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La Fondazione Achille Castiglioni rischia di chiudere
Dopo sessant’anni a piazza Castello 27, la lettera di sfratto dall’iconico luogo che ha visto nascere capolavori del design. La petizione e l'appello dei figli Carlo e Giovanna Castiglioni
Autore: rossana vinci
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Achille Castiglioni nel suo studio in Piazza Castello, 1988. Ph. H.Findletar Achille Castiglioni nel suo studio in Piazza Castello, 1988. Ph. H.Findletar
07/06/2023 - Lo studio di Achille Castiglioni, mecca del design internazionale, rischia di chiudere. Dopo sessantuno anni. 
Il proprietario dell'immobile ha infatti chiesto alla Fondazione di liberare, entro febbraio 2024, il piano terra di Piazza Castello 27, luogo in cui il designer Achille Castiglioni ha lavorato con il fratello dal 1962 al 1968 e poi da solo, per oltre 40 anni.
La motivazione? Probabilmente la possibilità di poter mettere l’immobile sul mercato e aggiudicarsi la possibilità di guadagni più elevati. È partita così una petizione per salvare la fondazione dallo sfratto.

Le lampade Arco e Parentesi, lo sgabello Mezzadro, la libreria Joy, il radiofonografo Brionvega. Queste solo alcune tra le tante icone di design senza tempo create nell'iconico studio milanese, oggi casa-museo e sede della Fondazione. Forse ancora per poco. 
«Abbiamo ricevuto una lettera dal padrone di casa in cui si leggeva che lui non avrebbe rinnovato il nostro contratto d’affitto alla scadenza. E la scadenza è febbraio 2024.» 
E l’avviso, ironia della sorte, arriva lo scorso aprile, proprio nei giorni in cui Milano accoglieva i festeggiamenti del Salone del mobile.
«È stata una doccia fredda», ha commentato la figlia Giovanna Castiglioni, che con il fratello Carlo gestisce da anni lo studio-museo paterno. 

Achille Castiglioni ha lavorato qui dal 1962 alla sua morte, nel 2002. Da allora la sua famiglia ha dato vita ad una Fondazione e la Sovraintendenza Archivistica ha vincolato ogni oggetto. Ma questo non basta a far sì che il museo non possa essere sfrattato. Per l’obbligo di restare in piazza Castello 27 la Sovrintendenza dovrebbe ravvisare gli estremi della tutela del patrimonio culturale del luogo, mettendo un vincolo culturale e la necessità di mantenere integro lo stato dei luoghi, solo così la Fondazione avrebbe la garanzia di poter restare nello spazio attuale.

In questi venti anni, con l'apertura al pubblico dello Studio-Museo di Piazza Castello 27, i visitatori hanno avuto l'opportunità non solo di immergersi negli artefatti progettuali di Achille Castiglioni, ma anche, attraverso i documenti di archivio, di conoscere l'iter creativo delle sue opere più famose. Un luogo iconico in cui la biografia si fonde con ricordi personali e aneddoti dietro i progetti più importanti firmati dal Maestro del design del Novecento, vincitore di ben dieci Premi Compasso d’oro e creatore di icone del design Made in Italy.

«Oltre 80.000 visitatori sono passati in questi locali e hanno potuto vedere questo studio ed ascoltare i nostri racconti. In questo luogo abbiamo raccontato l’attività di nostro padre e dei suoi fratelli, ma soprattutto abbiamo condiviso il processo progettuale di oggetti che hanno fatto la storia e portato il design italiano alla portata di tutti. Abbiamo dato ai nostri visitatori gli strumenti per entrare nel mondo dei Castiglioni e di esserne partecipi, li abbiamo condotti con garbo ed ironia ad avvicinarsi ai progetti guardandoli, toccandoli, usandoli. Così gli oggetti, attraverso il luogo dove sono stati creati, sono divenuti loro amici e loro compagni di vita così come lo sono stati per noi in casa», spiegano Carlo e Giovanna Castiglioni.

«Non basta ogni giorno parlare di cultura, affermare che il nostro paese è il più bello del mondo, quello dove il design è rinato dopo lo scempio di una guerra tragica e insulsa, oggi è necessario che anche questi “piccoli” luoghi non siamo abbandonati e destinati a soccombere senza comprendere il valore della loro storia. 
Milano possiede un vero e proprio museo diffuso in piccole realtà dove architetti, designer, grafici e artisti hanno lavorato e creato le loro opere contribuendo a fare di Milano, un unicum. Perdere questo insieme di riferimenti renderà certamente questa città meno attraente da parte dei moltissimi che ogni anno vengono a vistare questi luoghi ricchi e intrisi di cultura»
, si legge nel comunicato ufficiale scritto dagli eredi Castiglioni.

«Dopo la morte di nostro padre nel 2002 abbiamo, con dedizione e affetto, aperto a tutti i locali dove ha lavorato con il fratello fino al 1968 e poi solo, abbiamo riversato in questo luogo una parte importante della nostra vita lo abbiamo fatto con fatica e senza badare al nostro tornaconto e ancora siamo pronti a rimboccarci le maniche per dare una nuova identità alla fondazione, mantenendo però lo stesso spirito “alla Castiglioni”. Alcune aziende “storiche” e altre di nuova generazione hanno partecipato alla realizzazione delle attività della Fondazione, ma non basta. 
Stiamo dialogando con le istituzioni e sottoponendo alla loro attenzione questo tema per trovare una soluzione. Molti dei visitatori e gli amici della Fondazione Achille Castiglioni ci hanno garantito appoggio, sostegno e aiuto, forse è arrivato il momento di fare un grande lavoro collettivo, come l’avrebbe definito Achille, facendo uno sforzo comune di molte persone dalle diverse specifiche competenze per dare nuova vita alla Fondazione Achille Castiglioni o nel luogo storico oppure in una nuova struttura tutta da progettare»,
concludono Carlo e Giovanna Castiglioni.


 


Giovanna Castiglioni_Ph. Nayla Ghazzaoui


Giovanna e Carlo Castiglioni. Foto di L.Barassi e M.Fiorini


Studio-Museo e Fondazione Castiglioni


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Giovanna Castiglioni. Ph. Stefano Guindani


Giovanna Castiglioni. Ph. Stefano Guindani

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