Autodidatta appassionato e promotore di un design artigianale come 'veicolo di bellezza', il progettista francese racconta ad Archiproducts il suo contributo per la Milano Design Week e il suo approccio al progetto
21/04/2026 - Autenticità artigianale e savoir-faire manifatturiero definiscono la firma di Christophe Delcourt. Autodidatta appassionato e promotore del design come 'veicolo di bellezza', il progettista parigino si afferma sulla scena francese e internazionale per le sue opere al confine tra arte e artigianato industriale. Arredi rigorosi, discreti e su misura rivelano la maestria nella lavorazione della materia e la cura nel disegno come testimonianza di un'epoca.
Scelto tra gli undici volti in copertina della Guida di Archiproducts alla Milano Design Week 2026, il designer francese ci racconta in un'intervista il suo contributo per l'evento di Milano e il suo punto di vista sul mondo del design.
Christophe Delcourt, dall'artigianato al design
Uno dei punti di forza di Christophe Delcourt è la passione per l'artigianalità. La sua formazione inizia nei laboratori manifatturieri, dove impara il gesto, il materiale, il know-how e l'impegno richiesto nella realizzazione di arredi di alta qualità, fin quando la dedizione per l'artigianato lo porta ad avviare una propria produzione di mobili e lampade. Nel 1995 fonda il brand Delcourt Collection e apre un proprio atelier a Parigi.
Con un approccio progettuale puro, ma espressivo, sobrio ma eclettico, il designer parigino trae ispirazione dal dettaglio, che sia un elemento architettonico, un'opera d'arte, un materiale o una tecnica di assemblaggio. Scevro da visioni futuristiche, Delcourt concepisce le sue creazioni soprattutto come elementi di valorizzazione degli interni e di espressione di un momento storico.
Negli oggetti firmati Delcourt Collection, il focus è sulla materia. Ogni pezzo è frutto di un dialogo continuo tra la mano del designer e quella dell'artigiano. Grazie a una solida rete in Francia di ebanisti, ceramisti, tappezzieri, fabbri e scalpellini e a una ricca biblioteca di materiali e finiture, Delcourt realizza opere sostenibili e su misura per ogni stile di interni, privilegiando la discrezione agli effetti ostentati.
Il legno è il materiale d'elezione: per il designer francese ogni tavola è l'inizio di una storia. Senza mai ricorrere ad alcun artificio, il progettista ne doma l'apparente rigore per rivelare la morbidezza e la versatilità di un materiale cangiante che si rinnova nel tempo, attraverso le stagioni. L'ebanesteria diventa così l'arte artigianale principale che dà forma ai suoi oggetti.
Accanto all'attività di produttore, il designer instaura proficue collaborazioni con altri importanti brand di design come Baxter, HC28 Maison, Minotti, Molteni&C., Roche Bobois e Wall&Decò.
Particolarmente produttivo è il sodalizio con Minotti da cui nascono la sedia e la poltrona Fil Noir, distinte da un filo di metallo che disegna la silhouette, sostiene e abbraccia la seduta, il divano modulare Daniels, dalle inedite composizioni di curve, ellissi e geometrie squadrate, o la famiglia Lou, espressione di alta ebanisteria e tecnologia high-end.
Esempi realizzati con Baxter sono Clara, divano componibile in pelle definito dall'alternanza di pieni e vuoti; Fany, famiglia di tavoli e console scultorei con piani in vetro artistico; o l'eclettica poltroncina Elly, generata da incastri di geometrie stondate che creano un design 'architettonico'.
La collaborazione con Roche Bobois porta alla produzione della linea di madia e tavolo Saga con gambe in rovere mobili come cavalletti; la libreria a giorno Legend, completamente realizzata con l'assemblaggio di rovere massello, senza parti metalliche; o la collezione di divano tavolo e madia Palatine, omaggio del designer all'architettura e all'art de vivre dell'Italia.
Interessanti sono i prodotti realizzati per Molteni&C. come il tavolo Lisee la consolle Penelope, le cui forme plastiche esprimono un'ode alla materia, la poltrona Eugène in Polimex, che pone enfasi sull'utilizzo di materiali riciclati; o il divano 'diviso ma unito' Emile con i tavolini in marmo Odile.
Autentico, materico e organico, il design di Christophe Delcourt esprime in pochi tratti essenziali ed efficaci tutta la forza della materia. Dal legno al marmo, dalla pelle al metallo, nelle mani del designer francese i materiali parlano nel loro linguaggio più puro, frutto di una lavorazione lenta e accurata e di un progetto radicato nei bisogni delle persone.
