Foto Elia Falaschi - Art Direction D&Co
15/06/2026 - A Malnisio, in provincia di Pordenone, il progetto di corde architetti associati rinnova la musealizzazione dell’ex Centrale Idroelettrica A. Pitter, uno dei più interessanti esempi di riconversione di archeologia industriale.
Il nuovo allestimento costruisce un percorso che intreccia strumenti didattici tradizionali e soluzioni tecnologiche avanzate, restituendo alla centrale una dimensione museale capace di tenere insieme scienza, tecnica, architettura, storia sociale e antropologia. L’intervento si misura con un luogo dotato di una forte identità spaziale e simbolica, scegliendo per questo una grammatica di grande semplicità, pensata per non sovrastarne la presenza.
Dismessa nel 1988 e conservata in condizioni eccezionali, la centrale è stata dichiarata bene di interesse culturale nel 2005. Dopo alcuni primi interventi di restauro e rifunzionalizzazione espositiva nel 2006, il percorso di valorizzazione è ripreso dal 2020 grazie a un finanziamento europeo a sostegno delle Imprese Culturali e Creative. Questo lungo lavoro di ascolto, ricerca e interpretazione si è concluso con la riapertura al pubblico nel luglio 2024.
Un allestimento ridotto al necessario
Il progetto architettonico affronta il tema della musealizzazione di un edificio industriale storico con un approccio fondato sul minimamente necessario. L’intervento introduce elementi autoportanti, modulari e reversibili collocati nei punti salienti dello spazio, così da garantire un inserimento non invasivo e pienamente compatibile con il vincolo monumentale. La logica è quella di lavorare per stati di necessità: risolvere puntualmente ogni esigenza, dove serve, attraverso un sistema capace di rispondere contemporaneamente a più funzioni.
A unificare il percorso museale è un sottile telaio in ferro, declinato in diverse dimensioni a seconda delle esigenze. Questo elemento strutturale autosostenuto sostiene pannelli esplicativi, corpi illuminanti e componenti tecnologiche, diventando la matrice discreta dell’intero allestimento. Più che imporsi come nuova architettura, il telaio accompagna la lettura dello spazio e delle macchine, trasformandosi in un supporto leggero al racconto museale.
Un percorso tra macchina, storia e interazione
Il nuovo itinerario si sviluppa per tappe, accompagnando il visitatore dalla storia dell’edificio al suo funzionamento. La Centrale viene attraversata come una grande macchina del sapere, in cui ogni stazione di approfondimento apre differenti livelli di lettura. L’esperienza è guidata da un kit interattivo in dotazione che consente di esplorare il museo in modo personalizzato, incoraggiando una fruizione non lineare e il ritorno nel tempo.
Gesti semplici, come l’apertura di cassetti o il comando di un volante, si alternano a exhibit multisensoriali e proiezioni immersive. Attraverso il dispositivo personale, i contenuti possono essere approfonditi con animazioni tridimensionali e dinamiche utili a spiegare temi complessi, ampliando il grado di coinvolgimento. Il tablet consente inoltre di selezionare materiali in base al target — dal bambino all’utente esperto — con sottotitoli in italiano e inglese, così da rispondere a pubblici diversi per età, formazione e necessità.
Accessibilità come spazio e come narrazione
Nel progetto, l’accessibilità non viene intesa soltanto come eliminazione delle barriere architettoniche, studio dei flussi o attenzione alle ergonomie, ma anche come qualità narrativa e inclusiva dell’esperienza. Per questo il percorso digitale è sempre affiancato da didascalie e grafiche su supporti fisici, così da garantire una lettura alternativa e complementare. La scelta di utilizzare pannelli trasparenti incisi e illuminati permette di integrare gli apparati didattici all’architettura e alle macchine senza farli prevalere, mantenendo leggibilità e leggerezza percettiva.
Le stazioni di approfondimento assumono così anche un ruolo scenografico: non soltanto supporti informativi, ma componenti capaci di arricchire l’esperienza immersiva dello spazio. Il progetto di corde architetti associati costruisce in questo modo un equilibrio misurato tra presenza e discrezione, facendo dell’allestimento una soglia interpretativa che lascia emergere la forza della centrale stessa.
Con il Museo dell’ex Centrale Idroelettrica A. Pitter, Malnisio consolida così un importante processo di valorizzazione del proprio patrimonio industriale. L’intervento non trasforma la centrale in un semplice contenitore espositivo, ma la riconsegna al pubblico come luogo attivo di conoscenza, dove l’archeologia industriale continua a parlare attraverso un progetto capace di ascoltarla e amplificarla senza rumore.
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