di euro.

I fattori meno positivi. Tra i punti ancora critici del settore, il sempre alto ricorso al criterio di aggiudicazione delle gare attraverso il massimo ribasso: in base ai dati raccolti fino a novembre, infatti, il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2016 è pari al 41,5 per cento, mentre nello stesso periodo del 2015 era del 40,1 per cento e nel 2014 invece solo del 30,2 per cento. In termini numerici, le gare italiane pubblicate sulla gazzetta comunitaria sono passate da 306 a 471, con una crescita del 53,9 per cento e un’incidenza che comunque resta bassa sul totale europeo, raggiungendo una quota pari solo al 2,5 per cento, contro, invece, i dati di altri Paesi di paragonabile rilevanza economica come Francia (30,5 per cento), Germania (21,1 per cento), Polonia (7,9 per cento), Gran Bretagna 5,6 (per cento). 

giovedì 22 dicembre 2016

In Italia sboccia di nuovo la passione per il giardinaggio

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Continua ad aumentare la spesa destinata alla cura di piante e fiori, che in Italia nel 2015 ha superato i 3,4 miliardi di euro, quinta nazione assoluta a livello globale. Il pollice verde diventa sempre più di tendenza e si estende soprattutto all’abbellimento e al decoro di appartamenti e orti condominiali.

Il pollice verde torna all'insù: leggendo gli ultimi dati di Euromonitor International, infatti, si scopre che il mondo è tornato a interessarsi della cura di piante e orti, che ha generato una spesa di circa 84 miliardi di euro nel solo anno 2015, pari all’11 per cento in più rispetto al trend degli ultimi 5 anni. Inoltre, gli esperti prevedono che questa cifra è destinata ad aumentare ancora fino a toccare quota 88 miliardi nel 2020.

Italia in alto. E l’Italia è tra i protagonisti di questo trend, tanto che il nostro Paese è in quinta posizione assoluta a livello mondiale per l’attenzione al verde: qui, infatti, si spendono circa 3,4 miliardi di euro per fare giardinaggio, superati solo dagli investimenti di Stati Uniti, Germania, Francia e Inghilterra (nazioni decisamente più popolate dello Stivale, va detto). E se la vita è ormai cambiata rispetto a quella delle generazioni precedenti, e quindi chi possiede giardini grandi in cui poter accogliere piante, prati, orti e alberi da frutta è ormai una piccola minoranza, ci si ingegna per trovare nuove soluzioni che consentano di dedicarsi alla gestione del verde.

Tecnologia e giardinaggio, nuovo binomio. Un supporto arriva anche dalla tecnologia applicata al settore: oggi infatti è possibile arredare casa con piante che crescono con sistemi idroponici (ovvero in vasi senza terra, dove le radici sono nell’acqua), o appendendo diverse ceste o sacchi con piante sui muri interni, così da creare un effetto “tropicale” lungo la parete di casa. E ovviamente ulteriore supporto arriva dagli impianti di irrigazione automatici ed elettronici, che sono oggi tarati goccia a goccia e consentono di scegliere il tipo di azione adatta (ed esatta) sul tipo di ortaggio che si coltiva, senza dover recarsi all’orto ogni giorno come si faceva un tempo.

Il giardinaggio online. A dar man forte è anche la spinta del Web, ovvero leggere manuali online e partecipare a forum e chat fra “colleghi”, oppure  rivolgersi ai consigli di un esperto per la creazione di uno spazio esterno allestito a regola d’arte: sul blog codiferro.it, ad esempio, si possono leggere i principali suggerimenti per procedere alla creazione di giardini fioriti, sfruttando ogni metro a disposizione.

Giardini e terrazzi fioriti in città. Questa propensione green ha portato anche alla nascita della innovativa figura del “giardiniere urbano”, che ama la natura e preferisce verdure e frutta organici, e che si attrezza anche quando non ha a disposizione un campo proprio: infatti, è sempre più diffuso anche il “social sharing”, ovvero la condivisione di fazzoletti di terra, cortili e spazi condominiali per fare orti, giardini e terrazzi fioriti. Un sistema che consente anche una riqualificazione del territorio e che si basa su di un principio di sussidiarietà orizzontale relativa alla manutenzione del bene pubblico.

