Ph. © Francesca Iovene
24/12/2025 - Nel cuore di Corso Italia a Milano, Gregorio Pecorelli Studio prende forma all’interno di Casa Sissa, edificio realizzato tra il 1934 e il 1936 da Gio Ponti ed Emilio Lancia, in cui convivono con equilibrio istanze razionaliste, eclettiche e Novecento. Qui l’architetto Gregorio Pecorelli ha completato la realizzazione del proprio studio professionale, affrontando il progetto come un intervento di restauro conservativo condotto con rigore filologico e grande attenzione alla materia esistente.
L’intervento restituisce valore agli elementi originari dell’edificio, introducendo nuove funzioni in modo misurato e preciso. Ne risulta uno spazio di lavoro sobrio ed elegante, capace di coniugare accuratezza progettuale e sensibilità storica, senza forzature né mimetismi.
Lo studio occupa un’ala dell’edificio affacciata su Corso Italia e si organizza attorno a un ingresso attrezzato con armadiature a tutta altezza, che distribuisce i diversi ambienti: una sala operativa ampia e luminosa, una sala riunioni più raccolta con affaccio sul giardino interno, una zona caffè, un bagno con antibagno e una serie di aree tecniche accuratamente integrate e nascoste.
La nuova distribuzione si innesta con rispetto nella griglia originale dell’edificio. Le porte a doppio battente vetrate, ricostruite su disegno delle originarie andate perdute, segnano l’accesso agli ambienti principali, mentre le boiserie in rovere affumicato rivestono l’ingresso, restituendo profondità e calore allo spazio.
Ogni scelta progettuale nasce da un confronto diretto con la materia esistente. I pavimenti originali in legno di rovere — a spina di pesce nella sala riunioni e a quadrotte diamantate da 40x40 cm nella sala operativa — sono stati recuperati, reintegrati e rimontati dove necessario per consentire l’inserimento dei nuovi impianti tecnici. Si tratta di una tipologia rara, rinvenuta sotto una pavimentazione sovrapposta e oggi restaurata con particolare attenzione.
Negli altri ambienti compaiono cementine nere che imitano il marmo nero del Belgio; laddove non è stato possibile reperire elementi adeguati, si è scelto di utilizzare lastre dello stesso marmo, mantenendo continuità cromatica e di finitura.
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