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Yabu Pushelberg: l’ascolto e l’emozione come bussola del progetto contemporaneo
“Il design modella il modo in cui viviamo. Non si tratta di inseguire le tendenze, ma di produrre un cambiamento tangibile nel funzionamento delle cose e, soprattutto, in ciò che fanno provare alle persone”. Intervista con George Yabu e Glenn Pushelberg
Autore: cecilia di marzo
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Photo courtesy of Yabu Pushelberg, photography by Jeff Henrikson Photo courtesy of Yabu Pushelberg, photography by Jeff Henrikson
16/04/2026 - Tra gli undici volti scelti per la copertina della Guida Archiproducts alla Milano Design Week 2026, George Yabu e Glenn Pushelberg, fondatori dello studio Yabu Pushelberg, aprono una riflessione profonda sul ruolo del progettista in un’epoca di transizione.
 
Dalla loro doppia base di New York e Toronto, il duo porta a Milano una visione che supera la pura estetica per toccare le corde della sensibilità umana: 
«Il design modella il modo in cui viviamo» spiegano George e Glenn «e, in questo momento, queste abitudini stanno cambiando rapidamente, influenzando il modo in cui riposiamo, lavoriamo e condividiamo lo spazio con chi ci sta intorno. Per noi, la priorità è creare ambienti e prodotti che rispondano a questa evoluzione. Non si tratta di inseguire le tendenze, ma di produrre un cambiamento tangibile nel funzionamento delle cose e, soprattutto, in ciò che fanno provare alle persone».
 
Quella di Yabu Pushelberg è una fitta rete di collaborazioni con i più prestigiosi brand del design internazionale consolidatasi negli anni. 

Nagi, per Salvatori, anche vincitore degli Archiproducts Design Awards 2025, è un rivestimento in marmo caratterizzato da delicate increspature; la sua texture evoca le "onde" che si formano quando un sasso rompe la quiete dell’acqua.
 

MEI, per HC28 maison, è una seduta in legno laccato che distilla l'archetipo Ming in una silhouette pulita e rettilinea, dal design discretamente moderno.‎
 

Ayla, per Ceadesign, nome evocativo che richiama la delicata “luce lunare”, è un’ode al minimalismo formale e alla bellezza austera dell'acciaio inox. Con la forza del suo segno e la raffinatezza dei suoi dettagli, il design evoca la forma di una trave a “I”, elemento strutturale essenziale per il supporto nella costruzione, rendendola allo stesso tempo estremamente aggraziata.
 

Ollie per Glas Italia è una consolle in cristallo dalle raffinate ed innovative soluzioni tecniche ed estetico-decorative.‎ Sulla superficie inferiore del top, in cristallo extrachiaro stratificato, è incollato a UV un cristallo extrachiaro curvo con funzione porta oggetti, mentre sulla superficie superiore è fissato un cassetto, rivestito in cristallo laccato lucido di colore viola-lilla.‎ La piantana verticale è in cristallo temperato stratificato con finitura trasparente colorata e la base è rivestita in specchio.‎
 

Attraverso la loro produzione, George Yabu e Glenn Pushelberg ci accompagnano in un viaggio tra spazi che diventano rifugi e oggetti che celebrano la lentezza, rivelando come il design possa essere, oggi più che mai, un potente catalizzatore di benessere e dignità sociale.
 

Yabu Pushelberg. La profondità dell'abitare contemporaneo

Fondato nel 1980, lo studio Yabu Pushelberg è oggi un punto di riferimento globale per la capacità di fondere visione artistica e una comprensione meticolosa delle abitudini moderne. Il loro approccio non si limita alla risoluzione di problemi funzionali, ma mira a creare esperienze sensoriali capaci di influenzare il modo in cui riposiamo, lavoriamo e condividiamo il tempo. Che si tratti di progetti di hospitality di lusso o di interventi a forte impatto sociale, come le residenze per giovani LGBTQI2S a Toronto, il cuore della loro pratica resta lo scambio umano e la costruzione di comunità.
 
Alla Milano Design Week 2026, il duo presenta oltre dieci nuove collezioni che esplorano la versatilità degli ambienti domestici: dalla suite "sancta sanctorum" ideata per Poliform a Palazzo Clerici, alla sedia pieghevole da esterno per Molteni&C, fino alle collaborazioni con marchi come Porro, Living Divani, De Padova e MDF Italia.
 