I Comuni fioriti d’Italia. Oltre a questi fazzoletti urbani di verde, sempre più curati, si deve segnalare anche la crescente attenzione che gli stessi Comuni (soprattutto i più piccoli) destinano all’allestimento di aree verdi; a riprova di questo, di recente si è tenuto il Concorso dei Comuni fioriti, organizzato dall’Asproflor in collaborazione con l’ATL Distretto Turistico dei Laghi, che premia le realtà territoriali che hanno puntato sulla realizzazione di veri e propri giardini fioriti. Quest’anno, il massimo riconoscimento (4 Fiori Oro) è stato assegnato al comune di Prè Saint Didier, in provincia di Aosta, mentre tra i Comuni turistici hanno vinto Arco (TN) e Antey St. André (AO). Non solo Nord, però: nella lista dei premi figurano anche realtà meridionali, come Agropoli, Montalbano Elicona, Gangi e Montagnareale. 

lunedì 12 dicembre 2016

Costruzioni, anno positivo in Italia

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Il panorama delle costruzioni in Italia sembra aver ingranato la marcia giusta per la ripresa, nonostante una lieve frenata nel primo trimestre di quest’anno: secondo le previsioni, infatti, il 2016 si chiuderà comunque con un buon livello di crescita, e così pure il 2017. Merito anche dell’aumento delle macchine utilizzate nei cantieri.


In un momento di stallo generalizzato dell’economia in Italia, ci sono però alcuni settori che segnalano dati in controtendenza, per fortuna. L’esempio principale è quello delle costruzioni in Italia, un mercato dal valore che si aggira annualmente intorno ai 135 miliardi di euro e che rappresenta, pertanto, uno degli assi portanti del nostro sistema produttivo: ebbene, nonostante un piccolo segno meno registrato nel primo trimestre del 2016 (chiuso a -0,5%), secondo le ultime stime l’anno sarà chiuso comunque in ambiente positivo, con una crescita prevista superiore all’1,5%, e nello stesso trend si inserirà anche il 2017, quando ci si attende un risultato ancora migliore, che potrebbe sfiorare i due punti percentuali.


La crescita del settore. È l’importante istituto Prometeia a fornire le cifre per il settore, che quindi dovrebbe proseguire nell’arco di quest’anno la risalita avviata nel corso del 2015, che ha messo fine a un lungo periodo grigio, e che le piccole frenate non hanno intaccato nel complesso. Dalle analisi emerge in particolare che il traino della ripresa è rappresentato soprattutto dal mercato di riqualificazioni e ristrutturazioni (che valgono 57,6 miliardi euro nel 2015, +2% rispetto al 2014) e all’annunciato rilancio delle opere pubbliche, in cui gli investimenti dovrebbero continuare a salire nel biennio: +2,7% nel 2016 e addirittura +4,2% nel 2017, anche sulla scorta degli effetti positivi del nuovo Codice degli Appalti.


Cambio di marcia. Si inserisce in questo quadro dal sapore “ottimistico” anche il comparto delle macchine per costruzioni, anche se, come spiega Paolo Venturi, presidente di Unacea (l’Unione Nazionale delle Aziende Construction Equipment & Attachments), mercato resta ancora molto al di sotto dei livelli pre-crisi, e “questo impone cautela e misure a sostegno della crescita”. Per ora, comunque, i numeri sono positivi, con il primo semestre 2016 che ha registrato una crescita del mercato interno pari al 22 per cento rispetto al 2015, con un buon risultato proveniente dalle vendite delle macchine movimento terra (+24 per cento).


Un confronto impari. Nel complesso, è ormai da dieci trimestri consecutivi che il settore delle macchine per costruzioni e movimento terra conosce il segno “più”: dopo il punto più basso toccato nel 2013, infatti, c’è stata l’auspicata inversione di tendenza, che ha portato nell’ultimo biennio a una risalita complessiva del 46 per cento. Come detto, però, in termini assoluti la crescita si rivela ben più contenuta: è ancora Venturi a mettere il dito nella piaga, spiegando che dal confronto del dato “con quanto rilevato nell’anno di picco 2007, quando nei primi sei mesi erano state vendute più di 13.000 macchine, la perdita che si ottiene è di oltre il 63 per cento”.


Il traino dell’export. Nonostante questo, comunque, fa ben sperare anche la crescita dei livelli di export, che dà buoni risultati  superando anche i rischi derivanti dall’indebolimento del commercio internazionale e dalle crescenti tensioni globali: da gennaio a aprile 2016 l’Italia ha esportato un +1,2 per cento (815 milioni di euro) di macchine, a cominciare da quelle utilizzate per perforazioni e dalle gru a torre.


