09/04/2026 - Tra leggerezza e intensità, astrazione e metafisica, Elisa Ossino èoggi uno dei nomi più attivi del design Made in Italy nel panorama internazionale. Siciliana di nascita e milanese d’adozione, la designer e architetta traduce tratti dell’immaginario collettivo in visioni progettuali, muovendosi in equilibrio tra concetti apparentemente opposti che diventano la cifra stilistica dei suoi progetti. In attesa della Milano Design Week 2026, ci immergiamo nel suo mondo immaginifico dai riferimenti surrealisti, dove la composizione e il peso degli oggetti definisce il carattere degli spazi.
Elisa Ossino: geometrie sospese e interni scenografici
Interni monocromatici, geometrie minimaliste, rigore progettuale ed echi metafisici sono i segni distintivi dello stile di Elisa Ossino: poche linee essenziali e decise dialogano con la luce e con lo spazio. Come ‘quadri tridimensionali’, gli ambienti di Elisa Ossino sono scenografie sospese nel tempo e gli oggetti si trasformano in simboli dai significati inediti.
Dall'interior agli allestimenti, dalle mostre al product design, fino ai servizi editoriali e di styling, lo studio da lei fondato nel 2006 si afferma grazie a un approccio poliedrico al mondo del progetto, che trae ispirazione da realtà diverse come l’arte, l’architettura e il teatro.
"Mi interessa costruire dispositivi spaziali capaci di attivare una dimensione percettiva e immaginativa: ambienti in cui il progetto non si limiti a presentarsi come oggetto, ma diventi esperienza". Elisa Ossino
Le parole stesse della designer ci raccontano come per lei il progetto non sia mera costruzione dello spazio ma vera e propria esperienza sensoriale ed emozionale. Ogni progetto è frutto di un lavoro di ricerche specifiche che esprimono al meglio i valori e l’identità dei brand con cui collabora, come Salvatori, De Padova, Porro, Tubes o Molteni&C.
Prendono vita oggetti e interni dal sapore scenografico, dove l’astrazione geometrica contribuisce a creare atmosfere immateriali, in particolare con la forma del cerchio.
Un esempio sono le lampade Uranodisegnate per Salvatori in cui la perfezione della sfera unita al Marmo bianco di Carrara genera quel senso di sospensione che avvicina l’oggetto più a un corpo celeste che a un dispositivo di illuminazione. Dallo stesso concept nasce la lampada da tavolo in acciaio Madco di Ambientec.
La partnership con diversi brand consente a Elisa Ossino di sperimentare materiali diversi, come una palestra creativa per la mente: affascinata dalla bellezza della materia viva, la designer esplora non solo le possibilità di materiali tradizionali come il marmo o l'acciaio ma si cimenta con la lavorazione di materie innovative come nelle proposte in miscele di cemento per Cimento® o Scrigno.
“A me piace lavorare cercando di forzare la materia per ottenere quello che mai ti aspetteresti da quel materiale”. Elisa Ossino, Design Talks di Archiproducts, 2023
Forme organiche, estetica plastica e sensorialità tattile si ritrovano negli arredi disegnati per De Padova come la collezione di arredi modulari Erei, il divano curvo Honorè o il letto dalla testiera imbottita Imera. Sculture arcaiche dalle linee archetipiche si riflettono nella collezione Pantalica disegnata per Molteni&C.
L’essenza della materia naturale si fonde con la tecnologia in progetti di interni come lo showroom V-ZUG Studio Milano, nato in collaborazione con l'artista e artigiano Henry Timi nel 2024.
Nello showroom Cristina Rubinetteria a Milano, l’alternanza dei materiali dà vita a un’ambiente sinestetico, tra luce, acqua e pietra, nel primo allestimento del 2023, dove si diffonde un’atmosfera meditativa, mentre i materiali naturali e gli arredi dalle forme organiche dialogano con le essenze vegetali negli interni dello showroom reimmaginati nel 2025.
​La ricerca multidisciplinare di Elisa Ossino la porta a fondare nel 2010 Officina Temporanea, un progetto collettivo dedicato ai linguaggi contemporanei dove arte, design, musica e video dialogano in favore di iniziative a carattere sociale; e nel 2019, insieme a Josephine Akvama Hoffmeyer, H+O, brand dedicato al surface design che esplora le nuove frontiere dell’interior design e i modi dell’abitare; nello stesso anno inaugura l’apartment gallery nel quartiere Brera di Milano.
Presente tra i nomi della mostra “W-Woman in Italian Design” al Triennale Design Museum nel 2019, Elisa Ossino è stata premiata con numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali come la menzione d’onore al Compasso d’oro ADI 2024 o il Red Dot Design Award 2025 e proclamata Designer of the Year agli Archiproducts Design Awards 2025.
Oggi la designer ci accompagna nella sua visione della Milano Design Week e del mondo del progetto.