Il loro design è un invito a rallentare, ascoltare e riscoprire la quiete nel rumore della contemporaneità.
 

Milano Design Week 2026. Intervista con Yabu Pushelberg

La Milan Design Week è un osservatorio globale di idee e sperimentazione. Qual è la vostra 'dichiarazione' per il Salone del Mobile 2026?
George Yabu: Il nostro statement è fatto di compassione e comprensione. Non si conosce mai davvero l’origine di un’idea, ma i concetti che plasmano la società sono in costante evoluzione. È sempre stato così, per millenni e in ogni cultura, e oggi stiamo vedendo quel ciclo ripetersi. Alla fine di ogni grande epoca c’è un nuovo inizio. La nostra presenza a Milano quest’anno riflette proprio questa transizione.

Glenn Pushelberg: Quello che vediamo durante la Milan Design Week è il riflesso diretto di questo scambio. Quando prospettive diverse convergono, qualcosa di nuovo comincia a prendere forma. Questo momento ci sembra un vero punto di svolta, definito da una volontà collettiva di rallentare e ascoltare. Per noi, questa è la vera opportunità. Non si tratta solo di mostrare ciò che abbiamo realizzato, ma di ripensare il modo in cui il design può plasmare ciò che verrà dopo.
Quest’anno torniamo con più di dieci nuove collezioni, tra cui la nostra prima collezione per la camera da letto con Poliform, che ripensa la stanza come un ambiente e non come uno spazio destinato a una sola funzione, e una nuova sedia pieghevole da esterno con Molteni&C., che bilancia utilità e raffinatezza. Insieme a queste, presentiamo anche nuovi lavori con PorroLiving Divani, Leolux, Extra Ordinario, ADL, ALPI, De PadovaMDF ItaliaTribù e Moorgen.


Un progetto o evento imperdibile alla Milan Design Week 2026.
Glenn Pushelberg: Un progetto di cui siamo particolarmente entusiasti è la collezione per la camera da letto Lanai, che abbiamo progettato per Poliform, attualmente in mostra a Palazzo Clerici [Via Clerici, 5, Milano]. Ci è stato chiesto di creare un’intera suite incentrata sul riposo e sul sonno, ma in realtà va oltre. La camera da letto è un sancta sanctorum intimo. Non è solo un luogo dove dormire; è uno spazio per leggere, ascoltare musica o trascorrere del tempo con le persone che ami. Il nostro obiettivo era sostenere la qualità del sonno, valorizzando al tempo stesso tutti i momenti che lo circondano.
 

George Yabu: La collezione Lanai esplora il vero potenziale della camera da letto. Potresti scendere dal letto e accomodarti su un pouf per il caffè del mattino, oppure sul divano per sederti e organizzare la giornata. Il letto stesso agisce come un sottile divisorio tra guardaroba e zona notte e, con l’inclusione di un minibar, lo spazio diventa una dimora nella dimora.
Storicamente, gli incontri sociali europei si svolgevano spesso nelle camere da letto; erano spazi di discrezione, intimità e di un diverso modo di vivere. Stiamo riprendendo quella concezione. È uno spazio di rifugio e relax che può anche diventare sociale, dove puoi ritrovarti con la famiglia o semplicemente trascorrere una mattina lenta. La camera da letto non è più soltanto il luogo dove chiudere gli occhi.
 

Un luogo a Milano che ispira il vostro lavoro – un edificio, un ristorante o uno spazio pubblico.
George Yabu: Amiamo la zona intorno a Santa Maria delle Grazie, la chiesa che custodisce l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Poco distante c’è uno spazio verde silenzioso [La Vigna di Leonardo] sorprendentemente tranquillo. È accessibile eppure mai affollato.
L’abbiamo scoperto per caso. Naturalmente conoscevamo la storia del dipinto, ma non sapevamo che proprio di fronte esistesse questo giardino. Sapere che Leonardo veniva qui per riposare e trovare la propria ispirazione rende l’atmosfera speciale. È un raro angolo di quiete nel cuore della città.