Il ruolo del web. Alla positiva ripartenza del settore concorre anche l’aumento dell’offerta di e-commerce dedicati a macchine e accessori per il movimento terra e sollevamento merito, anche, di aziende come Giffi Market, che ormai si sta conquistando un posto di rilievo nel panorama nazionale grazie a un catalogo sempre più ricco di prodotti, oltre che per alcune esclusive sul territorio nazionale, come tutte le tipologie di benne per escavatori.

 

mercoledì 7 dicembre 2016

La Consulenza Tecnica nei Tribunali

dal blog Formazione professionale, di Mariano Di Chiara

Consulenza Tecnica D'Ufficio

L'Ingegnere risulta essere un valido e indispensabile supporto nei Tribunali in grado di fornire consulenze tecniche o peritali. E’ necessario essere riconosciuti dal Tribunale di competenza come Consulente Tecnico D’Ufficio per essere interpellati in quelle attività giudiziarie che si svolgono in un campo dove si richiedono particolari cognizioni tecniche e non solo giuridiche. Il consulente tecnico è nominato dal giudice istruttore o dal Collegio su richiesta delle parti.

La figura del CTU, potenziata anche dalle recenti normative, può trovare sempre maggiori ambiti d’applicazione.
Il Consulente tecnico d’ufficio è un organo giudiziario individuale al quale il giudice può rivolgersi nello svolgimento della propria attività, quando l'oggetto della lite implichi questioni non risolvibili in base alle nozioni di comune esperienza. Nel giudizio civile si distingue tra consulente tecnico del giudice, o Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU), e Consulente Tecnico di Parte (CTP), che costituiscono una delle molte attività inerenti l’ingegneria forense.

Presso ogni Tribunale e' istituito un albo dei Consulenti Tecnici d'Ufficio del Giudice: un registro nel quale sono iscritti i nomi dei soggetti forniti di particolari competenze professionali e tecniche, alle quali il Giudice può affidare l'incarico di effettuare consulenze, stime e valutazioni utili ai fini del giudizio. Il CTU quindi non esercita mai attività decisoria, che spetta invece esclusivamente al Giudice.

Il Consulente Tecnico d’Ufficio deve possedere contemporaneamente una competenza tecnica e una competenza giuridica, se da una parte si può affermare che la competenza tecnica è una componente scontata per la figura del CTU, non altrettanto può dirsi della competenza giuridica. Infatti la preparazione della maggior parte degli Ingegneri nella materia di procedura processuale è assolutamente carente e in moltissimi casi totalmente assente; un Ingegnere non dovrebbe intraprendere un’attività di consulente del giudice senza quindi conoscere a fondo e dettagliatamente le norme di procedura civile che regolano tale attività.
 

mercoledì 7 dicembre 2016

Arredo, settore in ripresa anche grazie all’export

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Crescono i volumi di produzione industriale italiana nel comparto dell’arredo, ma la strada per recuperare terreno rispetto ai livelli pre-crisi è ancora lunga. La parola chiave per competere nel mercato è qualità, di design e produzioni.


La ripresa in Italia c’è, o almeno in qualche settore si vede per davvero: i dati sulla produzione industriale dell’arredo nel nostro Paese, infatti, vedono una crescita che nei primi nove mesi del 2016 si attesta su percentuali del 2,5 per cento in più rispetto all’anno prima, segnalando una buona dinamica. Certo, anche gli attori del comparto sanno bene che la strada per recuperare i livelli pre-crisi è però ancora molto lunga – basti pensare che rispetto al 2006 la produzione è diminuita di circa il 26 per cento – ma ci sono le premesse per riprendere a correre.


Consumi interni in calo. Secondo gli esperti, in particolare, il decremento è dovuto innanzitutto alla crisi del mercato domestico: questo significa anche, però, che le aziende devono prepararsi per farsi trovare pronte alla ripresa dei consumi. E uno dei mezzi che può aiutare produttori e clienti è il web, canale di vendita che può raggiungere milioni di consumatori e che può semplificare le operazioni di acquisto.


