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Oltre la tela: Lucio Fontana tra spazio, materia e visione
Al cinema The Final Cut racconta il maestro che ha trasformato la superficie pittorica in una nuova dimensione spaziale, tra arte, architettura e percezione
Autore: cecilia di marzo
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24/03/2026 - Il 25, 26 e 27 maggio 2026 arriva nelle sale italiane Lucio Fontana. The Final Cut, documentario diretto da Andrea Bettinetti e prodotto da Good Day Films e Nexo Studios, nell’ambito della rassegna La Grande Arte al Cinema.

Il film propone un ritratto inedito di Lucio Fontana (1899–1968), artista che ha rivoluzionato il concetto di spazio nell’arte contemporanea, aprendo nuove prospettive tra materia, luce e infinito.

Attraverso materiali d’archivio, testimonianze internazionali e immagini delle opere conservate nei principali musei, il documentario costruisce una narrazione che intreccia biografia e ricerca artistica, restituendo la figura di Fontana come pioniere di una nuova dimensione spaziale.

Il gesto che supera la superficie
I celebri tagli e buchi sulla tela rappresentano il punto di svolta della ricerca di Fontana: un gesto radicale che supera la bidimensionalità della pittura per aprire lo spazio a una dimensione oltre la materia. Come affermava lo stesso artista, l’atto di incidere la tela non distrugge, ma crea una nuova profondità, una relazione diretta con l’infinito.

"La scoperta del cosmo è una dimensione nuova, è l'infinito.
Allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti,
e ho creato una dimensione infinita"
Lucio Fontana

Il documentario indaga questa trasformazione, mostrando come il lavoro di Fontana abbia ridefinito il rapporto tra arte e spazio, anticipando temi centrali dell’arte contemporanea e dell’architettura.

Un percorso tra luoghi e visioni
Il racconto attraversa i luoghi chiave della vita dell’artista: dallo studio di Comabbio alla Milano del dopoguerra, fino all’Argentina, dove Fontana nasce a Rosario e insegna alla Scuola di Belle Arti di Buenos Aires negli anni Quaranta. Il percorso tocca anche i principali musei europei e internazionali che hanno ospitato le sue opere, ricostruendo una traiettoria che unisce contesti geografici e culturali diversi .
Particolare attenzione è dedicata anche alle opere del primo periodo argentino, meno note ma fondamentali per comprendere l’evoluzione del suo linguaggio.

Arte, architettura e pensiero
Il film restituisce la complessità della ricerca di Fontana, che attraversa scultura, ceramica, ambienti, interventi spaziali e manifesti teorici. La sua opera introduce una nuova concezione dell’arte come esperienza totale, in cui spazio, luce e tempo diventano elementi progettuali.

Il racconto si arricchisce delle testimonianze di artisti e studiosi internazionali – tra cui Antony Gormley, Carsten Höller, Alfredo Jaar – e di protagonisti che hanno conosciuto direttamente Fontana, come Michelangelo Pistoletto e Heinz Mack, oltre al contributo di studiosi come Luca Massimo Barbero e Daniela Alejandra Sbaraglia.

Accanto a queste voci, il documentario apre a una riflessione interdisciplinare che coinvolge anche il rapporto tra arte, scienza e architettura, con interventi di figure come Norman Foster e il filosofo Paolo Benanti, evidenziando come la ricerca di Fontana abbia anticipato un dialogo tra linguaggi e discipline.

Il cinema come spazio di narrazione
Guidato dalla voce narrante di Miriam Leone, il film costruisce un racconto che alterna materiali storici e nuove interpretazioni, restituendo l’immagine di un artista visionario, capace di trasformare il gesto in pensiero e la materia in spazio.
Lucio Fontana. The Final Cut diventa così non solo un omaggio a uno dei grandi maestri del Novecento, ma anche una riflessione sul ruolo dell’arte come strumento per immaginare nuove dimensioni del reale, in cui il confine tra pittura, scultura e architettura si dissolve.

**Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1964, idropittura e tagli su tela, 72 x 93 cm. Collezione privata © Fondazione Lucio Fontana, Milano by SIAE 2026
 


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