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Complementi di arredo in marmo: Patricia Urquiola racconta l’incontro con Budri
Alessandra Budri: la collaborazione con Patricia una ‘palestra creativa’
Autore: roberta dragone
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22/04/2013 - “Budri è per me l’azienda del cuore”. È così che Patricia Urquiola, intervistata dalla redazione di archiportale in occasione dei Saloni 2013, inizia a raccontare l’incontro avvenuto cinque anni fa con l’azienda di Mirandola.
 
“All’inizio dicevo di no, il marmo no, mi sembrava troppo prezioso e costoso, ed ero quindi molto sostenuta. Ma alla fine, grazie alla perseveranza di Alessandra Budri, ho cambiato idea. Abbiamo quindi iniziato a sperimentare sull’oggetto e, pur trattandosi di un’azienda storicamente impegnata nella lavorazione dell’intarsio, stiamo realizzando progetti con uno spirito che corrisponde comunque al loro modo di essere”.
 
“Io definisco la collaborazione con Patricia – spiega Alessandra Budri – una “palestra creativa” poiché per la prima volta le è stato chiesto di lavorare la pietra. Inizialmente non era d’accordo poiché giudicava il marmo un materiale austero e non versatile. Poi però ha accettato la sfida di lavorare questo materiale con ironia e freschezza, gettando le basi per un modo tutto nuovo di concepire la pietra”.


 

L’incontro tra Patricia Urquiola e Alessandra Budri ha sancito la nascita di una ricca collezione di complementi di arredo in cui la pesantezza del marmo scompare per lasciare spazio a tessuti leggeri come “pizzi” e “maglierie”.
 
La collezione Earthquake 5.9 presentata ai Saloni nasce come indiscutibile rimando al terremoto che nel maggio scorso ha colpito l’Emilia danneggiando in modo importante numerosi stabilimenti della zona, tra cui quello dell’azienda di Mirandola, il cui archivio di marmi e pietre semipreziose - onici, lapislazuli, ametiste, madreperla – è andato totalmente distrutto.
La nuova collezione propone complementi d’arredo e rivestimenti in marmo e onice, interamente realizzati con centinaia di frammenti di lastre ‘terremotate’: piccoli tavoli di marmo “piegato” a 90 gradi e specchi realizzati con la stessa tecnica ispirati agli origami giapponesi; librerie modulari dalla forma irregolare, con mensole ricavate da listelli di marmo inclinato, e ancora rivestimenti boiserie realizzati con decori in rilievo dalle tinte naturali, con richiami alle lane lavorate a mano.
 
Ed è proprio il lungimirante riutilizzo dello sfrido ad esser stato uno dei principali motivi di successo di questa collaborazione.
“Patricia – spiega Alessandra Budri – è rimasta da subito colpita dalla quantità di materiale che siamo costretti a buttar via quando lavoriamo l’intarsio, ed abbiamo per questo applicato la sua filosofia anti spreco sin dal primo progetto insieme.
Il terremoto che ha colpito l’Emilia a maggio scorso – sottolinea con amara ironia – ci ha poi “obbligati” a proseguire su questa strada. Il nostro archivio di pietre, anche lastre molto preziose, è andato distrutto per il 98%. L’incoraggiamento di Patricia che continuava a ripetere “non vi preoccupate, tireremo fuori qualcosa” si è da subito tradotto in un progetto concreto con il quale abbiamo recuperato tutta la collezione.
 
























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