Essere sul Web. Difatti, l’arredo si rivela un settore molto dinamico, in cui proprio la competizione sul web è particolarmente accesa, con gli utenti che sempre più spesso navigano su Internet per individuare ed eventualmente acquistare i mobili per la loro casa. Tra i primi a comprendere la portata di questo strumento è stata la Lg Lesmo, storica azienda bergamasca specializzata in una produzione di qualità e incentrata sulla cura del dettaglio, oltre che nella fusione tra estetica e funzionalità: tra i principali esempi realizzati in fabbrica ci sono ad esempio vari modelli di tavolo allungabile, soluzione ideale per chi ha problemi di spazio nell'abitazione ma non vuole rinunciare ad accogliere commensali né a un prodotto rigorosamente in legno massiccio.


Fattore internazionalizzazione. L’altro grande scenario su cui si gioca la partita del rilancio è l’export, e secondo il presidente di FederlegnoArredo Roberto Snaidero, ci sono tutte le possibilità per mantenere e superare i livelli dello scorso anno, quando le vendite oltre i confini nazionali avevano superato i 14 miliardi di euro, con una crescita del 6,2 per cento sul 2014. In particolare, Snaidero spiega che per tutta la filiera del legno-arredo “i segnali sono positivi e in linea con lo scorso anno”, e sono confortati (e confermati) anche dagli ultimi dati a disposizione, aggiornati ad aprile.


Dati in crescita per l’arredo made in Italy. Considerando infatti i primi dieci Paesi acquirenti di made in Italy, le aziende italiane del comparto arredo hanno esportato quasi 5 miliardi di euro soltanto nei primi quattro mesi dell’anno, con una crescita del 3,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, e la gran parte del volume (4,4 miliardi) è rappresentato dal solo valore delle esportazioni di mobili. Per quanto riguarda più da vicino i principali mercati di sbocco, con l’eccezione della Russia (che scivola ancora cedendo un ulteriore 21,8 per cento, anche per questioni geo-politiche) tutti questi mercati registrano volumi e valori positivi.


Chi compra il nostro arredo. Le vendite di prodotti di arredo made in Italy sono infatti tornate in grande spolvero in Spagna e Francia (quasi + 8 per cento rispetto allo scorso anno), che rimane saldamente in testa alla classifica dei mercati di sbocco; in crescita anche i dati relativi a Stati Uniti (+ 9,4 per cento) ed Emirati Arabi (+ 25,1 per cento), mentre sembrano ripagare gli investimenti fatti dalle imprese sul mercato della Cina, che registra un incremento del 23,9 per cento che sale a 24,1 per cento se si considera il solo arredamento.

 

martedì 6 dicembre 2016

L’arredamento? Ora si compra online

dal blog Design&Style Blog, di Raffaele De Blasio


Sorpresa: nell’ambito dell’ecommerce in Italia il settore che in quest’anno ha registrato il più alto tasso di crescita, con volumi vicini al 50 per cento in più rispetto allo scorso anno, è quello legato agli acquisti per Arredamento e home living. Internet entra anche nel nostro mondo, dunque, e promette di rivoluzionare le nostre esperienze.

 

Ci eravamo lasciati un anno fa con dati in crescita e la sensazione che qualcosa stesse cambiando, nelle abitudini di acquisto degli italiani per quanto riguarda l’arredamento e l’home living, anche per l’arrivo sullo scenario dell’ecommerce di player internazionali. Eppure, era difficile prevedere il boom registrato quest’anno dal settore, che addirittura vanta il miglior incremento assoluto nel vasto panorama degli acquisti online nel nostro Paese.

 

Facciamo ordine. A fine 2015, il binomio “arredamento e home living” valeva il 2 per cento del mercato eCommerce italiano, con un valore pari a 370 milioni di euro; interesse c’era anche per la quota di vendite online di articoli di lusso, che aveva raggiunto il 7 per cento e raddoppiato, nei fatti, i volumi rispetto al 2012, con previsioni di ulteriore aumento al 18 per cento entro i prossimi 10 anni. Ebbene, in meno di 12 mesi c’è stato un vero e proprio “boom”, perché nel corso di quest’anno le nuove stime parlano di una crescita del 48 per cento delle vendite in questo comparto, la variazione più sostenuta a livello assoluto in Italia per quanto riguarda l’ecommerce.

 

Una crescita a ritmi sostenuti. A rivelarlo è l’ultima ricerca sugli scenari di mercato del commercio elettronico in Italia, presentato dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, che sottolinea come oggi “Arredamento e home living sia il comparto che cresce con il ritmo più sostenuto”, raggiungendo i 652 milioni di euro nel 2016. Nel documento si legge anche come questo settore, insieme altri comparti definiti “emergenti” (ovvero Food & Grocery, Beauty e Giocattoli) stiano sempre di più prendendo quota nelle scelte di acquisto online degli italiani, raggiungendo complessivamente oltre 1,5 miliardi di euro di scontrini e variazioni di volumi con tassi tra il +30 e il 50 per cento.

