Private Apartment, Milano, Italia, 2026 - Ph. Valentina Sommariva
14/04/2026 - Un appartamento di 150 mq risalente alla Milano razionalista anni '30 rinasce in un racconto domestico pieno di luce, spazio e design contemporaneo. L'intervento di ristrutturazione a cura di Moitié Studio restituisce nuovo respiro agli interni della casa al quinto piano di un palazzo storico, trasformando i vincoli strutturali in occasioni progettuali, preservando le testimonianze storiche e lavorando sul confine sottile tra apertura e misura, memoria e nuova quotidianità.
"Quando sono entrato per la prima volta", racconta Francesco Gennaro, co-fondatore dello studio di architettura insieme a Giorgia Rossi, "ho capito subito che non si trattava di imporre un segno, ma di togliere: liberare lo spazio, far tornare la luce protagonista, rimettere in dialogo la casa con la città".
Le richieste della famiglia proprietaria erano essenziali: meno partizioni, più respiro, una palette chiara e calda, capace di dare carattere allo spazio con discrezione. E un riferimento affettivo preciso: Londra, città a lungo abitata dai proprietari, evocata non in modo letterale ma come atmosfera, come equilibrio tra classicità e vita vissuta.
Tutta la casa, fatta eccezione per pochi accenti, è immersa in un bianco crema che amplifica la luce e crea continuità, mentre i pavimenti vengono uniformati recuperando e proseguendo il parquet d’epoca.

Private Apartment, Milano, Italia, 2026 - Ph. Valentina Sommariva
Tre microarchitetture per l'area giorno
Il progetto si concentra soprattutto sull’asse ingresso–living con tre microarchitetture che scandiscono lo spazio: un primo grande volume curvo che accoglie e definisce l’ ingresso e il salotto, un elemento strutturale esistente – il pilastro – assorbito nel disegno e trasformato in armadio contenitivo, e un volume riflettente che chiude e dilata lo spazio, introducendo profondità e luce.
Il primo gesto forte è un grande volume curvo rivestito in seta Phillip Jeffries: serve l’ingresso e il salotto, nasconde armadiature e televisione dietro ante scorrevoli bordate in ottone, ed è interrotto da due librerie gemelle in noce, a tutt’altezza. Il vuoto pieno di oggetti delle librerie rompe la compattezza del blocco e ne bilancia la presenza.
Di fronte, l’angolo conversazione è un manifesto di comfort misurato: chaise longue Magi di Flexform in cuoio, divani Augusto di Molteni in velluto color muschio, tappeto avorio CC-Tapis, coffee table circolari Maxalto e un tavolino monolitico su disegno dello studio in calacatta gold.
Il pilastro, inizialmente elemento ingombrante all'entrata, viene integrato tra i divani e accoglie un armadio contenitivo decorato con gli stessi stucchi del soffitto, in un rimando diretto al razionalismo milanese.

Private Apartment, Milano, Italia, 2026 - Ph. Valentina Sommariva
"Ci interessa molto lavorare per analogie", spiega Giorgia Rossi. "Riprendere un dettaglio esistente e farlo migrare altrove, come facevano i maestri del Novecento, capaci di costruire interni colti, sofisticati ma sempre liberi da ogni rigidità".
Trattata con lo stesso linguaggio plastico, la parete della zona dining fa da fondale al tavolo Henry di Poliform in frassino nero, customizzato con top in calacatta viola, attorno al quale trovano posto sei Wishbone Chair di Carl Hansen, che dialogano con la sobrietà dell’insieme – un omaggio implicito a Wegner e alla sua idea di comfort senza tempo.
Un terzo volume, rivestito in specchio extrachiaro bisellato, riflette le sculture di Paul Bik e l’iconica lampada Arco dei fratelli Castiglioni: gesto scenografico che nasconde il bar in noce, l’accesso alla zona notte e moltiplica la luce. Il corridoio verso la cucina diventa così uno spazio da abitare, con una panca in nicchia rivestita in pregiato tessuto Lizzo, applique Louis Poulsen e l’opera materica Green Ink di Paolo Fiore.
La cucina si rivela attraverso un vero e proprio cannocchiale prospettico, incorniciato da un portale in calacatta viola. Disegnata interamente su misura, è un ambiente raccolto che rilegge in chiave neoclassica le cucine londinesi: tavolo centrale in noce con tre sedie, sospensione di Gino Sarfatti by Astep e il quadro materico di Meridiani.
Zona notte, tra memoria e intimità
Dietro la porta a specchio, la zona notte restituisce il passo alla memoria: le porte originali restaurate introducono alle camere e ai bagni.

Private Apartment, Milano, Italia, 2026 - Ph. Valentina Sommariva
Nella master bedroom il progetto si fa più intimo. Il letto, basso e rivestito in un tessuto caldo e polveroso, dialoga con una parete trattata come una quinta: un disegno dorato crea profondità e protezione. Le sospensioni Louis Poulsen scendono leggere ai lati, liberando i piani e costruendo una luce puntuale, mai invadente. Il parquet recuperato dialoga con i tessuti, in una stratificazione che ricorda l’arte domestica di certe case inglesi d’inizio Novecento.
La cabina armadio, nascosta dietro ante scorrevoli in boiserie classica, presenta toni caldi e avvolgenti: luce integrata, tappeto e pouf. Davanti al letto cassettiera Maxalto e le opere Parallel Universe di Paolo Fiore. Uno spazio funzionale che diventa quasi teatrale, intimo, personale.
La camera dei bambini sceglie la leggerezza: carta da parati a righe azzurre, arredi architipici, spazio al gioco. La porta originale, con maniglia in ottone di Gio Ponti, segna una continuità con il resto dell’appartamento senza imporre un’estetica troppo dichiarata.
I due bagni chiudono il progetto come una coppia di variazioni sullo stesso tema. Il primo, ampio e chiaro, gioca sulla simmetria e sulla luce che si riflette sul marmo grigio imperiale; il secondo, più piccolo, sceglie l’opposto: pareti e soffitto verdi, luce assorbita, atmosfera raccolta, quasi segreta, con applique verticali su disegno, specchiere contenitivi e rubinetteria classica Cristina.
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