Il design è una forza trainante del cambiamento. In che modo sta plasmando oggi le nostre abitudini?
George Yabu: Il design, proprio come l’arte, è sempre stato una forza propulsiva perché rappresenta in modo primario la cultura. È questa evoluzione che spinge avanti la civiltà e, da questo punto di vista, non credo che il presente sia diverso dal passato. Il design resta oggi tanto vitale quanto lo è sempre stato per qualsiasi società o comunità.
Viviamo in un mondo strano in questo momento, e ci sono istanti in cui potresti chiederti se il design sia davvero la priorità. Ma questo non ferma il nostro impulso a migliorare le cose. Sono un ottimista per natura, ed è questa l’intenzione profonda del nostro lavoro.


Glenn Pushelberg: Il design modella il modo in cui viviamo e, in questo momento, queste abitudini stanno cambiando rapidamente, influenzando il modo in cui riposiamo, lavoriamo e condividiamo lo spazio con chi ci sta intorno. Per noi, la priorità è creare ambienti e prodotti che rispondano a questa evoluzione. Non si tratta di inseguire le tendenze; si tratta di produrre un cambiamento tangibile nel funzionamento delle cose e, soprattutto, in ciò che fanno provare alle persone. È lì che il design comincia davvero a modificare le abitudini.

Un progetto recente – vostro o di altri – che esemplifica davvero come il design possa generare un cambiamento significativo.
George Yabu: Un esempio recente è Friends of Ruby, dove abbiamo trasformato una casa del XIX secolo a Toronto in una residenza temporanea per giovani LGBTQI2S. Abbiamo progettato trentuno suite private, una cucina comune e uffici per i servizi di supporto essenziali, facendo in modo che ogni scelta offrisse ai giovani senza casa un senso di sicurezza, dignità e stabilità. È qui che il design produce un cambiamento reale: non come concetto astratto, ma nella realtà quotidiana della vita di una persona.

C’è un parallelismo con il nostro lavoro per Casey House, dove abbiamo installato opere dell’artista inuit Ooloosie Saila nelle stanze per i trattamenti dei pazienti. Dopo aver scoperto il suo lavoro in un’asta benefica, abbiamo iniziato a riflettere su come l’arte possa estendere i confini della cura, soprattutto per le comunità colpite in modo sproporzionato dall’HIV. Generare cambiamento nella nostra comunità non è un atto politico; è semplicemente ciò che facciamo perché per noi ha senso.


Glenn Pushelberg: Generare cambiamento va oltre i progetti costruiti. A New York collaboriamo con Futures and Options per far conoscere agli studenti delle scuole superiori una professione che altrimenti potrebbero non incontrare mai. Entrano nel nostro studio come tirocinanti, si siedono con il nostro team per imparare il design, i materiali e lo sviluppo del business. Si aprono così possibilità di cui molti di loro ignoravano l’esistenza.

Tra Friends of Ruby, Casey House e Futures and Options, abbiamo imparato che il design non deve per forza essere un grande gesto per produrre cambiamento. A volte è una sola parete in una stanza; a volte è una singola conversazione con uno studente.


Intelligenza artificiale: alleata creativa o elemento di rottura? Come la integrate nella vostra pratica quotidiana?
George Yabu: Nel nostro studio, l’idea originale nasce sempre dal designer. L’IA non è un’autrice nel nostro processo di progettazione; è uno strumento, che utilizziamo per lavorare meglio in fase di editing. Esiste sempre più di un modo per affrontare un progetto, ed è proprio questa varietà a mantenere viva la mia curiosità. Non voglio perderla. Metterò sempre in discussione ciò che produce l’IA: da dove proviene la fonte, quali dati sono stati usati e quanto del risultato sia semplicemente un’eco di precedenti già esistenti.

Glenn Pushelberg: Ciò che è interessante è che spesso l’IA rivela cosa non fare. Tende a ripetere schemi e a ricadere in soluzioni prevedibili; quell’estetica la riconosci subito. Lo percepisci quando uno spazio o un prodotto manca di mano umana: diventa generico. Noi la usiamo per aiutare a modellare le idee, per la ricerca e per costruire visual unici durante la fase concettuale. Aiuta a ridurre il lavoro tedioso, così possiamo dedicare più tempo a ciò che conta davvero. Ma non è mai il prodotto finale. Il pensiero originario, l’istinto, le scelte materiche e critiche, vengono sempre dal designer.