Intervista con Christophe Delcourt
In occasione della Milano Design Week 2026, Christophe Delcourt ci guida nel suo universo, con qualche anticipazione sulle ultime novità che saranno svelate durante la settimana del design.
La Milano Design Week è un osservatorio globale di idee e sperimentazione. Qual è il tuo contributo quest’anno? I tempi in cui stiamo vivendo rendono difficile affermare di voler trasmettere un messaggio… ma se dovessi sceglierne uno, sarebbe quello di rimanere fedeli a se stessi e di impegnarsi sempre nel dialogo. Aggiungerei che il design è una meravigliosa opportunità per mettere in discussione i tempi in cui viviamo e i nostri comportamenti. Perché è un veicolo di bellezza e maestria artigianale. La fiera di Milano incarna quel momento in cui un’intera professione si riunisce attorno alla creazione.
Un progetto o evento imperdibile alla Milan Design Week 2026. Per me, non può che essere alla Fondazione Mudima, dove presentiamo per il quarto anno consecutivo le ultime novità delle nostre due collezioni, la Delcourt Collection e la Collection Particulière. Ma soprattutto perché Mudima è un po’ come la nostra famiglia milanese. È un luogo a cui sono personalmente molto legato. Esporre oggetti di design in uno spazio dedicato all’arte è un’opportunità incredibile. È davvero stimolante.
Il tuo luogo del cuore a Milano: un ristorante, un monumento o uno spazio pubblico. La Fondazione Prada, perché è un luogo di apertura e interazione dove si vive sempre un'esperienza diversa. Mi piace molto l'idea che lì l'arte non sia mai intimidatoria, ma venga considerata un mezzo vivo e in continua evoluzione.
Il design è una forza motrice del cambiamento. Come sta modificando le nostre abitudini oggi? Per me, il design non deve necessariamente incarnare una visione futuristica. Credo che debba concentrarsi nuovamente sulla produzione, sulle persone e sull'artigianato. La chiave sta nel saper progettare con sincerità e in sintonia con l'ambiente che ci circonda.
Un progetto recente – tuo o di altri – che consideri un buon esempio di come il design possa generare cambiamenti significativi. Ammiro il modo in cui Molteni&C, negli ultimi anni, sia andato oltre il concetto di semplice prodotto per abbracciare una visione più ampia, accompagnata da una riflessione autentica sul nostro modo di vivere. Palazzo Molteni incarna questa interazione tra architettura d'interni e design, in cui le due discipline si rafforzano a vicenda e si fondono in un tutt'uno.
Intelligenza artificiale: alleata o minaccia per la creatività? Che utilizzo ne fai? Lo considero un aiuto, ma non è - e non sarà mai - il punto di partenza della creazione; è uno strumento. Nient’altro.
Velocità e corsa alla produzione: in cosa i designer dovrebbero rallentare o da quali attitudini prendere le distanze? Ognuno ha la propria opinione al riguardo. Per quanto mi riguarda, bisogna prendersi il tempo necessario per fare le cose per bene. La velocità e la fretta non vanno mai d'accordo!
Qual è il tuo “oggetto del cuore” tra quelli che hai disegnato sino ad oggi? Non mi piace guardare indietro; preferisco sempre guardare avanti, verso ciò che mi aspetta. La soddisfazione non è una fonte di ispirazione creativa. Adoro l'emozione che precede il lancio di un nuovo mobile, perché ogni volta è come fare un salto nell'ignoto. In questo momento, ciò che mi tiene impegnato e mi motiva sono le nuove collezioni che stiamo preparando per Delcourt Collection e Collection Particulière.
Cosa non deve assolutamente mancare nel tuo studio? Campioni di legno e campioni di tessuto.
Da quale distrazione vorresti liberarti per dedicarti a pieno al tuo ruolo di designer? Non sento davvero il bisogno di liberarmi da qualcosa. Forse solo dal cellulare, ogni tanto... ma è così per tantissime persone! A parte questo, sono piuttosto bravo a organizzare il mio tempo lavorativo (e anche quello privato, se è per questo!), quindi non mi sento frustrato né ostacolato nella mia attività di designer.
Questo sito non utilizza cookie di profilazione ma solo cookie tecnici per funzionare correttamente e cookie di Analytics per raccogliere statistiche anonime sulla navigazione. Continuando la navigazione su questo sito si accetta la Cookie PolicyX non mostrare pi