 

Shopping online per 6 naviganti su 10. Con queste premesse, non stupisce scoprire che le aziende si stanno attrezzando per intercettare le nuove esigenze dei clienti, e che fioriscano sul web anche le sezioni di vendita dedicate proprio ai prodotti di arredamento; ulteriore tendenza utile per i consumatori è la possibilità di ottenere ulteriori sconti grazie al sito Piucodicisconto, che propone una serie di coupon e buoni che riducono il prezzo finale dei prodotti inseriti sul carrello della spesa virtuale. D’altra parte, secondo le ultime ricerche il numero dei web shopper italiani (vale a dire, i consumatori che effettuano almeno un acquisto online in un  anno) ha raggiunto ormai quota 19 milioni, pari a circa il 60 per cento di tutti quelli che usano Internet nel nostro Paese.

 

Risalire la china. Il comparto dell’arredo potrebbe trarre importante linfa da questo nuovo mercato, proseguendo la (difficile) strada verso il recupero dei livelli di produzione industriale e vendita che si registravano prima della crisi: come rivelano le statistiche, infatti, rispetto al 2006 c’è stato un crollo del 26 per cento, anche se le prospettive per questo 2016 sono comunque positive, con una  buona dinamica di crescita rispetto all’anno scorso. Un vero rilancio del settore deve quindi necessariamente passare attraverso il web, per intercettare l’immenso bacino di utenti presenti in Internet e ormai “maturi” e interessati allo shopping online.

 

Il made in Italy per la ripresa. Come sintetizza, Mariachiara Marsella, web marketing manager di BEM Research, società specializzata nella  consulenza per l'elaborazione big data e web marketing, “l’arredo è un settore molto dinamico in cui la competizione sul web è particolarmente accesa. Gli utenti si rivolgono sempre più spesso a Internet per individuare ed eventualmente acquistare i mobili per la loro casa, e le aziende che producono o vendono mobili devono essere consapevoli di queste dinamiche di mercato, dedicando particolare attenzione” ai nuovi canali di vendita, così che “il made in Italy nell’arredamento possa offrire un rilevante contributo alla crescita del Paese”. 

lunedì 5 dicembre 2016

Il ristorante stellato Marconi rivoluziona i suoi spazi esterni grazie a Déco

dal blog Outdoor Design, di Stefania Rossi


Déco, azienda innovativa specializzata nel mercato del decking - applicazioni in legno durevole naturale e legno composito destinate agli esterni - ha recentemente ultimato un intervento a Sasso Marconi (BO) e precisamente presso il ristorante stellato Marconi.
Il ristorante Marconi è una storia di famiglia iniziata nel 1983, gestita dal 2000 dai fratelli Massimo Mazzucchelli, in sala, e Aurora in cucina. Nel 2008 arriva la prima stella dalla Guida Michelin. Gli ambienti interni ed esterni del ristorante sono stati oggetto di una rivisitazione che ha permesso di renderli più freschi, ripensati in modo che si potessero fondere al meglio con la natura circostante. Il locale è caratterizzato da un ampio spazio esterno dedicato al giardino, trasformato in un delizioso salottino con piccolo dehor grazie all’intervento di Déco.


L’esigenza di Massimo e Aurora era rinnovare gli ambienti esterni del ristorante creando una sorta di simbiosi fra l’esterno e l’ambiente naturale che ne fa da cornice. La scelta avviene in modo rapido, come afferma lo stesso Mazzucchelli “sapevamo cosa volevamo, siamo andati decisi e volendo il meglio che il mercato offre abbiamo scelto Déco.”


La scelta è particolarmente raffinata, ricadendo su uno dei migliori prodotti offerti da Déco, l’Ipe Lapacho, che ben si adatta al contesto naturale in cui viene posato. L’Ipe è uno dei legni più duri al mondo, che viene importato dal Brasile e che qui è stato selezionato con una larghezza dimensionale delle doghe di 140mm. Presenta caratteristiche di standard molto elevato sia a livello di design che di performance, offrendo il massimo della stabilità dimensionale grazie a un quoziente molto basso di umidità interna (meno del 18%). È un’essenza nobile e calda, le venature del legno, seppur diverse fra loro, sono compatibili e creano un mosaico naturale di colori che conferiscono grande pregio al contesto esterno del locale.


