Woak anticipa le novità della Design Week con gli scatti di Luca A. Caizzi
In un doppio appuntamento con Gio Tirotto e Geckeler & Michels, il progetto fotografico Nomadic Woak svela gli inediti arredi in legno massello e le nuove finiture
Nomadic Woak, Geckeler e Michels - Ph. Luca A. Caizzi
23/03/2026 - In occasione della Milano Design Week 2026, le collezioni di arredi in legno massello Woak si tingono di nuovi colori e accolgono nuovi arrivati. In un inedito doppio appuntamento a Fiorenzuola con Gio Tirotto e a Berlino con Geckeler e Michels, il progetto fotografico Nomadic Woak di Luca A. Caizzi svela alcune anticipazioni sulle novità che saranno ufficialmente rivelata nella settimana del design milanese, dal 20 al 26 aprile.
L’introduzione dei nuovi colori - verde menta, giallo, rosso, verde, grigio, blu, burgundy e nero - apre a nuove possibilità espressive e compositive. Il colore diventa strumento di sperimentazione capace di dialogare con la materia e valorizzare le qualità intrinseche del legno massello, senza mai sovrastarne la presenza.
Un’evoluzione che riflette il DNA multi-sfaccettato di Woak, rafforzando l’identità di una collezione pensata come sistema in divenire, in grado di adattarsi a contesti e sensibilità diverse.
Lo sgabello Houdini disegnato da Antonio De Marco
Novità 2026, lo sgabello Houdini, disegnato da Antonio De Marco, nasce in controtendenza rispetto a un mondo di oggetti complessi: sceglie la via della sintesi, lavorando per sottrazione. Realizzato in frassino massello curvato, è composto da tre elementi, riducendo la struttura al minimo indispensabile.
Una curva generosa, una seduta e un piede trasversale. L’incanto si compie nel momento dell’uso: sedendosi, il corpo nasconde naturalmente il curvato in legno, generando un’illusione ottica che sembra sfidare la fisica. Come nelle performance del mago da cui prende il nome, la materia pare scomparire, lasciando chi si siede sospeso nel vuoto.
Nomadic Woak con Gio Tirotto e Geckeler & Michels
Ideato da /àr-o/ studio, art director di Woak, e realizzato dal fotografo Luca A. Caizzi, Nomadic Woak mette in scena il desiderio del brand di aprirsi al nuovo, con una vocazione, quasi nomade, a viaggiare e assorbire conoscenze provenienti da tutto il mondo.
L'iniziativa interpreta il “nomadismo” come attitudine progettuale e culturale: un muoversi continuo tra persone, luoghi e visioni diverse, capace di mettere in luce la ricchezza delle differenze in una contemporaneità sempre più omologata. In questo percorso, il legno e il know-how tecnico-produttivo dell’azienda diventano il filo conduttore che unisce approcci e linguaggi diversi, dando forma a una collezione poliedrica e in costante evoluzione.
“Nomadic Woak è un progetto in continuo movimento, aperto alla contaminazione e al cambiamento.” Spiegano Raquel Pacchini e Andrea Steidl, art director di Woak. “I nuovi colori ampliano questo vocabolario nomade, introducendo tonalità che dialogano con lo spazio e con il tempo, preservando l’identità di Woak e aprendo a nuove possibilità espressive”.
Dopo gli scatti ambientati a Milano con /àr-o/ studio e Francesco Faccin, a Venezia con Zaven, a Parigi con Constance Guisset, a Belgrado con Zoran Jedrejčić e a Novi Sad con Peter Gregson, il nuovo capitolo di Nomadic Woak si sposta a Fiorenzuola con Gio Tirotto e a Berlino con Geckeler Michels, raccontando due approcci progettuali differenti ma accomunati da rigore, curiosità e ricerca della forma.
