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Rinnovare l’esistente e creare valore
Vittorio Grassi & Partners trasforma l'ex sede del consolato americano in un edificio per uffici
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Ph. © Diego De Pol Ph. © Diego De Pol
21/05/2019 - Lo studio Vittorio Grassi Architetto & Partners firma il progetto “Principe Amedeo 5”, un intervento di riqualificazione architettonica che trasforma quella che a partire dal 1850 fu la sede del consolato americano (ora di proprietà di Covivio, quarta società immobiliare in Europa) in un edificio per uffici.

L’intervento di restauro, ampliamento e di progetto degli interni, rispetta l’edificio storico e combina la qualità degli spazi esistenti con la flessibilità e la versatilità che l’ufficio contemporaneo richiede, distribuendo 500 postazioni sui 5 piani dell’edificio per un totale di circa 9.000 mq. Il risultato è un ambiente ricco di storia e allo stesso tempo di innovazione e ispirazione creativa.
 
Vittorio Grassi commenta: “Negli ultimi decenni Milano è molto cambiata. La città è in una fase di rigenerazione e sempre più "inclusiva" e "verde". Abbiamo ringiovanito questo edificio storico con nuove funzioni, ma seguendo concetti di sostenibilità e condivisione, con una visione ecologica ad ampio spettro. La corte un tempo occupata dalle auto è diventata un giardino, la copertura e il padiglione interno sono diventati due volumi di cristallo aperti sulla città”.


 
L'edificio originale fu costruito a metà del XIX secolo come sede per il consolato americano, oggi trasferitosi nell’edificio sul lato opposto della via. La sua facciata ottocentesca spicca nel tessuto urbano e contribuisce a raccontare la storia della più internazionale fra le città italiane: Milano.
La corte interna, tipica del tessuto storico milanese, e i due scaloni monumentali che ne distribuiscono le due ali, sono le principali componenti del corredo espressivo dell’edificio. Il progetto di restauro le valorizza consolidando lo storico rapporto con l’intorno urbano.
 
Grazie alla vicinanza della rete dei trasporti, il cortile interno è stato completamente liberato dai posti auto e trasformato in un giardino, come nella migliore tradizione milanese. Sul fondo della corte, come in una quinta scenografica, è stato creato un nuovo volume vetrato a doppia altezza che ospita spazi di lavoro e di condivisione confortevoli e ampiamente illuminati.
 
La copertura dell’edificio principale è stata demolita ed è stata realizzata una sopraelevazione con un piano attico trasparente di 600 mq, circondato da un tetto giardino e grandi terrazze sulle quali si affacciano gli spazi di lavoro e dalle quali si gode una vista incantevole sullo skyline milanese e le alpi.


 
Il progetto rispecchia una evidente attenzione al tema della sostenibilità ambientale, con l’obiettivo di ottenere il livello Gold della certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) rilasciata dal Green Building Council Italia.
Contribuiscono al raggiungimento di questo obiettivo sia l’utilizzo di materiali ecologici riciclati o riciclabili, come il legno lamellare di faggio per le facciate continue, accompagnato da vetri selettivi serigrafati con un motivo decorativo parametrico, sia tecniche di super isolamento per il contenimento dei consumi energetici, così come l’installazione di pompe di calore ad aria e pannelli fotovoltaici in copertura che garantiscono l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili.
 
Internamente, nell’atrio, nelle scale e, in generale negli spazi comuni, il progetto reinterpreta l’edificio storico con rivestimenti murali fatti di raffinate trame verticali in bassorilievo, abbinate a portali in legno di rovere, pavimenti in basaltina e spettacolari lampadari che valorizzano le decorazioni in gesso delle volte.

Il disegno e il colore dei nuovi serramenti, l’illuminazione diffusa e puntuale, le pavimentazioni sopraelevate e i rivestimenti ricercati dei bagni, definiscono un’atmosfera semplice ma con un forte tratto distintivo, dove luminosità, flessibilità e cura per i dettagli danno un carattere unico a questi spazi di lavoro.

  Scheda progetto: Principe Amedeo 5
© Diego De Pol
Vedi Scheda Progetto
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