Dimensione testo  |
|
Patrik Schumacher
10/03/2026 - Potrebbe aprirsi una nuova fase per Zaha Hadid Architects, uno degli studi più riconoscibili dell’architettura contemporanea. La Corte d’Appello del Regno Unito ha infatti stabilito che lo studio guidato da Patrik Schumacher non è vincolato per sempre all’accordo che regola l’uso del nome della fondatrice Zaha Hadid. Una decisione che consente alla practice londinese di rinegoziare – o persino interrompere – la licenza sul marchio.
Al centro della disputa c’è un contratto firmato nel 2013, quando Hadid era ancora in vita. L’accordo permetteva allo studio di continuare a utilizzare il suo nome a livello globale in cambio di una royalty pari al 6% dei ricavi, destinata oggi alla Zaha Hadid Foundation, l’istituzione che gestisce l’archivio e il patrimonio culturale dell’architetta.
Dopo la scomparsa di Hadid nel 2016, la fondazione ha continuato a ricevere i proventi della licenza: dal 2018 lo studio avrebbe versato oltre 21 milioni di sterline per l’utilizzo del nome.
Un accordo “indefinito”, ma non eterno
Il nodo legale riguardava proprio la durata del contratto. In una precedente decisione del 2024, l’Alta Corte aveva stabilito che l’accordo dovesse continuare senza una scadenza precisa, di fatto vincolando lo studio al nome della fondatrice.
La Corte d’Appello ha però ribaltato questa interpretazione: un contratto definito “indefinito” non può essere automaticamente considerato perpetuo. Secondo i giudici, entrambe le parti devono poterlo interrompere con un preavviso ragionevole.
In pratica, lo studio può ora negoziare nuove condizioni con la fondazione — dalla percentuale delle royalties fino alla possibilità di abbandonare il marchio “Zaha Hadid”.
Un nome che è diventato un brand globale
Fondata nel 1979, la practice londinese è oggi un network internazionale con centinaia di progetti in decine di paesi e sedi tra Europa, Asia e America. Nel corso degli anni il nome di Zaha Hadid si è trasformato in un vero e proprio marchio dell’architettura contemporanea, capace di identificare un linguaggio progettuale riconoscibile in tutto il mondo.
Proprio per questo, la questione va oltre la dimensione legale. La sentenza riapre un tema sempre più centrale per gli studi globali: quanto a lungo un’architettura può restare legata al nome del suo fondatore?
Per ora, da Zaha Hadid Architects fanno sapere che l’obiettivo non è cancellare l’eredità della progettista, ma aggiornare un accordo ritenuto ormai superato. Il futuro del nome – uno dei più iconici dell’architettura degli ultimi decenni – resta quindi tutto da negoziare.
|
Shenzhen Science & Technology Museum | Zaha Hadid Architects, Shenzhen / Cina / 2025. ph. © Virgile Simon Bertrand
Consiglia questa notizia ai tuoi amici
|
|