08/07/2009 – Il London Design Museum si prepara a festeggiare “il più europeo degli architetti britannici” con una rassegna interamente dedicata lavoro di David Chipperfield.
La mostra - che sarà inaugurata il prossimo 21 ottobre e resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2010 - si concentra sui momenti topici del percorso professionale dell’architetto nato a Londra 56 anni fa, autore di numerose e celebri opere sparse in tutto in mondo, dalla Germania alla Cina, passando per gli Stati Uniti e l’Italia.
Tuttavia l’espressione massima della scrupolosità dell’architetto britannico può essere individuata, a ragion veduta, nel progetto per l’intervento di ricostruzione del Neues Museum di Berlino , realizzato tra il 1841 ed il 1859 da Friedrich August Stüler, parzialmente distrutto dai bombardamenti nemici durante la Seconda guerra mondiale e abbandonato a se stesso fino al 1997, anno in cui Chipperfield vinceva il concorso di progettazione per il recupero e la valorizzazione dell’edificio.
Il museo ospiterà le collezioni del Museo Egizio e dell’arte preistorica, e sarà aperto al pubblico a partire dal prossimo ottobre. “L’obiettivo principale del progetto – spiegano dallo studio David Chipperfield Architects – è consistito nel ricomporre il volume originario recuperando le parti della struttura che hanno resistito ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. La sequenza originaria delle diverse stanze è stata ricostruita con l’annessione di spazi di nuova costruzione che si sviluppano in continuità con la struttura esistente. Il recupero archeologico segue i principi dettati dalla Carta di Venezia, rispettando i diversi stati di conservazione dell’edificio storico. La ricostruzione delle parti dell’edificio definitivamente perse è stata realizzata senza pretesa alcuna di competere con le parti superstiti in termini di luminosità e superficie. Il recupero dell’esistente è stato guidato dall’idea che la struttura originale dovesse essere valorizzata nel suo contesto spaziale e nella sua materialità originale – il nuovo riflette ciò che è andato in rovina senza tuttavia imitarlo”.
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