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Dentro il Museo del Design Italiano di Triennale Milano: un nuovo percorso tra 400 oggetti iconici
Un itinerario espositivo tra storia, industria, interattività e cultura del progetto, «pensato come una vera scuola aperta a tutti»
Autore: rossana vinci
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Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano
10/02/2026 - Sabato 7 febbraio Triennale Milano ha inaugurato il nuovo percorso espositivo del Museo del Design Italiano, completamente rinnovato nella curatela, nell’allestimento e nell’impianto narrativo. Curato da Marco Sammicheli con Marilia Pederbelli e allestimento firmato da Roberto Giusti, il museo accoglie i visitatori in un percorso immersivo che intreccia storia, progetto e cultura del design, con un linguaggio contemporaneo e accessibile.
 
Il cuore del nuovo allestimento è una selezione di oltre 400 oggetti, progetti e documenti, ideati tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Duemila. Non semplici pezzi da osservare, ma strumenti per leggere la relazione tra design, industria e società. Ogni oggetto dialoga con il contesto culturale ed economico in cui è stato progettato, restituendo l’immagine di un’Italia che cambia insieme ai suoi prodotti.
 
All’ingresso, una timeline per decadi corre lungo la parete sinistra del percorso. La storia del design si intreccia con quella del Paese: il secondo dopoguerra, il boom economico, il 1968, l’austerity, l’arrivo del postmoderno. Accanto, compaiono eventi legati alle imprese e alle infrastrutture, dalla nascita della rete autostradale alla Fiera di Milano, fino alla diffusione della televisione.

Foto Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano.

Un museo pensato come una scuola

«Triennale presenta la nuova edizione del Museo del Design Italiano, una collezione di arredi e oggetti straordinari che hanno fatto la storia del nostro Paese», racconta Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano. “Un museo pensato come una scuola e come uno spazio sempre più accessibile”. In questa direzione va anche la scelta di rendere gratuito l’ingresso per gli studenti di ogni età e provenienza.
 
A guidare il nuovo racconto è l’idea di un museo che metta in relazione progetto, impresa e trasformazioni sociali. Come spiega Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale Milano: «Il nuovo percorso del Museo dà voce al legame tra storia italiana e aziende, facendo emergere il rapporto tra design, innovazione e industria. La riflessione si sviluppa intorno a tematiche decisive per il mondo della progettazione, affrontate con modalità interattive, ludiche e didattiche. Questo racconto mette in campo anche le recenti acquisizioni di Triennale, dando vita a un dialogo tra nuove necessità, discipline produttive e cambiamenti della società».
 
Anche l’esperienza di visita è progettata per essere inclusiva: grazie a Associazione Culturale Fedora, Associazione L’abilità e Laboratorio COmeta del Politecnico di Milano, il percorso propone strumenti come Easy to Read, CAA, Braille, caratteri ingranditi, video in LIS e International Sign, audiodescrizioni, mappe tattili e kit sensoriali per adulti e bambini.

Design da toccare, combinare, sperimentare

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo Museo è l’attenzione all’interazione. Il percorso è completato da cinque approfondimenti tematici, sviluppati con Mammafotogramma come installazioni site-specific: decorazione, riviste, persona, autoprogettazione e leggerezza.
 
Decorazione: un grande arazzo e un tavolo-puzzle 3D invitano a esplorare il progetto attraverso il tatto, con frammenti tratti da oggetti, disegni e fotografie degli archivi Triennale.
Riviste: una video animazione illustra formato, griglie, font, layout e immagini, attraverso stop motion, live action e animazione 2D.
Persona: tre monitor sovrapposti funzionano come una slot machine visiva; premendo i pulsanti scorrono immagini d’archivio che, combinate, generano figure sempre diverse, evocando il celebre “gira la moda” degli anni Ottanta.
Autoprogettazione: un algoritmo genera arredi basati su dati reali, aprendo una riflessione sulla progettazione non umana.
Leggerezza: la Superleggera di Gio Ponti diventa paradigma; una bilancia permette ai visitatori di confrontare il peso degli oggetti con quello della sedia, trasformando il concetto in esperienza fisica.

Foto Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano.

Dalle icone storiche ai linguaggi contemporanei 

Il nuovo allestimento mette in luce l’evoluzione della collezione, cresciuta in numero e ambiti di ricerca. Accanto ai maestri come Ettore Sottsass, Carlo Mollino, Piero Bottoni, Antonia Campi, dialogano figure contemporanee come Antonio Citterio, Patricia Urquiola e Andrea Vallicelli.
 
Si ampliano i territori: dal trasporto e automotive alla nautica, dalla moda – con oggetti di Monica Bolzoni, Carla Crosta, Cinzia Ruggeri e l’archivio di Giusi Ferrè – fino a illustrazione e grafica con Giorgio Forattini, Saul Steinberg e Armando Testa. Rafforzata anche la presenza di ceramica, vetro e smalti con progettisti legati alle Triennali come Guido Andlovitz e Rosanna Bianchi Piccoli.
 
Dal punto di vista storico, l’arco temporale si estende verso il contemporaneo con progetti dal 1999 al 2005, firmati tra gli altri da Ron Arad, Nathalie Du Pasquier, Naoto Fukasawa, Piero Lissoni, Jasper Morrison, Marc Newson, Fabio Novembre.


Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano


Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano


Foto/Photo Andrea e Filippo Tagliabue- FTfoto © Triennale Milano


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