Velocità e produzione costante: da cosa dovrebbero rallentare o prendere le distanze i designer?
George Yabu: Oggi c’è una quantità travolgente di informazioni non filtrate. Sebbene velocità e produzione siano aumentate, la vera sfida è distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è. Separare ciò che ha significato dal rumore sta diventando sempre più difficile. Come designer, bisogna rallentare per valutare davvero e andare in profondità. Molto di ciò che vediamo è irrilevante o inutile; nel peggiore dei casi, genera solo confusione e ansia. Bisogna sapere cosa ignorare. Questa è la vera disciplina oggi.

C’è un progetto – oggetto, installazione o edificio – che sentite particolarmente personale?
George Yabu: Il divano Surf per Molteni&C. è un progetto che sento profondamente personale. Tutto è iniziato quando Carlo Molteni mi sentì commentare un divano di Jean Nouvel. Pensavo fosse una bella scultura, una fascia di pelle su una struttura in acciaio, ma era impossibile sedercisi senza scivolare via. Carlo mi sfidò: “Se pensi di essere così bravo, perché non ne disegni uno tu?”

Non abbiamo colto subito l’occasione. Volevamo prima padroneggiare davvero costruzione e dettagli secondo i nostri termini, perché volevamo debuttare con una partnership estremamente solida. Ci sono voluti dieci anni prima che sentissimo fosse arrivato il momento giusto per tornare da loro con un progetto. Quando finalmente presentammo il prototipo, Carlo aveva fatto stampare un’immagine formato billboard del divano di Nouvel accanto al mio, come scherzo visivo. Si ricordava la conversazione iniziale di dieci anni prima.

Quel debutto ha significato tutto per noi. Da allora, abbiamo collaborato con Molteni&C. a diverse collezioni. Quest’anno presentiamo la sedia pieghevole da esterno Club, visibile a Palazzo Molteni (Via Alessandro Manzoni, 9).
 

Glenn Pushelberg: Il divano Surf è personale perché ci ha insegnato il valore della pazienza. George ha convissuto con quella sfida per dieci anni, senza fretta e senza pressione. Voleva comprendere davvero la costruzione prima di impegnarsi in un progetto. Una perseveranza del genere oggi è rara. Quando finalmente tutto si è concretizzato, ha dimostrato qualcosa in cui abbiamo sempre creduto: se tieni davvero a fare bene le cose, il lavoro parla da sé. Surf ha fatto esattamente questo.

Cosa non dovrebbe mai mancare nel vostro studio?
George Yabu: Le persone. Sempre le persone. Uno studio prospera e vive grazie allo scambio continuo di idee. La nostra cultura non si basa su un tradizionale rapporto datore di lavoro-dipendente. Siamo una comunità molto unita. Ci conosciamo, abbiamo familiarità reciproca e trascorriamo del tempo insieme anche fuori dall’ufficio. È questo legame personale che mantiene autentico il lavoro.

Glenn Pushelberg: Ciò che amo del nostro ambiente è che possiamo vedere lati diversi gli uni degli altri, sia dentro lo studio sia nel mondo esterno. Vediamo come una persona lavora e come vive. Questa comprensione rende più forte tutto ciò che creiamo insieme.

Da quale distrazione vorreste liberarvi per abbracciare pienamente il vostro ruolo di designer?
George Yabu: Sono sempre alla ricerca della solitudine. La solitudine non è solitudine nel senso di isolamento; spesso si confondono le due cose, ma in realtà significa stare bene con sé stessi. Quando non hai bisogno degli altri per occupare spazio mentale, hai una tela pulita su cui creare e sviluppare idee. È collegato all’idea di quiete, ma va anche oltre.
A volte le distrazioni sensoriali esterne possono persino darti il seme di un’idea. Un suono o il cinguettio di un uccello potrebbero ricordarti un particolare azzurro “uovo di pettirosso”. Questi piccoli momenti sensoriali possono informare e ispirare, ma serve lo spazio della solitudine per poterli davvero ascoltare.


Glenn Pushelberg: Quello che George sta descrivendo è la libertà di essere semplicemente aperti. Non si tratta di essere vuoti; si tratta di essere disponibili. È come un artista davanti a una tela bianca che non deve preoccuparsi di cosa dipingere, perché ha il permesso di dipingere qualsiasi cosa voglia. È allora che arrivano le idee migliori. Non arrivano quando le cerchi; arrivano quando sei abbastanza silenzioso da permettere loro di trovarti.

>>> Scarica la Guida di Archiproducts alla Milano Design Week 2026

 
 


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