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Al Gallaratese di Milano la prima opera italiana dello street artist Obey
“Tear Flame Peace” è un inno alla pace universale e sorge nel quartiere sperimentale disegnato da Aymonino e Rossi
Autore: rossana vinci
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AL GALLARATESE DI MILANO LA PRIMA OPERA ITALIANA DELLO STREET ARTIST OBEY
28/05/2024 - Shepard Fairey, in arte OBEY, uno degli street artist più influenti a livello internazionale, ha dipinto il suo primo murale in Italia, a Milano, nel quartiere Gallaratese, l’iconico complesso residenziale disegnato da Aymonino e Rossi tra gli anni Sessanta e Ottanta.
Il murale si intitola “Tear Flame Peace” ed è un inno alla pace universale impresso dall'artista sulla facciata di un palazzo in via Adolfo Consolini 26. 
 

“Tear Flame Peace” di OBEY: un messaggio di pace universale 


OBEY, noto per il celebre ritratto di Barack Obama “Hope”, icona-simbolo della campagna presidenziale del 2008, ha tracciato la scritta “PEACE” sul muro di un edificio residenziale del complesso. In primo piano l’occhio profondo e penetrante di una donna con l’hijāb,il tradizionale velo islamico, che piange un’enorme lacrima che contiene fiamme e una colomba bianca. Nella lacrima gigante c’è tutto il peso dei conflitti in corso nel mondo: i colori sono quelli della bandiera russa e di quella ucraina e si mescolano a un pattern che richiama il mondo arabo. Un grido di dolore, composto e geometrico, che scende fino a trasformarsi in linee rigide che incitano all’azione e che non a caso confluiscono nella stella da cui emerge il logo iconico di OBEY THE GIANT. 

“La colomba è un'immagine duratura di pace che ho utilizzato in diverse opere d'arte nel corso della mia carriera. Qui è inclusa nella goccia di lacrima che cade dall'occhio di una donna affascinante. La goccia è trattenuta da una forma geometrica con un motivo floreale decorativo sottostante. Rappresentando i tempi turbolenti, il messaggio di pace è colmo sia di tristezza che di speranza, e la fiamma ha un duplice significato a seconda dell'osservatore e potrebbe rappresentare una scintilla di ispirazione e di ribellione speranzosa, nonché un ammonimento al surriscaldamento o alla distruzione della Terra”, ha spiegato Shepard Fairey (OBEY).

L'opera rientra nella cornice di Manifestival, l'evento di arte urbana promosso all'interno del quartiere Gallaratese dalla Fondazione Arrigo e Pia Pini e si aggiunge alla mostra monografica "Obey - The Art of Shepard Fairey", in corso alla Fabbrica del Vapore fino al prossimo 27 ottobre e curata da Shepard Fairey e dalla galleria Wunderkammern in collaborazione con il Gruppo Deodato.

Quello della pace, pillar topic di questo murale, è anche una tematica  profondamente sentita dalla comunità dei cittadini e delle cittadine del quartiere Gallaratese, protagonisti di questo progetto partecipato con cui MANIFESTIVAL, a partire dal 2023, ha attivato un processo virtuoso all’insegna della valorizzazione del territorio e dell’inclusione sociale con l’obiettivo di promuovere una riflessione comunitaria e trasformare il Gallaratese in un luogo di interesse artistico, a partire da un dibattito con i residenti, le associazioni e gli enti del terzo settore.
 

Il Gallaratese, il quartiere sperimentale disegnato da Aymonino e Rossi 

Dopo la seconda guerra mondiale, gran parte dell’Europa si ritrovò con una paralizzante carenza di alloggi. In quegli anni, a Milano, furono elaborati una serie di piani urbanistici in risposta alla crisi che proponevano delle comunità satellite capaci di ospitare tra le 50.000 e le 130.000 persone. 
Il Gallaratese era il “quartiere giovane” di Milano, il simbolo della rinascita del secondo dopoguerra, quello edificato sulle macerie delle case distrutte dai bombardamenti. Il progetto era stato presentato in occasione dell’VIII Triennale del 1947 e abbracciava quella zona di Milano nord-ovest definita come “la periferia più adatta alla riqualificazione, o più in generale alla creazione di un nuovo centro residenziale.

Il sito della nuova comunità fu suddiviso nelle parti 1 e 2, quest'ultima di proprietà della Monte Amiata Società Mineraria per Azioni. Quando il piano consentì lo sviluppo privato di Gallaratese 2 alla fine del 1967, l'incarico per il progetto fu affidato allo Studio Ayde e, in particolare, al suo socio Carlo Aymonino. Due mesi dopo Aymonino invitò Aldo Rossi a progettare un edificio per il complesso e i due architetti iniziarono a realizzare le rispettive visioni per la comunità microcosmica ideale.



​Il maxi-murale di OBEY si aggiunge ai cinque nuovi grandi murales realizzati nel Gallaratese di Milano nell’ambito di MANIFESTIVAL e firmati da artisti di fama mondiale. Le altre opere sono: “Atlas” di Judith De Leeuw, in arte JDL, che ha realizzato un omaggio alle donne, che portano il peso sociale sulle loro spalle e sollevano la comunità; “Equilibrio dinamico” di Nabla & Zibe, che celebra la memoria agricola del Gallaratese e propone una riflessione sul verde urbano e sulla possibilità di sviluppare progetti sulla sostenibilità a partire dalla periferia; “Frequency & Rhythm” delle argentine Medianeras, che hanno celebrato la forza della musica e della cultura visiva come elemento di aggregazione giovanile; “Il viaggio” di BTOY, che pone al centro la memoria delle case popolari del Gallaratese e l’impegno per i diritti; lo sport come strumento di integrazione e di riscatto nell’opera di Leticia Mandragora. 

 



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