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16/03/2016 - Nello spazio mostre Guido Nardi del Politecnico di Milano sono esposti fino al 22 marzo i risultati del workshop Expo dopo Expo, cui hanno partecipato 15 scuole italiane di architettura, per un totale di 30 progetti che provano a immaginare un futuro per le aree occupate da Expo 2015.
Il workshop ha coinvolto gruppi di lavoro di diversa provenienza. Tra questi: i Politecnici di Torino e Milano, l'Iuav, la Federico II di Napoli, l'Alma Mater Studiorum di Bologna, "La Sapienza" di Roma e l'Università "Roma Tre", la "Gabriele d'Annuzio" di Chieti - Pescara e le Università di Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Palermo, Parma e Peugia.
L'iniziativa nasce dalla volontà di portare il progetto di architettura tra i protagonisti del dibattito sulle trasformazioni urbane, con lo scopo dioffrire soluzioni progettuali per il sistema Expo.
Dal primo novembre 2015 ha preso il via lo smantellamento dei padiglioni nazionali e dei cluster: il Workshop ha lasciato alla discrezione dei progettisti le scelte relative al rapporto con le principali attrezzature realizzate lungo il sistema del cardo-decumano, tra cui Palazzo Italia, Open Air Theatre San Carlo, Padiglione Zero, Cascina Triulza, Albero della vita.
Nota ormai come enclave territoriale – compresa tra le autostrade dei Laghi e la Milano-Torino, e l’asse ferroviario Torino-Venezia – l’area di Expo Milano 2015 si pone ai margini del confine comunale, lungo la direttrice Nord-Ovest, all'interno di un sistema che, a partire da Porta Garibaldi, intercetta in sequenza ambiti strategici quali Scalo Farini, Bovisa e il Cimitero Maggiore, e a scala territoriale Arese, fino all’aeroporto internazionale di Milano Malpensa.
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