Intervista a Elisa Ossino
La Milan Design Week è un osservatorio globale di idee e sperimentazione. Qual è il tuo contributo quest’anno? La Milan Design Week è un momento in cui Milano diventa un grande laboratorio di idee, un paesaggio temporaneo in cui il progetto si manifesta attraverso installazioni, incontri e nuove narrazioni dello spazio.Il mio contributo quest’anno si articola attraverso diversi interventi, tra nuovi progetti di design, installazioni e un lavoro dedicato alla materia e alle lavorazioni. Mi interessa costruire dispositivi spaziali capaci di attivare una dimensione percettiva e immaginativa: ambienti in cui il progetto non si limiti a presentarsi come oggetto, ma diventi esperienza. Uno spazio attraversabile, in cui la dimensione umanistica del progetto possa generare percezioni, immagini e relazioni.
Un progetto o evento imperdibile alla Milan Design Week 2026. Più che un singolo evento, credo che ciò che rende imperdibile la Milan Design Week sia la possibilità di attraversarla come un paesaggio di esperienze. Per qualche giorno Milano si trasforma in una costellazione di progetti e installazioni che offrono nuove letture del design contemporaneo.Mi affascinano soprattutto quei lavori capaci di trasformare lo spazio in un’esperienza percettiva e narrativa, in cui il design costruisce atmosfere, immagini e relazioni.
Il tuo luogo del cuore a Milano: un ristorante, un monumento o uno spazio pubblico. Un luogo che amo particolarmente è la grande fontana di Piazza Giulio Cesare, vicino a casa. Mi piace fermarmi lì soprattutto la sera, quando la città rallenta e lo spazio assume una qualità quasi metafisica. Le statue, silenziose e contemplative, sembrano abitare la piazza e a volte mi sorprendo a immaginare dialoghi con loro.
Il design è una forza motrice del cambiamento. Come sta modificando le nostre abitudini oggi? Il design è uno strumento capace di orientare comportamenti e immaginare nuovi scenari del quotidiano. Mi interessa soprattutto quando il progetto riesce a generare consapevolezza: piccoli cambiamenti nello spazio possono trasformare il modo in cui viviamo, percepiamo e condividiamo i luoghi.
Oggi questo si riflette anche nell’integrazione sempre più discreta della tecnologia nella nostra vita quotidiana, con interfacce intuitive che rendono gli spazi più semplici da abitare. Parallelamente cresce l’attenzione verso modelli di produzione più circolari e responsabili, che stanno cambiando anche il nostro rapporto con gli oggetti.
Un progetto recente – tuo o di altri – che consideri un buon esempio di come il design possa generare cambiamenti significativi. Un progetto che avevo trovato molto interessante è Cambio di Formafantasma. È una ricerca sui processi e sulle filiere legate al legno che mostra come il design possa intervenire non solo sulla forma degli oggetti ma sull’intero sistema dei materiali. Mi interessa molto questo ampliamento dello sguardo progettuale: il design diventa uno strumento capace di generare consapevolezza e di ripensare il nostro rapporto con la materia, la produzione e l’ambiente.
Intelligenza artificiale: alleata o minaccia per la creatività? Che utilizzo ne fai? Credo che l’intelligenza artificiale possa essere un alleato interessante nel processo creativo, soprattutto nelle fasi di ricerca ed esplorazione delle idee. Allo stesso tempo penso che il cuore del progetto resti legato alla sensibilità e all’intuizione umana. In questo senso l’AI può ampliare le possibilità del design, ma difficilmente potrà sostituire lo sguardo del progettista.
Velocità e corsa alla produzione: in cosa i designer dovrebbero rallentare o da quali attitudini prendere le distanze? Credo che oggi la vera sfida per il design sia rallentare. Dovremmo produrre meno oggetti e interrogarci di più sulla loro durata nel tempo.
Progettare pensando alla longevità delle cose, materiali, uso, significato, è probabilmente uno dei contributi più importanti che il design può dare oggi al nostro pianeta.
Qual è il tuo “oggetto del cuore” tra quelli che hai disegnato sino ad oggi? È difficile sceglierne uno. I progetti sono un po’ come figli: ognuno nasce in un momento diverso del percorso e porta con sé una propria identità. Sono tutti legati a una fase della mia ricerca e, in modi diversi, continuo a sentirmi profondamente legata a ciascuno di loro.
Cosa non deve assolutamente mancare nel tuo studio? Tantissima luce naturale, prima di tutto. Poi la mia collezione di pietre, la mia matita preferita, un vecchio libro sulla metafisica e quello di Louis Kahn, che tengo sempre vicino. Non può mancare il quadro con il mio protettore, gli auricolari per ascoltare musica mentre lavoro e una bottiglia di vino, per gli eventi da celebrare.
Da quale distrazione vorresti liberarti per dedicarti a pieno al tuo ruolo di designer?
Dalle email, senza dubbio. Se qualcuno inventasse un modo per fermarle, sarebbe un progetto davvero rivoluzionario.
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