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Spica apre a Milano su firma di Vudafieri – Saverino Partners
Il racconto di un viaggio fra suggestioni asiatiche e richiami al design meneghino
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11/09/2019 - Internazionalità, ricerca e convivialità a tavola: sono questi gli ingredienti di Spica, il nuovo ristorante inaugurato in via Melzo 9, nel cuore del quartiere milanese di Porta Venezia. Le due chef, l’indiana Ritu Dalmia - già a Milano con Cittamani, oltre che in India e UK con celebri ristoranti - e l’italiana Viviana Varese - stella Michelin con VIVA di Eataly -, condividono una passione per le cucine del Mondo. Da qui nasce un locale che abbraccia la diversità, proponendo un percorso gastronomico attraverso quattro aree geografiche: sud est asiatico, sub continente indiano, Europa e America.

Un viaggio che dalla cucina si riflette nel progetto di interior, firmato da Vudafieri-Saverino Partners. Gli architetti Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino hanno disegnato uno spazio capace di sorprendere per l’inedito mix tra suggestioni delle culture asiatiche e omaggio ai maestri del design meneghino del XX secolo. Il risultato è un ristorante vivace, colorato e dall’atmosfera vibrante, che rispecchia il clima di Porta Venezia, frequentata da un pubblico giovane e dinamico.

Spica traduce nel linguaggio dell’interior decoration la storia di Ritu Dalmia che, partendo dall’India, ha attraversato tutta l’Asia fino ad arrivare a Milano, arricchendosi della tradizione gastronomica, spiritualità e ospitalità dei diversi Paesi. All’interno del locale la cultura cosmopolita contemporanea si incontra con i segni e le influenze estetiche dei grandi Maestri del Design milanese.

Nei richiami alla tradizione meneghina, Vudafieri-Saverino Partners ha unito la libertà, il design radicale e la profonda passione per l’India di Ettore Sottsass, all’eleganza e al rigore del movimento moderno di Franco Albini. Due mondi distinti che dialogano in armonia nello spazio e che si riflettono rispettivamente nell’architettura degli interni e negli arredi.

L’omaggio a Sottsass è subito evidente dallo stile libero e radicale dei portali che caratterizzano l’architettura del locale e scandiscono gli spazi. In contrasto con la cornice neutra dei soffitti, questi elementi si caratterizzano per carte da parati con motivi colorati e inserti geometrici fluo. Una scelta che racconta la stratificazione di culture e la ricchezza di colori dei Paesi attraversati da Ritu Dalmia.

L’arredo presenta evidenti richiami ai grandi maestri della Milano degli anni ‘50/’60, primo fra tutti Franco Albini, a cui si ispirano i due mobili realizzati per l’ingresso e la sala ristorante. In laminato noce, con struttura in ferro verniciato nero e dettagli in ottone, espongono suppellettili che evocano luoghi, ricordi, esperienze dei viaggi delle chef.

Ulteriore richiamo al mondo asiatico e alla sua spiritualità è il layout dello spazio, realizzato seguendo le regole della dottrina architettonica Vastu (“scienza della costruzione” in sanscrito). Una disciplina antichissima, nata in India oltre 5.000 anni fa, secondo cui la costruzione di abitazioni, villaggi e città dovrebbe tenere conto delle leggi e influenze della natura. Gli ambienti di Spica sono disposti verso i punti cardinali raccomandati dal Vastu, così da creare degli spazi capaci di irradiare benessere e armonia.

Come sempre, Vudafieri-Saverino Partners fa tesoro delle preesistenze: collocato in un edificio industriale con ampie vetrate su strada e sul cortile interno, Spica mantiene segni evidenti del passato, come il pavimento di seminato (integrato con cemento nelle parti mancanti) e un muro riportato al suo aspetto naturale che rende evidenti le stratificazioni del tempo.
La rilettura degli spazi ha inizio dalle sei vetrine affacciate sulla strada: completamente apribili conferiscono respiro e luminosità all’ambiente, creando continuità fra l’interno e l’esterno. Ad ognuna di esse corrisponde una tenda colorata, preludio dell’universo cromatico che caratterizza l’interno.


  Scheda progetto: Spica
Nathalie Krag
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