Foto Rex Whitcker (Lendlease)
12/06/2026 - Sul limite occidentale del central business district di Sydney, nel quartiere di Barangaroo, Renzo Piano Building Workshop completa One Sydney Harbour, complesso composto da tre torri residenziali che si affacciano direttamente sulla baia e sui grandi landmark della città.
Il progetto occupa uno dei siti più sensibili dell’architettura australiana contemporanea: a nord si trova il Barangaroo Reserve, mentre dai piani alti si aprono viste verso la Sydney Opera House, l’Harbour Bridge e i Sydney Heads. In questo contesto, il masterplan chiedeva edifici capaci di mantenere una presenza gentile nello skyline e, al tempo stesso, di attivare un vivace spazio pubblico al livello del suolo, in dialogo con il bordo d’acqua.
Il carattere più riconoscibile di One Sydney Harbour è affidato alle sue nove facciate cinetiche. Le torri si distinguono infatti per involucri che cambiano aspetto con il movimento del sole e con il riflesso dell’acqua sottostante, costruendo un’architettura mai identica a se stessa. Le sei facciate rivolte a nord, ovest ed est lavorano con la luce da differenti angolazioni, mentre l’orientamento è studiato per evitare l’affaccio diretto verso le torri adiacenti, massimizzando la privacy e privilegiando allo stesso tempo le viste sul porto.
Clima, orientamento e respiro delle torri
Come spiega Emanuela Baglietto, lead partner di RPBW, il concetto del progetto è «profondamente radicato nel contesto unico della città: le condizioni climatiche, l’orientamento del sito e la vicinanza alle acque della baia». La richiesta del committente era ottenere le migliori viste per il maggior numero possibile di residenze, mentre il progetto cercava al tempo stesso di far “respirare” gli edifici. È proprio dalla combinazione di questi due elementi — apertura visiva e qualità ambientale — che nasce l’intera impostazione delle torri.
Il sistema di facciata integra infatti una Open Cavity Facade (OCF), che consente una ventilazione naturale controllata e una protezione solare esterna affidata a una tenda in tessuto collocata all’interno della cavità. Si tratta di un’evoluzione diretta del sistema già utilizzato da RPBW per The Shard di Londra e rappresenta, secondo i materiali di progetto, un’innovazione significativa per il disegno degli edifici residenziali in Australia.
Cristalli affacciati sulla baia
Nelle parole di Renzo Piano, questi edifici sono «come cristalli con le facciate rivolte in direzioni diverse». È una definizione che restituisce bene la dimensione poetica del progetto: tre volumi che, proprio grazie al diverso orientamento delle facciate, non appaiono mai uguali nel corso della giornata. Il sole si muove, la luce cambia, l’acqua riflette le superfici, e le torri reagiscono in modi sempre diversi, come corpi sospesi sul porto.
La luminosità del cielo viene catturata fino ai livelli più alti, dove appartamenti e roof garden incontrano l’aria aperta. In questo modo, la relazione con il paesaggio non si limita alle viste, ma entra nel modo stesso in cui gli edifici sono pensati: come strutture porose, orientate, sensibili alla luce e al clima.
Una presenza misurata nello skyline di Sydney
One Sydney Harbour si inserisce così nello skyline con una presenza calibrata, evitando effetti di monumentalità chiusa e preferendo una forma di leggerezza percettiva costruita attraverso riflessione, trasparenza e variazione. Le torri non cercano un gesto iconico isolato, ma una relazione continua tra città, acqua e atmosfera, in una parte di Sydney dove il margine tra tessuto urbano e paesaggio portuale è particolarmente delicato.
Con One Sydney Harbour, Renzo Piano Building Workshop propone un progetto residenziale che trasforma le condizioni del luogo — luce, acqua, clima e orientamento — in dispositivi architettonici. A Barangaroo, le tre torri non aggiungono soltanto nuove residenze al waterfront, ma costruiscono una nuova soglia tra skyline e baia, tra densità urbana e apertura sul paesaggio.
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