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Ministudio Architetti per il Castello Turcke di Genova
L'intervento sulla storica icona architettonica di Gino Coppedè a Capo S. Chiara
Autore: cecilia di marzo
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29/06/2022 - Ministudio Architetti, lo studio genovese di Ilaria Cargiolli e Barbara Bacigalupo, si è confrontato con Castello Turcke, storica icona architettonica di Capo S. Chiara a Genova, disegnata da Gino Coppedè nel 1903. 
 
L'edificio è una peculiare versione della villa privata di gusto eclettico, dai molteplici richiami storici al castello medioevale fiorentino, visibile dal mare e nascosto alla vista dalla città, si staglia imperioso e inaccessibile sulla scogliera.
Tale inacessibilità rafforza l’immaginario fiabesco del progetto originale di Coppedé, trovandone riscontro nella percezione degli spazi interni, distaccati dal caos quotidiano.
 
Superato il ponte levatoio di accesso all’ingresso comune, dove sono state riportate alla luce le decorazioni parietali a tempera originali, si accede al vano scala privato che serve l’appartamento oggetto della ristrutturazione.
 
L’appartamento è suddiviso su più livelli: al primo si trovano gli spazi di rappresentanza con una terrazza al piano e la zona notte, al piano superiore si accede alla terrazza principale, restaurata e attrezzata con nuove funzioni di svago, infine, la torretta, pensata come dépendance su due livelli con ulteriore terrazza soprastante.

Le viste verso l’esterno sono straordinarie poiché da qualsiasi punto si vede Genova e il suo mare, sentendosi isolati come in un faro e cullati dallo sciabordio delle onde.
 
Il progetto si è confrontato quindi con l’eccezionalità del contesto, andando verso la scelta naturale di un intervento esclusivo, completamente su misura, dove ogni elemento di architettura di interni e la maggior parte degli arredi, sono stati disegnati dallo studio nel dettaglio e con una profonda ricerca dei pregiati materiali impiegati, incluso la selezione di opere pittoriche astratte site-specific.
 
La natura eclettica dell’immobile, insieme all’impostazione tradizionale della committenza, sono stati gli elementi di partenza per un progetto di impronta classica, ma dalla ricercata leggerezza, con il preciso obiettivo di trovare il giusto equilibrio tra il contesto architettonico importante e la naturalezza della luce che, invece, pervade gli interni, rendendoli vibranti e mutevoli.

Il progetto di ristrutturazione si muove così su un filo sottile, a cavallo tra la ricerca di uno spazio etereo e contemporaneo e l’intento di valorizzare la storia e l’anima del castello.
 
La tensione tra questi elementi è il tratto distintivo dell’intervento, che si esplicita attraverso un dialogo tra i materiali preesistenti – concreti, iperdecorativi, massicci - come i mattoni a vista e il travertino, gli infissi e i soffitti disegnati, e quelli nuovi introdotti col progetto, il più possibile luminosi, riflettenti, impalpabili, come i nuovi marmi, le boiserie integrate che nascondono spazi privati e un animo tecnologico, arredi riflettenti e tessuti in velluto che giocano con la luce, modificandosi nell’arco della giornata.
 
Particolare attenzione è stata rivolta proprio al tema dello specchio, utilizzato in più occasioni come dispositivo per dilatare lo spazio, svelando ciò che non è presente nel campo visivo, ma che diventa visibile solo tramite il riflesso dello specchio, che sia esso il soffitto decorato nel piano del tavolo del soggiorno o il promontorio di Portofino nello specchio della camera principale.
Attraverso lo specchio, infatti, storicamente ricco di significati simbolici, allegoria di vanità e conoscenza, avviene lo sdoppiamento tra il soggetto reale e la sua immagine o il suo doppio.
Utilizzando molteplici superfici riflettenti, come una sorta di passaggio tra il mondo della realtà e un mondo immaginario, il disegno degli interni contribuisce a rendere quasi irreale lo spazio di castello Turcke in un continuo gioco di rimandi visuali tra interno ed esterno, nel solco di un ambiente fantastico, sognato già da Coppedé agli inizi del Novecento.
 

  Scheda progetto: Doppio Sogno
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Ph. Aldo Amoretti
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