“Dopo quasi un anno dalle prime documentazioni, dai primi incontri, mi ritrovo ancora nomade a raggiungere i designer che svelti vivono con passione i loro spazi.” Racconta Luca A. Caizzi, fotografo del progetto. “Il mercato è cambiato in soli dodici mesi e questo è chiaro anche per me che mi limito ad osservarne i risultati. È tutto più colorato in Woak e questo mi piace, mi aiuta ed appassiona, soprattutto quando oltre alle forme che definiscono il disegno, i colori ne definiscono l'identità e le emozioni.”
Il viaggio di Nomadic Woak prosegue a Berlino nello studio del duo Geckeler Michels, dove l’attenzione al dettaglio, la funzionalità e la sperimentazione formale definiscono ogni progetto. I protagonisti delle fotografie sono i vassoi e gli specchi Signet, collezione di accessori in legno massello disegnata per Woak, con alcune immagini che svelano le nuove versioni colorate dei pezzi, anticipando l’evoluzione della collezione.
La qualità scultorea di ogni pezzo nasce da un gioco di geometrie essenziali, elemento distintivo della filosofia progettuale del duo. Un ampio raccordo sui lati interni della cornice crea l’illusione di rettangoli incassati, conferendo a Signet profondità visiva e dinamismo. Entrambi gli elementi – vassoi e specchi – sono disponibili rispettivamente in tre dimensioni differenti nei nuovi colori della collezione Woak, offrendo versatilità e adattabilità a contesti abitativi differenti.
Gli scatti, realizzati tra lo studio a Berlino e le zone circostanti, restituiscono la materialità dei pezzi, sottolineando il dialogo tra geometria e funzione che caratterizza il lavoro di Geckeler Michels.
“Oltre alla costante ispirazione che traiamo dai media online, dagli eventi di design e dalle esperienze vissute, il nostro lavoro è plasmato dall’ambiente che ci circonda più da vicino.” Spiegano i designer. “Si nutre della naturalezza con cui la città accoglie ciò che è informale e autentico, della scala ampia degli spazi culturali post-industriali e del calore discreto del quartiere in cui si trova il nostro studio. Muovendoci tra strada, studio e città, la nostra pratica rimane radicata e attenta. La collezione Signet traduce tutto questo in geometrie essenziali, caratterizzate da una sottile profondità e da una presenza misurata.”
Nomadic Woak continua il suo racconto a Fiorenzuola, comune del piacentino e luogo d’origine di Gio Tirotto, designer il cui linguaggio si basa sulla coerenza dell’idea e sulla profondità della ricerca, capace di utilizzare la tecnica per dare forma al progetto nel modo più efficace.
In occasione della Milano Design Week 2025, il progettista ha disegnato per Woak la collezione di mobili contenitori Mies, basata sul concetto di modularità con profili geometrici e rigorosi. Il progetto fotografico prende vita prima all’interno del suo studio, poi tra le mura di casa sua, nel centro della cittadina.
“Il mio studio è pieno di oggetti, prototipi, libri, una lavatrice di ispirazioni passate e future, credo che rispecchi bene ciò che mi frulla in testa” , spiega il designer. “Casa mia è un luogo che molti definirebbero vuoto, io credo sia giusto, sufficiente a farmi riposare. Le foto di Luca sembrano avere capito tutto, raccontano precisamente il mio modo di essere, dentro e fuori."
La collezione Mies include da madia e tavolino contenitore ed è ispirata al lavoro del celebre progettista Mies van de Rohe, ai suoi principi compositivi e all’attenzione nei dettagli costruttivi.
Con un'essenziale classicità, Mies si apre a molteplici varianti compositive e si adatta con versatilità a diversi ambiti di destinazione: dalla zona giorno alla zona notte, dagli ambienti residenziali agli spazi pubblici. I profili geometrici e rigorosi vengono bilanciati dal calore del legno, dando vita a un perfetto equilibrio tra razionalità e matericità.
Icona della collezione è il portariviste e vinili in legno massello – caratterizzato da una chiusura a serrandina con profili in alluminio – ispirato alla Neue Nationalgalerie di Berlino, monumentale e astratta, classica e moderna. La sua forma descrive un vano contenitore con annesso un piano a sbalzo, che funge sia da piano d’appoggio che elemento strutturale.
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