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18/11/2010 – Si è concluso con la vittoria del duo italo-spagnolo composto da Antonio Luigi Stella Richter e Daniel González Ochoa (Madrid) il concorso di progettazione per una struttura polivalente nell’area ex Rossi Sud a Latina. Il secondo posto è invece stato assegnato ex aequo ai team guidati dagli architetti Alfonso Giancotti (NOOS, Roma) e Giorgio Pini (Roma).
Il costo dei lavori per la realizzazione del complesso si aggira sui 30 milioni di euro. L’edificio accoglierà convention, mostre, fiere, congressi, concerti, eventi sportivi, rappresentazioni teatrali o musicali, di grosso richiamo, indicativamente per cinque/seimila persone.
Bandito nell’estate del 2009 dalla Provincia di Latina, il concorso in due gradi era rivolto ad architetti e ingegneri under 40. L'area di intervento è situata all'interno di una più vasta area ex industriale già in parte recuperata con realizzazione di una struttura di ingresso delle opere di urbanizzazione primaria (acqua, elettricità, fognatura, strada di accesso), di un parcheggio, della piazza, di un padiglione aperto polifunzionale.
Il piano di riconversione dell'intera area prevede altresì la ristrutturazione dei corpi di fabbrica retrostanti all'ex opificio nonchè la costruzione della nuova sede della Camera di commercio industria e agricoltura di Latina.
“E' stato un concorso molto “lavorato”, dove la vera sfida è stata quella di unire tipologie differenti (gran teatro e palazzo dello sport) in un oggetto estremamente flessibile ed energeticamente sostenibile. L'intento è stato quello di sviluppare un progetto dove ogni elemento fosse relazionato agli altri con sistemi che permettessero la progettazione di un elemento tanto complesso in maniera non complicata”, dichiara il capogruppo Antonio Luigi Stella Richter, meritevole, assieme al suo team di un premio pari a 15mila euro (più 6mila di rimborso spese).
“La risposta è nella ricerca di una nuova tipologia capace di soddisfare ambedue le esigenze; Le gradonate, pensate in settori separati e separabili con semplici teloni avvolgibili, cambiano di capienza a secondo dell'utilizzo della sala, permettendo una fruizione da gran teatro tradizionale; una gradonata che sovrasta lo scenario ed una che esce telescopicamente dal pavimento, consentono di chiudere il perimetro per una fruizione in modalità palazzo dello sport. Un unico scenario, in differenti modalità, serve la gran sala, una arena esteriore e, se completamente aperto, permette la fruizione, continua interno - esterno, per uso fieristico. Anche l'illuminazione, naturale o artificiale, è pensata per adattarsi alle differenti necessità, grazie ad un oculo centrale capace di aprirsi e di chiudersi.
Tutto il progetto si sviluppa su sistemi che ordinano un edificio denso e complesso, in modo non complicato, dove ogni elemento è pensato per avere sempre multiple funzioni. Una serie di doppie pelli avvolgenti costruisce strutturalmente lo spazio, accogliendo al loro interno ordinatamente tutti i servizi necessari e funzionando come elementi di coibenza acustica e termica.
Tutti gli spazi che si aprono perimetralmente intorno alla sala sono a loro volta flessibili e utilizzabili indipendentemente, permettendo la gestione di eventi distinti senza la necessità di aprire al pubblico tutta l'intera struttura.
Zone di pertinenza d'uso privato (gestori, ospiti, addetti ai lavori, carico scarico) e zone d'uso pubblico sono debitamente distinte, separando percorsi e flussi in ciascuna dei differenti modi d'utilizzo dell'edificio.
L'edificio, progettato con tecnologia low-tech, si struttura con muri continui di cemento armato che sorreggono una copertura reticolare spaziale ed è pensato come un oggetto termicamente autonomo. Chiuso all'esterno, mantiene la sua temperatura grazie alla copertura ventilata, che d'inverno è un accumulatore di calore; il sistema di riscaldamento e raffreddamento si nutre dell'energia geotermica, distribuita grazie ai setti di cemento armato ventilato che, per massa inerziale, assorbono e rilasciano la temperatura interna. L'utilizzo di cisterne d'acqua piovana permette l'irrigazione del parco e alimentano i servizi interni.
Un parcheggio seminterrato, aperto per la metà del perimetro, permette una settorizzazione senza l'uso di sprinkler e con il minimo utilizzo di ventilazione forzata. Un nucleo centrale ospita servizi, magazzini, cisterne d'acqua e montacarichi a servizio del teatro.
L'edificio si pone nel territorio volendo sottolineare ed esaltare le caratteristiche proprie del luogo dove verrà costruito. I riferimenti sono quelli dei pittori della “campagna romana” d'inizio secolo (Carlandi, Sartorio, Cambellotti) dove le linee orizzontali sono l’elemento compositivo portante di questo paesaggio. L’architettura diventa quindi tramite tra le montagne retrostanti, grazie alle leggere inclinate del tetto, e il terreno pianeggiante con l’orizzontalità del basamento dei servizi.
Il nuovo centro polifunzionale vuole apparire come oggetto simbolo a scala territoriale con una forma sintetica e rappresentativa. La sala, leggibile da lontano, si eleva dal basamento, liberando un’intagliatura di luce che illumina l’atrio e che, di notte, funziona come punto di riferimento visivo, faro, che segnala l’attività del centro polifunzionale.
La copertura, in materiale metallico, vuole essere un segnale luminoso anche di giorno, capace di riflettere la luce e di brillare da lontano. Infine, il grande parco verde progettato, si caratterizza per un bordo duro, perimetro del lotto, che riporta alla scala umana l'intero complesso, proponendosi come punto di riunione permanente per gli abitanti della zona”.
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