Ancora una volta, Déco si fa portavoce dei valori dell’italianità, selezionando materiali che ben si abbinino al contesto naturale circostante. “Un lavoro prestigioso e degno di vanto - afferma Eugenio Lorenzo Caselli, socio e co-founder Déco – di cui sono doppiamente soddisfatto perché Bologna è la mia città”.

www.decodecking.it
 

mercoledì 30 novembre 2016

Crediti formativi professionali (CFP): le sanzioni per chi non ce la fa

dal blog Formazione professionale, di Mariano Di Chiara

obbligo formativo asterisco

Il 31 dicembre 2016 scade il primo triennio dei crediti formativi professionali (Cfp) istituiti dal D.P.R. n. 137 del 7 agosto 2012, Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali.
Entro quella data, i professionisti devono acquisire un minimo di 60 Cfp. Di che cosa si tratta e quali sanzioni sono previste per gli inadempienti?

L’obbligo della formazione continua previsto dal D.P.R. n. 137/2012 riguarda le professioni regolamentate, il cui esercizio è consentito solo a seguito d’iscrizione in ordini o collegi, subordinatamente al possesso di qualifiche professionali o all’accertamento delle specifiche professionalità.
Ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale, per garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse dell’utente e della collettività, e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale.
I corsi di formazione possono essere organizzati, oltre che da ordini e collegi, anche da associazioni di iscritti agli albi e da altri soggetti autorizzati dai consigli nazionali degli ordini o collegi. L’unità di misura della formazione professionale è il Credito Formativo Professionale (Cfp). Per esercitare la professione l’iscritto all’albo deve essere in possesso di un minimo di crediti.
Il professionista può acquisire i Cfp necessari all’adempimento dell’obbligo, partecipando a corsi, seminari, stage, conferenze, visite tecniche e le attività formative in genere riconosciute e accreditate dagli Ordini di categoria.

L’inosservanza dell’obbligo formativo costituisce illecito disciplinare (art. 7, D.P.R. n. 137/2012). Il mancato raggiungimento dei Cfp fino al 20% (12 su 60 cfp) determina la sanzione della censura, mentre un numero maggiore di Cfp non acquisiti determina la sanzione della sospensione nella misura di un giorno di sospensione per ogni Cfp non acquisito.
La censura consiste in una comunicazione del Presidente del Collegio di Disciplina con la quale le mancanze commesse sono formalmente dichiarate e in relazione alle quali viene espressa una nota formale di biasimo. La sospensione dall’esercizio della professione può durare al massimo sei mesi.
La comunicazione dei provvedimenti disciplinari è notificata a mezzo dell’ufficiale giudiziario.
Se il professionista non ha maturato tutti i crediti minimi entro il 31 dicembre 2016, potrà regolarizzare la propria posizione nel semestre di “ravvedimento operoso“, dal 1° gennaio al 31 giugno 2017; al termine di tale periodo le posizioni che risulteranno ancora irregolari verranno comunicate al Consiglio di Disciplina per l’avvio delle procedure disciplinari. 

lunedì 28 novembre 2016

Corso Consulente tecnico di Ufficio

dal blog Formazione professionale, di Mariano Di Chiara


Asterisco, Ente accreditato al Consiglio Nazionale degli Ingegneri, propone un Corso per formare la figura professionale del Consulente Tecnico di Ufficio.

La figura professionale del Consulente Tecnico, pur costituendo disciplina poco affrontata nel campo delle specializzazioni tecniche e nei programmi didattici delle Università, ha molteplici prospettive d’inserimento nel mondo del lavoro, affondando le proprie radici in un’attività molto diffusa nella pratica professionale. Il professionista che desidera svolgere consulenze, sia giudiziali che extra-giudiziali, attualmente ha necessità di formarsi per poter interfacciarsi al meglio con le necessità del proprio cliente.

