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La città come organismo vivo. Elisabeth Scherffig all'ADI Design Museum
La mostra dedicata alle opere dell'artista tedesca indaga il rapporto tra disegno, architettura e spazio urbano in continua metamorfosi. Visitabile fino al 22 marzo 2026 al museo milanese
Autore: giulia capozza
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Tel Aviv 2007-08 141x200cm - Foto Guidetti e Ricci Tel Aviv 2007-08 141x200cm - Foto Guidetti e Ricci
27/02/2026 - La città è reinterpretata come organismo vivo, fatto di stratificazioni, memorie e trasformazioni nella ricerca dell'artista Elisabeth Scherffig in esposizione all'ADI Design Museum. La mostra 'Elisabeth Scherffig. Nelle città' a cura di Claudio Gulli indaga il rapporto tra disegno, architettura e spazio urbano. Visitabile nel museo a Milano fino al 22 marzo 2026.

In una selezione significativa di opere realizzate dall’artista tedesca tra gli anni Ottanta e oggi, la città si manifesta come luogo in continua metamorfosi, teatro di memorie, rovine, cantieri e visioni utopiche. 

Attraverso grandi disegni a pastello, installazioni in seta, porcellana o silicone, ammassi di materiali industriali e 'calchi dal suolo urbano', Elisabeth Scherffig indaga il processo di trasformazione dello spazio urbano. Le sue opere non sono mai riproduzioni puntuali fotografate, ma esecuzioni a mano libera realizzate a seguito di una griglia definita di partenza.

"La mostra di Elisabeth Scherffig - spiega Luciano Galimberti, Presidente dell'ADI Design Museum - ci parla di questo sfondo interagente [della città] con sé stessa in via prioritaria, ma inevitabilmente con “noi”, non più intesi come semplici spettatori, bensì come soggetti attivi nella costruzione continua di nuove relazioni con la città e il senso del progetto".

Riprendendo le parole di Galimberti, le opere dell'artista diventano una sorta di specchio che aiuta a ricomporre quell'identità unitaria nel rapporto con lo spazio urbano. Ogni luogo non è mera risposta volumetrica a un bisogno abitativo ma ha una propria anima e un proprio linguaggio primordiale di suoni, profumi, colori, luci e ombre. Un linguaggio che proietta in una dimensione più profonda di costruzione dell’idea di cittadinanza, di rapporto con sé e con gli altri.
 

La mostra 'Elisabeth Scherffig. Nelle città'  all'ADI Design Museum

Momento iniziale dell'esposizione è il grande lavoro, di sette metri di lunghezza, dedicato alle mura di Milano romana, Muri Romani. Nata nel 1986, l'opera è un lavoro sulla memoria, sui resti di una parte della città che è cambiata nel corso dei secoli. 

"Quel lavoro di quasi quarant’anni fa - spiega la storica e critica d'arte Angela Madesani - è un momento primigenio della sua ampia e profonda ricerca di natura urbanistica, in cui il mattone è unità di misura, che si moltiplica nelle diverse situazioni".

"Un grande disegno - continua Madesani - mostra la città di Essen, bombardata dopo la seconda guerra mondiale. Un momento che per ovvi motivi anagrafici Elisabeth non ha vissuto in prima persona, ma che è nel suo DNA storico e culturale. A ogni tedesco, in particolare quelli della sua generazione, è stato instillato il senso di colpa per quanto accaduto, perché mai più si ripetessero quegli orrori". 

Tra le opere in mostra due lavori - uno in negativo, realizzato in linoleum e uno positivo, in porcellana - sono dedicati a Tel Aviv, la città bianca creata nel 1909. Una prospettiva a volo d'uccello inquadra sagome di edifici razionalisti.

Una grande carta è dedicata a Beirut, massacrata dai bombardamenti, lasciando emergere nella parte bassa dell'opera le macerie di un mondo in continua trasformazione.

Una piccola città di porcellana, Utopia I (2022), è nata dalla lettura di un articolo de Il Sole 24 ORE, in cui si parla del Vchutemas, un’accademia di arte e architettura, aperta in Unione Sovietica tra il 1920 e il 1926, in cui tra i docenti vi erano personalità del calibro di El Lissitzky, Malevič, Rodčenko e Kandinskij.

Scherffig ha trovato due fotografie sbiadite dei lavori della scuola e ha tentato di diventare una studentessa di Rodčenko, ispirandosi alle sue proposte formali e non solo. Per realizzare le piccole sculture bianche ha guardato ai modellini presenti nelle foto, cercando di ricostruire il lavoro degli allievi.

In Utopia II (2022), piccoli modelli riecheggiano l'idea di città ideale, basata su principi di razionalità, funzionalità e bellezza, che ha radici nel Rinascimento. Sammelsurium, del 2019, è un diorama, una tipologia di opere che Scherffig realizza ormai da qualche anno, un’immagine fotografica davanti alla quale l’artista pone delle piccole strutture di porcellana. Un gioco di rapporti tra linguaggi e dimensioni diverse, dove l'architettura è protagonista. 

La mostra all’ADI Design Museum nasce in collaborazione con Palazzo Butera a Palermo, dove le opere dell'artista sono esposte dal 2021 all'interno della Collezione Francesca & Massimo Valsecchi.

  Scheda evento:
Mostra:
19/02-26/03 ADI DESIGN MUSEUM, PIAZZA COMPASSO D’ORO 1 20154 MILANO
Elisabeth Scherffig. Nelle città



Muri romani,1986 - Foto Sara Rizzo


Utopia II 2022 Porcellana e ardesia Ø 30 cm, base 33x33 cm - Foto Elisabeth Scherffig


Tel Aviv 2007/08 Linoleum e struttura in ferro 141 x 200cm - Foto Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci


Beirut, 2008, 225x150cm - Foto Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci


Essen, 2007, Pastello su carta Zerkall, 225x150 cm - Foto Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci


Le opere di Elisabeth Scherffig esposte a Palazzo Butera dal 2021- Foto Michele Nastasi


Palazzo Butera Sala Tremlett - Foto Ermasfilm

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Essen, 2007, Pastello su carta Zerkall, 225x150 cm - Foto Annalisa Guidetti e Giovanni Ricci
Le opere di Elisabeth Scherffig esposte a Palazzo Butera dal 2021- Foto Michele Nastasi
Palazzo Butera Sala Tremlett - Foto Ermasfilm
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  Scheda evento:
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