12/07/2016 - La GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita fino al 24 luglio 2016 la mostra Aldo Rossi. La finestra del poeta – Opera Grafica 1973-1997, una preziosa raccolta di 100 stampe e oltre 40 opere tra dipinti e disegni, bozzetti e lastre.
La mostra, a cura di Ton Quik, è realizzata dal Bonnefantenmuseum di Maastricht in collaborazione con la Fondazione Aldo Rossi di Milano, in occasione del ventennale dell’apertura della nuova sede del primo, costruito da Rossi dal 1990 al 1995. Lo scopo è studiare i soggetti e le tecniche delle stampe di Rossi, indagando nel dettaglio il contesto storico e le ragioni che lo hanno spinto a scegliere questo mezzo espressivo.
A corredo della mostra il volume Aldo Rossi. Opera Grafica. Incisioni, litografie, serigrafie, che restituisce gli esiti di questa indagine scientifica e offre la prima visione esaustiva dell’Opera Grafica dell’artista.
Il percorso cronologico-tematico si apre con le stampe degli anni Settanta, acqueforti in bianco e nero in cui si fondono studi analitici – come ne Il grande cimitero di Modena, Le due città o nelle diverse Composizioni urbane – e oggetti d’affezione, come ad esempio ne L’architettura domestica, dove tra le architetture compaiono i primi studi delle caffettiere che Rossi disegnerà per Alessi negli anni successivi.
Tra le stampe degli anni Ottanta, si ritrovano studi architettonici, come The Lighthouse, le sperimentazioni sul tema del frammento – anche nel progetto intitolato Fragments – accanto a due famosi lavori analogici di Rossi: Il Teatro del Mondo, soggetto di cinque stampe che spaziano tra rappresentazioni tecniche e “mentali”, e La città analoga, che è stato oggetto di studio per un progetto multimediale di Dario Rodighiero, collaboratore scientifico dell’École politechnique fédérale di Losanna.
Infine, le opere degli anni Novanta, che presentano temi e soggetti diversi, anche non strettamente legati all’architettura – come Il caffè del Mattino, prima stampa di una scena domestica – accanto a capricci compositivi come Geometrie Romane e Il pesce d’oro, l’ultima che Rossi avrebbe visto finita.
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