Il presente corso è rivolto a chi intende avvicinarsi all’attività del Consulente Tecnico di ufficio (CTU) o di parte (CTP) in ambito giudiziario. Il corso ha l’obiettivo di contribuire a formare un professionista in grado di risolvere problemi tecnici in ambito giudiziario, coniugando la Tecnica con il Diritto. L’attività di consulenza in ambito giudiziario, pur costituendo disciplina poco affrontata nel campo delle specializzazioni tecniche e nei programmi didattici delle università, può offrire notevoli prospettive d’inserimento nel mondo del lavoro, affondando le proprie radici in un’attività molto diffusa nella pratica professionale.

l percorso formativo ha durata pari a 12 ore ed è strutturato in 3 moduli didattici di durata pari a 4 ore. I moduli didattici sono suddivisi in attività teoriche e pratiche.

Ampio risalto verrà dato all’applicazione pratica, incentrata sullo svolgimento di momenti di discussione e di confronto tra i formandi e i docenti, nella quale verranno analizzati casi reali e concreti riscontrati nell’attività di CTU. 

giovedì 24 novembre 2016

CORSO AGGIORNAMENTO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

dal blog Formazione professionale, di Mariano Di Chiara

Locandina Evento

Il corso intende assolvere gli obblighi formativi di aggiornamento annuale per lo svolgimento della professione di Amministratore di Condominio ottemperando a quanto disposto dal D.M. 140/14.

Il Corso si rivolge a coloro che svolgono la professione di Amministratore di condominio e che vogliano assolvere all’obbligo formativo di aggiornamento previsto dalla legge.

DESCRIZIONE DEL CORSO

Durata: 15 ore – 3 incontri da 5 ore ciascuno

Date:

Venerdì 9 Dicembre dalle ore 14 alle ore 19;
Sabato 10 Dicembre dalle ore 09 alle ore 14;
Venerdì 16 Dicembre dalle ore 14 alle ore 19.

Sede di svolgimento: Asterisco – Via Marchese di Villabianca n. 70, Palermo

Crediti: Evento valido ai fini della Formazione Professionale Continua dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili; per la partecipazione al Corso sono riconosciuti 15 CFP.

Attestato: Al termine del percorso formativo è previsto il rilascio di un Attestato valido ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento annuale.

Obiettivi: Il Corso intende assolvere all’obbligo formativo di aggiornamento annuale per lo svolgimento della professione di Amministratore di Condominio previsto dal Decreto del Ministero della Giustizia 140/2014.

Per maggiori informazioni contattare la Segreteria organizzativa: 091 62 68 334 - segreteria@asterisco.sicilia.it

 

giovedì 24 novembre 2016

Corso Abilitante per Certificatore Energetico degli Edifici

dal blog Formazione professionale, di Mariano Di Chiara

Locandina Corso Certificatore

L'Ente di formazione professionale Asterisco vi propone il Corso per “Certificatore Energetico”, regolarmente autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico, pensato ad hoc sia per chi intende regolarizzare la propria posizione lavorativa, sia per chi, invece, necessita di una formazione solida e di alto livello per avviare la propria carriera di Certificatore Energetico degli Edifici.

Al fine di garantire un percorso formativo approfondito e di qualità, il corso avrà durata complessivamente di 94 ore, dedicando ben 32 ore alle esercitazioni pratiche che consentiranno ai partecipanti di confrontarsi con la realtà della professione. Le ore corso saranno distribuite nell’arco di 3 mesi, su 2 incontri settimanali della durata di 4 ore ciascuno.

Date: dal 10 Gennaio al 30 Marzo 2017
Sede di svolgimento: Via Marchese di Villabianca n. 70, Palermo

Durante il periodo di lezioni teoriche verrà data la possibilità ai corsisti di esercitarsi con prove in itinere che renderanno più semplice il superamento dell’esame finale. La frequenza del Corso di formazione è obbligatoria e l’ammissione agli esami finali è consentita al raggiungimento di almeno l’85% di ore di presenza.

L’esame si articolerà in una prova scritta finalizzata a valutare la comprensione degli argomenti del corso e una prova orale incentrata sulla discussione di un Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.).

L’autorevolezza del Corso è testimoniata dall’accreditamento con la Regione Sicilia che permetterà ai partecipanti che avranno superato l’esame finale di iscriversi direttamente all’Albo professionale dei Certificatori Energetici degli Edifici, grazie al rilascio dell'"Attestato di Frequenza Corso e Superamento Esame per Tecnici Certificatori Energetici ai sensi del DPR 75/2013”, che costituisce titolo abilitante all’esercizio della professione di Certificatore Energetico degli Edifici.

Per maggiori informazioni contattare la Segreteria organizzativa: 091 62 68 334 - segreteria@asterisco.sicilia.it

 











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