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Mobilità dopo il lockdown: ecco come si reinventeranno gli aeroporti
I tre pilastri per la 'nuova' progettazione delle infrastrutture secondo Giulio De Carli, manager di OneWorks
Autore: rossana vinci
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Marco Polo Airport, Ph. Alessandra Chemollo per One Works Marco Polo Airport, Ph. Alessandra Chemollo per One Works
24/04/2020 - Come ripensare le infrastrutture in vista della lenta ripartenza post-Coronavirus? Come cambierà il nostro modo di viaggiare e di prendere i mezzi di trasporto? 
Giulio De Carli manager di OneWorks, tra i più importanti e prolifici studi di architettura e ingegneria italiani specializzati nella progettazione di infrastrutture di trasporto e spazi urbani in tutto il mondo, fa una riflessione immaginando i futuri scenari in vista della 'Fase 2'.

In questi giorni si inizia a parlare di ripartenza e di un possibile, per quanto cauto, ritorno alla normalità. Tra tante ipotesi e dubbi una cosa è certa: cambierà il nostro modo di vivere e inesorabilmente anche il nostro modo di viaggiare.
I migliori studi di architettura di tutto il mondo stanno già ragionando sui nuovi spazi delle infrastrutture, tra cui gli aeroporti. Le ipotesi sono tante: dalla preselezione dei passeggeri alla rivelazione della temperatura, al controllo dei flussi. 

"Sarà una sfida più impegnativa dell’11 settembre", così, riferendosi ai futuri scenari delle nostre infrastrutture in stop per contrastare la diffusione del virus, definisce le conseguenze dell’epidemia da coronavirus  l'architetto e co-fondatore di OneWorks Giulio De Carli. "Non solo perché lo stop ai voli è stata la prima conseguenza delle misure prese per contrastare il contagio da Covid-19. Ma anche perché, in ottica di ripartenza, è uno dei settori più in difficoltà in un ipotetico “ritorno alla normalità”.



"Per questo, continua De Carli,  "dovremo farci aiutare dalla tecnologia. Vanno identificati e isolati i singoli problemi da affrontare e poi vanno risolti. Una cosa appare certa: superata la fase di emergenza-che potrebbe durare anche 1 o 2 anni con fasi acute alterne - bisognerà proteggersi rispetto al rischio di altre possibili pandemie. Potremmo trovarci a vivere in una condizione di costante on-off, di necessaria flessibilità tra una configurazione attiva nei periodi più tranquilli e una in cui possono subentrare nuovamente delle restrizioni, senza impatti rilevanti".

Così De Carli mette in chiaro i tre pilastri da seguire per riprogettare le infrastrutture:

1. Prefigurare i nuovi scenari di sviluppo per la mobilità di persone e cose tenendo conto di possibili comportamenti inediti e plausibili propensioni – per fare ciò che veramente servirà, non per fare a tutti i costi quello che si è sempre fatto. Servono migliori performance degli impieghi di risorse.
2. Collegare sfere che fino ad ora hanno avuto poche relazioni: capacità delle infrastrutture fisiche, tecnologie digitali, sostenibilità ambientale – fare quindi progetti con nuove qualità, approfittando del periodo di sospensione che stiamo vivendo 
3. Taglio drastico delle procedure e semplificazione degli iter per arrivare presto alla realizzazione delle opere – vale soprattutto nel nostro Paese.



Oltre ai tre pilastri passa in rassegna alcuni temi chiave da affrontare post-emergenza:

Compagnie low cost. Quali gli scenari futuri?
La risposta non è ancora chiara, eppure la maggior parte della gente viaggia con le low cost. È vitale, e possibile, trovare soluzioni per recuperare quella parte del mercato. Non farlo significherebbe generare impatti fortissimi sull’economia ma anche su istruzione e cultura, sui  giovani che non potranno più partecipare ai progetti Erasmus o viaggiare in nord Europa, in Tunisia, in Marocco. 
Servono visione, competenze, rapidità, efficacia di esecuzione e flessibilità ai prossimi cambiamenti. La risposta è ancora nella tecnologia. 

