Ph. © Alessandro Saletta
10/04/2026 - Dopo decenni di abbandono, l’Ex Chiesa di San Barbaziano riapre al pubblico a Bologna, restituita alla città attraverso un restauro che sceglie di non cancellare il tempo, ma di renderlo protagonista. Il progetto, curato dallo Studio Poggioli fondato da Federico Poggioli e Caterina Poggioli, preserva la memoria storica dell’edificio esaltandone la natura di rovina urbana.
A lungo conosciuta come parcheggio – ultima destinazione d’uso prima dell’abbandono – la chiesa, oggi luogo della cultura dello Stato affidato al Ministero della Cultura, attraversa oltre quattro secoli di trasformazioni. Progettata nel 1608 da Pietro Fiorini, fu nel tempo fienile, magazzino militare, officina meccanica e autorimessa fino al 1994. Un incendio nel 1922 ne compromette ulteriormente l’integrità, segnando una lunga fase di degrado.
Nel 2019 la Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna affida allo Studio Poggioli il restauro, con una precisa indicazione: conservare la facies di rovina urbana. Dopo un’approfondita indagine storica negli Archivi di Stato e un’attenta analisi dei materiali e del degrado, il progetto costruisce un dialogo coerente tra storia e contemporaneità.
L’intervento restituisce leggibilità all’architettura senza mascherarne il vissuto, attraverso un restauro conservativo delle superfici e degli apparati decorativi esterni e l’inserimento di elementi contemporanei mirati. Le aperture diventano dispositivi narrativi: testimonianze fisiche dei diversi usi che si sono susseguiti nel tempo. Le nuove grandi finestre, con infissi lineari ed essenziali, evocano infatti le fasi industriali dell’edificio, richiamando deposito, officina e autorimessa.
Il progetto si definisce, nelle parole di Federico Poggioli, come un “progetto del tempo”, capace di mantenere le tracce del passato e i segni lasciati dagli anni. I materiali – corten e ottone brunito – agiscono come strumenti di contrasto contemporaneo, ma anche come richiami cromatici: il primo dialoga con il laterizio, il secondo con le tonalità calde dell’arenaria. Le bruniture reinterpretano le sedimentazioni di materia generate dal tempo e dall’abbandono.
All’interno, un ampio portale vetrato introduce a uno spazio scandito da luci e ombre, dove i decori esistenti sono stati consolidati senza ripristinarne i colori originari. Nei suoi 460 metri quadrati, l’ex chiesa si configura come un ambiente immersivo, in cui le stratificazioni diventano esperienza percettiva. Le pareti delle cappelle vibrano come in un’installazione tridimensionale di Robert Rauschenberg, mentre le superfici evocano la matericità di Anselm Kiefer. Le prove colore sulla parasta del presbiterio richiamano Sea Level di Helen Frankenthaler, accanto a segni grafici e iconografie pop, come il disegno di una pin-up e lettering visibili in un’imposta della volta.
Anche l’ingresso secondario, un portale monolitico in ottone brunito con gradini che sembrano emergere dal suolo, assume pari dignità rispetto all’accesso principale. Il maniglione a tutta altezza, anch’esso in ottone brunito, integra un sistema di illuminazione che enfatizza il contrasto tra la linea luminosa e le superfici irregolari delle pareti.
Il restauro evita consapevolmente ogni ricostruzione mimetica: la scarsità di fonti documentali ha portato a escludere qualsiasi “falso storico”, privilegiando invece la conservazione delle stratificazioni e della consistenza materica. “Unico spazio di questa natura a Bologna, abbiamo celebrato il vissuto di San Barbaziano con un progetto di apertura alla città”, sottolinea lo studio.
Oggi l’edificio si presenta come una sintesi potente tra memoria e progetto, dove la poetica della rovina diventa linguaggio architettonico. Un intervento che riflette l’approccio sottrattivo dello Studio Poggioli: essenziale, materico, capace di trasformare l’assenza in significato.
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