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Japandi a Monteverde: una casa tra Roma e Giappone
“Complicare è facile, semplificare è difficile”: la lezione di Bruno Munari guida un progetto che fa della sottrazione e della luce naturale la sua cifra più autentica
Autore: rossana vinci
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Ph. © Paolo Fusco Ph. © Paolo Fusco
16/02/2026 - A Monteverde, quartiere residenziale a pochi passi dal centro di Roma, tra parchi e ville storiche, prende forma un interno firmato da studio BGArchitetti che interpreta il linguaggio Japandi attraverso una sensibilità profondamente romana. I proprietari, Bianca e Giacomo – giovane coppia che lavora per due importanti brand di moda – hanno immaginato la loro casa come un’estensione delle proprie passioni: design, viaggi, cultura del progetto. Un progetto che intreccia cultura giapponese e tradizione romana in un equilibrio calibrato, dove lo spazio non è mai sovraccarico ma misurato.
 
Negli ultimi anni, i viaggi dei committenti hanno arricchito l’idea stessa di abitare lo spazio domestico. In particolare, l’estetica tradizionale giapponese ha inciso nella concezione degli ambienti e nella scelta dei materiali, diventando radice compositiva dell’intervento.
Tre i concetti cardine del minimalismo giapponese che strutturano il progetto: “Ma”, la valorizzazione del vuoto e delle pause tra gli arredi; Wabi-Sabi, nell’uso di materiali naturali e tonalità neutre, dalle pitture alle resine dei bagni; Zen, nell’essenzialità delle falegnamerie, pure nelle linee e prive di articolazioni superflue.
 
Il rovere è protagonista: i nodi del parquet e le venature della quinta esaltano l’identità viva del materiale, destinato a evolversi nel tempo. A dialogare con questa matrice orientale, elementi propri dell’architettura romana come il travertino per i piani della cucina e dei mobili bagno, insieme a una palette calda capace di amplificare l’inconfondibile luce naturale della città.
 
Il processo di sottrazione trova una guida nelle parole di Bruno Munari, richiamate durante la progettazione:
"Durante la progettazione della casa mi veniva spesso in mente una citazione di Bruno Munari, Complicare è facile, semplificare è difficile, che - come un monito - ha guidato il nostro processo di sottrazione del superfluo per raggiungere una essenzialità nelle scelte." Una riflessione che diventa metodo progettuale, trasformando l’essenzialità in gesto consapevole.

Il progetto ruota attorno a una zona giorno molto ampia, composta da diversi episodi in sequenza. Il ritmo è scandito dalle falegnamerie, che organizzano lo spazio senza appesantirlo. La scoperta della casa è graduale: una quinta filtra e protegge la zona notte e di servizio, collocate nella parte più quieta dell’immobile e affacciate su un giardino privato.
 
L’obiettivo dichiarato è portare dentro l’esterno. La disposizione dell’arredo premia le visuali verso la grande magnolia e gli ulivi dei giardini circostanti, coinvolgendo il paesaggio come parte integrante dell’esperienza domestica. Fulcro dell’intervento è la quinta in rovere naturale, elemento centrale nella caratterizzazione della casa. Definisce il limite tra zona giorno e zona notte – accessibile tramite un pannello a scomparsa integrato – e filtra il passaggio tra cucina e sala da pranzo con divisori scorrevoli in vetro cannettato e ferro, mantenendo un dialogo costante tra gli ambienti.
Oltre a collegare le diverse aree, integra vani contenitivi, spazi a giorno, canali dell’aria e un sistema di illuminazione: un dispositivo architettonico che organizza e nasconde, lasciando percepire solo l’essenziale.

ARREDAMENTO JAPANDI SU ARCHIPRODUCTS

  Scheda progetto: Casa ai Colli
Paolo Fusco
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