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Sala dei fiori, mattonelle napoletane del XVIII e del XIX secolo
05/03/2026 - Nel centro storico di Palermo, al piano nobile del seicentesco Palazzo Torre Pirajno, il Museo delle Maioliche “Stanze al Genio” ospita una delle più grandi collezioni europee di mattonelle in maiolica dipinte a mano: oltre 5.000 esemplari provenienti in prevalenza da Campania e Sicilia, datati tra la fine del XV secolo e l’inizio del XX secolo.
Aperta al pubblico nel dicembre 2008, la casa-museo nasce dalla volontà del collezionista e fondatore di rendere fruibile una raccolta costruita in oltre quarant’anni e ancora in crescita.
Una casa-museo come dispositivo architettonico
Qui la collezione non è esposta in un contenitore neutro: è la dimensione domestica a guidare la visita. Le mattonelle, nate per essere calpestate, costruiscono oggi una sequenza di stanze in cui il pavimento torna a essere elemento strutturante dell’abitare: superficie narrativa, misura dello spazio, “tappeto” architettonico che definisce gerarchie e atmosfere. Il museo diventa così un osservatorio raro su una tradizione del Mezzogiorno in cui la decorazione non si limita alla parete, ma entra nel progetto come fondazione visiva dell’interno.
La produzione dei pavimenti in maiolica, infatti, è una caratteristica tipica del Meridione d’Italia, soprattutto in Campania e Sicilia. Era una manifattura costosa, destinata a clero e nobiltà e poi, all’inizio del Novecento, anche alla borghesia. Nel resto d’Italia le mattonelle dipinte a mano furono usate soprattutto per fasce da muro, stufe, camini e soffitti delle chiese: produzioni più limitate, non paragonabili per quantità ai pavimenti meridionali.
Campania: precisione, smalto e stili in evoluzione
La sezione campana comprende manufatti dal XVIII al XX secolo, prodotti a Napoli e Vietri sul Mare.
I mattoni napoletani si distinguono per la compattezza dell’argilla, la precisione del disegno, i colori trasparenti e lo smalto bianco brillante. La collezione consente di leggere l’evoluzione dei linguaggi: dal gusto più classico del Settecento, con festoni, paesaggi e cornici e motivi che richiamano tessuti e porcellane, alle soluzioni ottocentesche con disegni geometrici e floreali più vivaci, fino alle declinazioni art nouveau e art déco del Novecento.
Le scoperte di Ercolano e Pompei alimentano inoltre un interesse per il mondo classico: nel museo compaiono pannelli ottocenteschi che imitano mosaici romani e un pavimento di fine XIX secolo con sfondo blu a grottesche, prodotto dalla fabbrica De Lange – Delle Donne.
A Vietri, invece, la produzione – sviluppata dall’Ottocento ai primi decenni del Novecento – è riconoscibile per motivi geometrici e floreali dai colori vivaci, tra liberty e déco, e per un formato leggermente più piccolo (19 x 19 cm), scelto per differenziarsi dalle altre manifatture campane.
Sicilia: geografia di botteghe e fornaci
Le mattonelle siciliane permettono di ripercorrere la storia della produzione pavimentale dall’ultimo Quattrocento al primo Novecento attraverso i diversi centri dell’isola. I laboratori nascono in prossimità delle cave di argilla – tra Palermo, Burgio, Trapani, Collesano, Sciacca, Caltagirone, Santo Stefano di Camastra – dove vengono costruite fornaci alimentate a legna.
Nei saloni dedicati alle botteghe palermitane, i colori sono intensi (giallo, verde, blu lapislazzuli) e delineati dal manganese: una pittura più rapida rispetto a quella napoletana, ma di forte impatto. Tra i pezzi segnalati, un pannello della prima metà del XVIII secolo proveniente da Villa Di Napoli attribuito alla bottega Gurrello, e un pannello di fine XVII secolo con scena di caccia. Accanto a Gurrello, si ricorda la bottega Sarzana, attiva tra XVI e XVII secolo e legata ai pavimenti ancora presenti negli oratori con gli stucchi del Serpotta.
A Burgio il percorso ricostruisce la storia locale dal XVI al XIX secolo, con frammenti cinquecenteschi in bianco e blu e una porzione di pavimento di fine Settecento con intrecci di nastri e fiori, uccelli e conchiglie, oggi visibile anche in posa originale nelle chiese di San Luca e Santa Rosalia.
Tra le altre produzioni, Trapani (blu e verde intensi con decori semplici), Collesano (bicromie e campanule), Sciacca (ricchezza di motivi con rimandi ispano-moreschi e pezzi rarissimi del XVI secolo), fino a Caltagirone, dove le serie più antiche richiamano le azulejos e quelle del XVII-XVIII secolo mostrano decorazioni vegetali fitte. Il XIX e inizio XX secolo di Santo Stefano di Camastra è legato all’incontro con ceramisti napoletani chiamati nelle fabbriche Armao e Gerbino, con prodotti di alta qualità e colori accesi.
Un patrimonio pavimentale da leggere come architettura
Il Museo delle Maioliche Stanze al Genio è, prima di tutto, un museo sulla cultura del pavimento: sull’idea che la superficie calpestabile possa essere architettura, racconto, status, paesaggio interiore. In una città dove i palazzi storici sono spesso scrigni di stratificazioni, questa casa-museo restituisce centralità a un elemento troppo spesso trattato come finitura: il suolo. E ricorda che, nel Mediterraneo, la decorazione non è solo ornamento, ma un modo di costruire spazio, ritmo e identità dell’abitare.
Museo delle Maioliche | Stanze al Genio
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Sala neoclassica, mattonelle napoletane del XIX secolo Sala di Palermo con mattonelle risalenti a un periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo Sala di Santo Stefano di Camastra (ME) , XIX secolo Sala della cucina, collezione di stampi per i dolci, formelle siciliane del XVIII e XIX secolo Sala della cucina, collezione di stampi per i dolci, formelle siciliane del XVIII e XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo Sala di Caltagirone, XVI -XIX secolo
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