09/04/2026 - Tra gli undici volti della copertina della Guida Archiproducts alla Milano Design Week 2026, David Raffoule Nicolas Moussallem, fondatori del duo David/Nicolas, aprono le porte del loro universo creativo in un’intervista esclusiva, svelando i progetti che presenteranno nei prossimi giorni a Milano, durante la settimana più importante del design. Dietro le quinte dei loro lavori, il duo ci accompagna tra spazi e oggetti inediti, rivelando come memoria, tradizione e uno sguardo cosmopolita orientino ogni scelta, dall’interior al design di prodotto.
Dal cuore vibrante di Beirut alle vie creative di Milano, il duo di creativi dà forma ai ricordi e alle tradizioni della loro città natale, intrecciandoli con materiali e tecniche artigianali, per creare progetti che parlano al presente senza perdere la traccia del tempo.
È un design che si muove con leggerezza tra architettura e prodotto, tra emozione e funzione. Oggetti e spazi sono pensati per vivere, evolvere e crescere insieme agli ambienti e a chi li abita, lasciando un segno duraturo senza farsi condizionare dalle tendenze.
"In un’epoca dominata dal digitale, il nostro Salone sarà un’occasione per riaffermare l’importanza della conoscenza dei materiali e dell’artigianato”, spiegano Raffoul e Moussallem.
David/Nicolas: Beirut come radice, Milano come laboratorio
Fondato nel 2011 a Beirut, lo studio David/Nicolas nasce dall’incontro tra David Raffoul e Nicolas Moussallem alla Lebanese Academy of Fine Arts (ALBA). Beirut resta la culla emotiva e progettuale: ogni progetto del duo intreccia i mille volti della città con tecniche artigianali, dando vita a un linguaggio contemporaneo profondamente radicato nella storia.
Dopo il master in Product Design a Milano, il duo porta oggi una visione cosmopolita e internazionale, visibile nei loro progetti in Europa, America e Medio Oriente. Milano diventa il laboratorio dove le idee prendono forma, si confrontano con l’innovazione e dialogano con una scena internazionale in continua evoluzione.
David/Nicolas raccontano un design che trascende le mode. Oggetti e spazi diventano ponti tra radici e nuovi orizzonti, pensati per durare nel tempo. Lo studio, oggi con base a Milano e Beirut, lavora su molteplici tipi di progetti, dalle collaborazioni con importanti marchi internazionali al design di pezzi propri. Dal 2016 sono rappresentati dalla Carpenters Workshop Gallery, che espone i loro pezzi in edizione limitata, come il mobile “Monocle”. Tra aziende come Pierre Frey, CC-Tapis, Moooi, Gallotti&Radice e Tacchini e clienti individuali, lo studio spazia dalla ristrutturazione di auto d’epoca alla progettazione di interni su misura per ristoranti di alto livello. La loro attenzione quasi maniacale fa sì che nulla sia lasciato al caso: ogni dettaglio è progettato e prodotto dallo studio.
Milano Design Week 2026. Intervista con David/Nicolas
La Milan Design Week è un osservatorio globale di idee e sperimentazione. Qual è la vostra 'dichiarazione' per il Salone del Mobile 2026? Milano resta un luogo unico in cui il design si confronta con la realtà, attraverso produzione, artigianato e industria. Le idee non restano astratte, diventano oggetti. Per noi, il Salone 2026 è un’occasione per riaffermare l’importanza della conoscenza dei materiali e dell’artigianato, soprattutto in un’epoca dominata dal digitale.
Cosa presenterete di nuovo quest’anno? Presenteremo una nuova installazione del sistema di boiserie nel nostro studio milanese, insieme a una nuova sedia sviluppata con Ceccotti Collezioni e a un’installazione per Nilufar Gallery. Mostrare questi progetti insieme permette di raccontare diversi aspetti del nostro lavoro.
Un luogo a Milano che ispira il vostro lavoro – un edificio, un ristorante o uno spazio pubblico. Ci piace molto l’Orto Botanico di Brera, piccolo e silenzioso dietro la Pinacoteca. Camminarci rallenta il ritmo della città e lascia spazio alle idee.
Il design è una forza trainante del cambiamento. In che modo sta plasmando oggi le nostre abitudini? Oggi il design ci invita a riflettere su durabilità e processi produttivi. Il buon design non segue l’ossessione per la novità, ma crea idee che superano le mode e il tempo.
Un progetto recente – vostro o di altri – che esemplifica davvero come il design possa generare un cambiamento significativo. I nostri sistemi di boiserie re-interpretano la tradizione come elemento architettonico modulare, capace di strutturare lo spazio, integrare funzioni ed evolvere nel tempo, reintroducendo l’artigianato negli interni contemporanei senza rinunciare alla flessibilità.
Intelligenza artificiale: alleata creativa o elemento di rottura? Come la integrate nella vostra pratica quotidiana? L’AI è uno strumento potente, ma non può sostituire intuizione, cultura e conoscenza dei materiali. Il nostro lavoro inizia sempre da disegno, materiali e confronto con artigiani: l’essenza del design resta profondamente umana.
Velocità e produzione costante: da cosa dovrebbero rallentare o prendere le distanze i designer? Dovrebbero rallentare l’ossessione per la novità continua. Spesso affinare un’idea o migliorare un processo produttivo è più significativo che lanciare ogni anno nuovi oggetti.
C’è un progetto – oggetto, installazione o edificio – che sentite particolarmente personale? La Porsche 964 restaurata e riprogettata con oltre trenta artigiani: l’abbiamo trattata come un interno architettonico, ripensando ogni componente tra materiali, ergonomia e artigianato.
Cosa non dovrebbe mai mancare nel vostro studio? Materiali e prototipi: legno, metallo, pietra, tessuti. Essere circondati dai materiali è essenziale, perché molte decisioni progettuali nascono dall’interazione fisica, non solo dal disegno. La stampa 3D ci permette di testare rapidamente le idee, muovendoci tra digitale e fisico.
Da quale distrazione vorreste liberarvi per abbracciare pienamente il vostro ruolo di designer? Dal rumore digitale costante. I momenti più produttivi arrivano spesso dal silenzio, dall’osservazione e dal tempo trascorso nei laboratori con gli artigiani.
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