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Cantina Moncalisse, una forma ipogea scolpisce il paesaggio del Monte Calisio
Nel cuore del paesaggio del Trentodoc, Stuflesser Moroder firma per Moncalisse una cantina in gran parte interrata: un’architettura organica che unisce massa, luce e topografia in un dialogo continuo con il territorio
Autore: cecilia di marzo
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CANTINA MONCALISSE, UNA FORMA IPOGEA SCOLPISCE IL PAESAGGIO DEL MONTE CALISIO
03/06/2026 - A Seregnano di Civezzano, alle pendici del Monte Calisio, in Trentino Alto-Adige, lo studio Stuflesser Moroder, guidato da David Stuflesser con Nadia Moroder, firma la nuova Cantina Moncalisse.

Inaugurata il 27 maggio 2026, la struttura si inserisce nel paesaggio del Trentino con un’architettura che cerca un rapporto diretto con il suolo, con la morfologia del vigneto e con la memoria geologica del luogo. L’edificio si presenta come una presenza bianca e sinuosa tra i filari, ma la sua identità si costruisce soprattutto nel rapporto tra la parte visibile e quella nascosta, tra il volume emergente e l’ampio sistema ipogeo.
Il progetto nasce da un’idea precisa: far derivare la forma architettonica dalle linee del paesaggio. Le curve del terreno, i profili dei muretti a secco e perfino il riferimento alle antiche “Coppelle” rinvenute nell’area concorrono a definire un linguaggio morbido e circolare, radicato nell’identità del sito.

David Stuflesser sintetizza questo approccio spiegando di aver cercato di trasformare “l’elemento primordiale dell’architettura – il muro – in un elemento del paesaggio, facendolo fluttuare fino a farlo diventare un edificio”.

Un’architettura divisa tra ipogeo e parte emergente
La Cantina Moncalisse si sviluppa attraverso un dialogo netto tra due mondi: quello ipogeo, nascosto e silenzioso, e quello fuori terra, visibile e aperto. La maggior parte dei volumi è collocata nel sottosuolo, scelta che permette di sfruttare la temperatura naturale del terreno e, allo stesso tempo, di ridurre in modo significativo l’impatto visivo dell’intervento. La parte emergente si presenta invece come una forma compatta e scultorea, dalle linee organiche, che si inserisce nel paesaggio senza cercare un contrasto dichiarato.

Nel materiale stampa, Julia e Karoline Walch descrivono il progetto come un’architettura che si sviluppa “attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea [...] e quello visibile e aperto della parte emergente”. È proprio questa dualità a definire il carattere dell’edificio: da un lato la massa interrata che lavora con la terra, dall’altro il piccolo volume che emerge come segnale riconoscibile nel paesaggio.

Materia, cromia e continuità con il luogo
Grande attenzione è stata dedicata alla scelta dei materiali e dei colori, impostati su un dialogo tra bianco e rosso. Le superfici in calcestruzzo rosso-marrone con inserti di porfido bocciardato richiamano direttamente il terreno e la componente minerale del luogo, mentre l’involucro esterno in intonaco bianco grezzo evoca la purezza della forma astratta e le rocce sedimentarie calcaree stratificate del territorio. Il risultato è un edificio che non imita il contesto, ma ne assorbe i riferimenti materici e cromatici in una sintesi contemporanea.

La struttura esterna appare così fortemente riconoscibile, ma mai estranea. La sua forma rotonda, morbida e sinuosa si lega al disegno della collina e al sistema dei vigneti, trasformando la cantina in un oggetto architettonico che appartiene al paesaggio prima ancora che imporsi su di esso.

Luce, sezione e qualità spaziale
Se all’esterno l’edificio lavora per continuità topografica, all’interno il progetto costruisce un paesaggio fatto di luce e ombra. Nella struttura ipogea, le pareti disegnano spazi profondi e teatrali, mentre la barricaia — alta 11 metri — è descritta come una sorta di cattedrale laica, dove la dimensione tecnica si combina con una percezione quasi solenne dello spazio. Più che un semplice ambiente di servizio, questo grande invaso sotterraneo diventa uno dei dispositivi architettonici centrali del progetto.

Dalla profondità del sottosuolo il percorso risale verso la luce e si apre su una terrazza panoramica rivolta a sud. Anche questo passaggio è parte dell’idea architettonica: la sezione dell’edificio non separa rigidamente interno ed esterno, ma costruisce una progressione che dalla terra conduce al paesaggio aperto, facendo dell’esperienza spaziale una lettura continua del sito.

Una cantina come architettura del territorio
Nel progetto di Stuflesser Moroder, la cantina non è pensata come semplice contenitore tecnico, ma come un organismo che tiene insieme infrastruttura, paesaggio e identità. La sua forma, la collocazione prevalentemente interrata, la scelta dei materiali e la costruzione della luce definiscono un’architettura che si radica nel luogo senza rinunciare a una propria forza plastica.

Con Cantina Moncalisse, il territorio del Monte Calisio accoglie così un intervento che traduce le caratteristiche geologiche e morfologiche del sito in una sintassi architettonica essenziale e riconoscibile. Un progetto in cui il sottosuolo non è retrobottega, ma matrice spaziale, e in cui la parte emergente diventa il segno misurato di una presenza contemporanea nel paesaggio trentino.

  Scheda progetto: Cantina Moncalisse
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  Scheda progetto:
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