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Snake Building, ad Aarschot il mattone scava una nuova piazza urbana
C+S Architects firma con a2o Architekten, De Vylder Vinck e DRDH un edificio residenziale che erode il volume originario, amplia lo spazio pubblico e reinterpreta il paesaggio urbano fiammingo attraverso mattone, legno e logge profonde
Autore: cecilia di marzo
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SNAKE BUILDING, AD AARSCHOT IL MATTONE SCAVA UNA NUOVA PIAZZA URBANA
10/06/2026 - Ad Aarschot, in Belgio, lo Snake Building nasce all’interno del masterplan De Torens, progetto di rigenerazione di un’ex area industriale nel cuore della città trasformata in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici.
Il processo prende forma attraverso una serie di workshop collettivi coordinati da a2o Architekten, studio di Hasselt incaricato dal committente di guidare l’intero intervento, con il coinvolgimento di C+S Architects, De Vylder Vinck e DRDH sui diversi lotti.

A C+S Architects, con sedi a Treviso e Londra, viene affidato un lotto di confine, in posizione strategica tra la città storica e il nuovo quartiere.
Qui il progetto sceglie di lavorare non per addizione, ma per sottrazione. Dove il brief prevedeva un blocco compatto, C+S introduce un’erosione del volume, ridefinendo altezza, massa costruita e rapporto con lo spazio aperto. L’obiettivo è rafforzare la continuità urbana prolungando la Leuvenstraat, asse storico della città, all’interno dell’area di progetto. In pianta, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso la Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali del sito. In sezione, invece, le terrazze incidono la copertura evocando quella “danza dei tetti” tipica delle città fiamminghe.

Lo spazio pubblico come bene comune
La riflessione che sostiene il progetto va oltre il singolo edificio e investe il ruolo dello spazio pubblico nella città europea. Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S, richiama la memoria del “common ground” delle città fiamminghe medievali, spazi condivisi destinati a usi collettivi, per affermare che oggi lo spazio pubblico aperto, resiliente e biodiverso può tornare a essere una nuova forma di bene comune. In questa prospettiva, la piazza non è solo un vuoto urbano, ma il luogo fisico in cui la comunità prende forma e si riconosce.

È da questa idea che deriva la scelta di manipolare il lotto per guadagnare suolo collettivo. Lo Snake Building non occupa semplicemente un margine del nuovo quartiere, ma costruisce una soglia urbana capace di tenere insieme densità residenziale, continuità storica e vita pubblica.

Un monolite scavato dal cielo e dalla vita
A prima vista, l’edificio appare come un volume monolitico in mattoni, ma osservandolo meglio, la massa si rivela scavata, incisa, attraversata da terrazze, bow-window e logge profonde che ne trasformano la compattezza in racconto spaziale. Le aperture non seguono una regola fissa, ma si distribuiscono come tracce di possibili trasformazioni future, raccontando una città che cambia nel tempo e un’architettura aperta all’adattamento. Dall’interno, le finestre inquadrano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti.

Nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano, la materia cambia: il mattone lascia spazio al legno. Le logge sono infatti definite da telai lignei, e finestre, ingressi e facciate delle terrazze introducono una dimensione più domestica e tattile nella composizione. La solidità dell’involucro si apre così a una componente più calda e fragile, capace di accompagnare l’esperienza dell’abitare.

Artigianalità, durata e identità costruttiva
Un ruolo decisivo nel progetto è svolto dalla costruzione e dal dettaglio. Giunti arretrati, pieghe continue del mattone che penetrano nelle logge, bow-window che risalgono verso la linea del tetto: sono gesti minimi ma determinanti, che trasformano la massa edilizia in un organismo poroso e stratificato. Segantini sottolinea che il progetto è stato sviluppato con artigiani locali, rispettandone il sapere costruttivo e scegliendo il mattone non per una ragione di tendenza, ma perché materiale durevole, specifico e capace di portare con sé memoria e lavoro manuale.

In un contesto come quello di Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e di identità civica accumulata, l’uso di materiali tradizionali non viene interpretato come gesto nostalgico, ma come modo di abitare il passato e trasformarne la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano, con i materiali e con il tempo lungo della costruzione.

Con Snake Building, C+S Architects dà forma a una sorta di scultura abitata in mattoni, capace di apparire al tempo stesso nuova e ritrovata. Non un oggetto semplicemente collocato nella città, ma un edificio che sembra estratto da essa, modellato dalle sue regole lente, dalla sua memoria materiale e dalla sua idea di spazio comune. Ad Aarschot, il progetto mostra come il lavoro sulla massa, sul vuoto e sul dettaglio possa restituire all’architettura residenziale una dimensione urbana, collettiva e profondamente europea.
 

  Scheda progetto: Snake Building
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