Immaginiamo i nuovi spazi per i prossimi decenni
Bisogna andare un decennio oltre, più avanti ancora. Bisogna investire qui e adesso. Non solo a supporto dei gestori aeroportuali, ma di tutte le attività che fanno parte dell’aeroporto e concorrono al conto economico del trasporto aereo.
Tutto ciò andrà di pari passo con l’implementazione delle tecnologie. Partiremo da test che hanno già avuto successo e hanno consentito applicazione in questi ultimi anni o mesi, come il riconoscimento facciale all’aeroporto di Milano Linate, sperimentato qualche settimana fa con accessi all’area sperimentale; come avviene già anche ad Abu Dhabi e a Dubai, dove metà dei passaporti sono stati sostituiti dagli accessi facilitati dal controllo biometrico. 

Diversamente dal periodo in cui furono introdotte le norme antiterrorismo, ci sarà un momento in cui dovremo abituarci a nuovi comportamenti da adottare all’interno degli aeroporti, alcuni dei quali vengono già adottati al supermercato, quindi non sarà così complesso capire le istruzioni che ci verranno impartite. In parallelo la tecnologia aiuterà fluidificando e accelerando i percorsi laddove ci saranno delle restrizioni, aiutandoci a convivere meglio con le procedure di imbarchi, sbarchi e attraversamento. 

ONEWORKS, Malpensa Prime Business Terminal.


Le aree commerciali, retail e F&B sono una componente strutturale, vitale per garantire gli introiti che permettono di mantenere il business del trasporto aereo. Senza non ci sarebbe la sostenibilità nei conti economici dei gestori, in quanto il trasporto aereo ha dei margini ridottissimi: molti dei ricavi è impiegato per i carburanti per gli aeromobili e per il personale. Gli introiti commerciali vanno a coprire inoltre gli investimenti per la manutenzione e l’ampliamento delle infrastrutture. Essendo una componente strutturale, occorre lavorare in parallelo per garantire la sicurezza nella fluidità dei percorsi e al contempo per mettere il passeggero nelle condizioni di servirsi di ristorazione e attività commerciali all’interno dei nostri terminal.

Nell’immediato ci troveremo davanti a delle restrizioni: se ci saranno dei bar collocati in posizioni critiche, dove non si potrà garantire il distanziamento sociale, questi dovranno essere immediatamente riorganizzati; ma nel tempo, tutte le funzioni commerciali saranno non solo mantenute ma anche potenziate e adattate alle nuove tendenze, comportamenti e propensioni che molto cambieranno dopo questa emergenza sanitaria e il nostro periodo di isolamento.


ONEWORKS, Townsquare mixed-use district, La Valletta Malta.


L'ambiente
Tra le responsabilità che questa pandemia ci ha sbattuto in faccia certo c’è quella verso l’ambiente e la natura, che velocemente abbiamo visto riappropriarsi dei suoi spazi, a monito per il futuro. Vanno mantenuti e inseguiti il più possibile i benefici che si stanno generando in questo periodo, di fronte ai quali in pochi sono ora disposti a rischiare sull’ambiente e sul clima come avveniva prima. Adesso abbiamo tutti una consapevolezza maggiore. 

Ogni progetto della fase 3 dovrà contenere strutturalmente un diverso rapporto con l’ambiente, sia attraverso l’uso delle nuove tecnologie sia attraverso un passo in avanti di decenni che includa un’accelerazione di tutti i protocolli che si stanno attualmente studiando: temi come il contenimento dell’uso di cemento armato, per citare un argomento che può essere declinato su tutti i materiali, su tutte le tecniche di costruzione e su tutte le componenti energetiche. Serve un salto in avanti sulle applicazioni. 
 


Marco Polo Airport, Ph. Alessandra Chemollo per One Works

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Commenti per questa notizia
salvatore tafuro arch
Interessante valutazione...avremo l'obbligo, finalmente, di pensare_visionare un futuro che prima dell'emergenza sembrava precluso e già dato...Mi pare opportuno che le valutazioni riportate possano/debbano essere estese a tutti gli spazi_architettura, all'ambiente e alle infrastrutture...alla vita_

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