OCA Oasy Contemporary Art 2025 © Nicola Neri
29/04/2026 - Dal 25 aprile - e fino al 1° novembre - ha riaperto riapre al pubblico OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, progetto promosso da Oasi Dynamo a San Marcello Piteglio (Pistoia) e diretto da Emanuele Montibeller. Un percorso immersivo che intreccia arte contemporanea e architettura nel paesaggio dell’Appennino, costruendo un’esperienza in cui le opere dialogano con boschi, radure e crinali, trasformando la natura in interlocutore attivo.
Un progetto curatoriale nel paesaggio
OCA si configura come un progetto unitario, che supera la logica del parco di sculture per affermarsi come dispositivo curatoriale diffuso. Ogni intervento nasce dal confronto diretto con il luogo, contribuendo a ridefinirne la percezione e a costruire una relazione dinamica tra opera e ambiente.
Nel corso degli ultimi anni, il progetto ha consolidato un’identità fondata sull’incontro tra arte, architettura e paesaggio, proponendo un modello in cui il visitatore attraversa lo spazio come esperienza sensoriale e conoscitiva.
Arne Quinze: tra installazione e pittura
Per la stagione 2026, OCA accoglie l’artista belga Arne Quinze, protagonista di un doppio intervento.
Nel paesaggio naturale prende forma Ceramorphia, installazione già presentata alla Biennale di Venezia 2024, che si inserisce nel contesto come elemento capace di attivare una relazione osmotica con l’ambiente. Le forme ceramiche evocano una natura trasformata, non imitata, invitando a riflettere sul rapporto tra azione umana e sistemi naturali.
Parallelamente, nello spazio espositivo di OCA è allestita la mostra personale “I’m a Gardener”, che raccoglie dipinti e lavori su tela. Le opere restituiscono l’energia vitale del paesaggio attraverso tensioni cromatiche e stratificazioni dinamiche, configurandosi come un’indagine sulla biodiversità e sulla necessità di equilibrio negli spazi abitati.
Un percorso tra architettura e natura
Il percorso nella riserva si articola come un itinerario che attraversa ambienti naturali diversi, incontrando opere di artisti e architetti internazionali.
Tra queste, il Dynamo Pavilion di Kengo Kuma, che si inserisce tra le piante come un elemento leggero e dinamico, e Nella terra il cielo di Mariangela Gualtieri e Michele De Lucchi, che intreccia parola e architettura in una riflessione su memoria e mito.
Seguono Fratelli Tutti di Matteo Thun, composizione circolare di monoliti in pietra locale, Erosions di Quayola, che indaga il rapporto tra natura e algoritmi, e Self-regulation di Alejandro Aravena, intervento che ripensa una struttura esistente in chiave contemporanea. Completano il percorso opere di David Svensson e Pascale Marthine Tayou, ormai integrate nel paesaggio.
Nuove installazioni per il 2026
Nel corso dell’estate, il progetto si arricchirà di ulteriori interventi. Il collettivo fuse* presenterà Vanishing Horizon, installazione in acciaio corten che traduce in forma spaziale il concetto di orizzonte degli eventi, mentre Stefano Boeri realizzerà Deus Sive Natura – What I Believe, un inginocchiatoio in marmo orientato verso l’orizzonte, concepito come gesto di contemplazione e riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Un organismo in evoluzione
Sotto la direzione di Montibeller, OCA continua a svilupparsi come organismo vivo, in cui ogni nuova opera modifica il ritmo del percorso e amplia le possibilità di relazione tra arte e paesaggio.
L’esperienza proposta non è quella di una visita museale tradizionale, ma di un attraversamento che invita a ripensare il ruolo dell’architettura e dell’arte come strumenti di dialogo con l’ambiente.
Con OCA, il paesaggio diventa spazio progettuale e culturale, in cui arte e architettura costruiscono nuove forme di relazione con la natura, trasformando l’esperienza del visitatore in un esercizio di attenzione e consapevolezza.
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