18/05/2026 - Milano immagina una nuova “cintura” verde attorno alla città attraverso il progetto Milano Green Circle 90/91, promosso dal Comune di Milano con la Fondazione Forestami e sostenuto dal Gruppo Armani. L’intervento, avviato nel 2025 e sviluppato lungo il tracciato della linea filoviaria 90/91 che percorre la circonvallazione urbana, punta alla trasformazione progressiva dell’asse infrastrutturale in un corridoio ecologico continuo, capace di integrare forestazione urbana, mobilità pubblica e rigenerazione ambientale.
L’idea di una “muraglia verde” che circonda Milano si traduce qui in un dispositivo paesaggistico lineare che non separa ma connette: un anello urbano in cui il verde esistente viene conservato, potenziato e affiancato da nuove piantumazioni. Il progetto interessa un’infrastruttura già nota ai milanesi come una delle principali linee di attraversamento metropolitano, spesso associata a forte intensità di traffico e criticità ambientali, e la ripensa come spazio di transizione climatica e biologica.
Nel primo tratto, compreso tra Piazzale Brescia e Piazza Bolivar lungo i viali Ranzoni, Bezzi e Misurata, la trasformazione è già in corso. Qui il disegno paesaggistico introduce una fascia vegetale continua che affianca il tracciato dei mezzi pubblici, costruendo un doppio sistema di movimento e natura. L’intervento ha previsto la messa a dimora di 350 alberi e oltre 60.000 tra arbusti ed erbacee perenni, con ulteriori 300 alberi programmati a completamento della corsia riservata della 90/91.
La strategia botanica non si limita all’innesto di nuove specie, ma lavora sulla struttura esistente del paesaggio urbano. Gli arbusti già presenti sono stati in parte conservati e in parte sostituiti, secondo un disegno a più livelli che combina siepi sempreverdi e masse vegetali stagionali. La scelta delle specie privilegia varietà autoctone e resilienti, in grado di assorbire polveri sottili, adattarsi allo stress climatico e sostenere la biodiversità urbana.
Accanto alla dimensione vegetazionale, il progetto interviene sulla struttura fisica del suolo e dell’acqua. La progettazione prevede sistemi di raccolta delle acque meteoriche attraverso avvallamenti e micro-invasi, il recupero dei pozzetti esistenti e soluzioni per favorire l’infiltrazione idrica, riducendo il consumo di acqua per irrigazione. In questo modo la circonvallazione diventa anche un’infrastruttura idrologica, capace di gestire piogge intense e migliorare il comportamento ecologico del suolo urbano.
Il Green Circle si configura così come un sistema di servizi ecosistemici applicati alla città: riduzione del particolato atmosferico, attenuazione del rumore, incremento della biodiversità, rigenerazione dei suoli compattati e rafforzamento della resilienza climatica. Le quinte vegetali lungo la 90/91 agiscono come filtro ambientale continuo, mentre la selezione delle specie e la loro disposizione costruiscono una risposta adattiva alle condizioni urbane in trasformazione.
La componente sociale del progetto è altrettanto centrale. I lavori del primo tratto sono stati affidati alla Cooperativa Il Giardinone, che impiega lavoratori con fragilità fisiche e psichiche: circa il 30% del personale coinvolto appartiene a categorie fragili. L’intervento introduce così un modello di rigenerazione che associa qualità paesaggistica e inclusione lavorativa, integrando la dimensione ambientale con quella sociale.
Nelle parole dei promotori, il progetto rappresenta anche una visione condivisa di città. Giorgio Armani ha definito il Green Circle un segnale concreto di equilibrio tra natura e ambiente urbano, sottolineando la volontà di contribuire a una Milano più vivibile e “a misura d’uomo”. Per Stefano Boeri, ideatore di Forestami – Fondazione che ha la missione di mettere a dimora 3 milioni di alberi a Milano entro il 2030 – l’iniziativa dimostra come la collaborazione tra pubblico e privato possa accelerare processi di trasformazione urbana capaci di generare valore collettivo e ambientale.
Nel suo sviluppo progressivo, il Milano Green Circle 90/91 si propone quindi come un’infrastruttura ibrida: non solo paesaggio, ma anche sistema tecnico, sociale e climatico. Un anello urbano che non si limita a circondare la città, ma ne ridisegna il rapporto tra mobilità, suolo e vegetazione, trasformando una delle sue infrastrutture più quotidiane in un dispositivo di rigenerazione ambientale diffusa.
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