Ph. © Seth Caplan
03/06/2026 - Gourmega, il nuovo ristorante progettato da Mariam Issoufou Architects nel South Village Historic District di Manhattan, interpreta il tema dell’hospitality contemporanea attraverso un modello che intreccia architettura, sostenibilità e impatto sociale. Lo spazio occupa il piano terra di un edificio del 1883 e nasce come format flessibile: café durante il giorno, supper club la sera, con una programmazione di eventi culinari curati da guest chef e una cucina sociale integrata al progetto.
Fondato dall’imprenditore gastronomico Jon Gray di Ghetto Gastro in collaborazione con Rethink Food, Gourmega sostiene una soup kitchen che distribuisce oltre 30.000 pasti gratuiti ogni settimana tra New York e Miami. L’obiettivo è trasformare il ristorante in una piattaforma culturale e comunitaria capace di generare risorse economiche per un sistema alimentare più sostenibile ed equo.
Al centro del progetto c’è un grande tavolo conviviale modulare composto da cerchi interconnessi che sostituiscono la tradizionale disposizione lineare. Ogni gruppo di sedute, da tre a sei persone, favorisce la condivisione del pasto e una conversazione più inclusiva, eliminando la gerarchia tipica delle lunghe tavolate rettangolari. Il sistema può essere smontato in elementi più piccoli per adattare rapidamente lo spazio alla configurazione da café.
L’interior design sviluppa una narrazione immersiva costruita attorno alla memoria storica del quartiere, una delle prime aree afroamericane di Manhattan. Pareti nere trattate a calce, pavimenti in sughero tinto scuro, scaffalature in legno e sedute in noce con dettagli in pelle vegana definiscono un ambiente materico e raccolto. I tavoli in alabastro e travertino, realizzati localmente, introducono una componente tattile che dialoga con la palette monocromatica degli interni.
Elemento scenografico del progetto è la porta pivotante circolare in vetro giallo traslucido che collega cucina e sala. Il dispositivo architettonico funziona come soglia dinamica: quando ruota rivela il lavoro della cucina, mentre da chiusa trasforma il movimento degli chef in un gioco di silhouette visibili attraverso il vetro.
Le pareti del ristorante sono state concepite come superfici espositive dedicate ad artisti afroamericani locali, mentre il designer nigeriano Nifemi Marcus-Bello ha realizzato quattordici inserti in bronzo per la facciata interna, ispirati alle pratiche tradizionali di scarificazione in Nigeria. Anche il bagno diventa parte del racconto spaziale, con una nicchia circolare dietro lo specchio che incornicia opere d’arte in rotazione.
Per Mariam Issoufou, il progetto interpreta un’idea di sostenibilità “intersectional”, basata non solo sull’approvvigionamento locale dei materiali, ma anche sul coinvolgimento diretto di collaboratori, artigiani e creativi radicati nel contesto urbano di New York.
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