Franco Battiato, 1967_ Foto Begotti (giornalfoto) - Collezione Primo Guttadauro
03/02/2026 - C’è un filo sottile che lega musica, architettura interiore e immaginazione visiva. Al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo questo filo prende forma in Franco Battiato. Un’altra vita, la mostra-evento ospitata nello Spazio Extra fino al 26 aprile 2026, dedicata a uno dei protagonisti più enigmatici e influenti della cultura italiana contemporanea, a cinque anni dalla sua scomparsa.
Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI, curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato e organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS, l’esposizione costruisce un ritratto intimo e stratificato dell’artista. Non una semplice retrospettiva, ma un percorso immersivo che va oltre la musica per esplorare ogni dimensione della sua ricerca: sonora, filosofica, pittorica e cinematografica.
Cantautore, musicista, poeta, intellettuale, Battiato ha attraversato linguaggi e generi con una libertà rara: dall’avanguardia al pop, dall’elettronica alla mistica, trasformando la canzone italiana in un territorio di sperimentazione culturale. La mostra ne restituisce la capacità di continua reinvenzione e una visione dell’arte come conoscenza e trasformazione.
Il percorso si articola in sette sezioni tematiche.
Con L’inizio (dalla Sicilia a Milano) si ripercorrono gli anni Sessanta, il trasferimento a Milano, il debutto pop e le prime apparizioni televisive, sostenute da Giorgio Gaber. È il tempo in cui si formano le basi di un linguaggio destinato a mutare radicalmente.
Sperimentare (dall’acustica all’elettronica) introduce gli anni Settanta e la svolta verso l’avanguardia: l’incontro con l’elettronica, l’eco di John Cage e Karlheinz Stockhausen, album come Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries, che lo consacrano pioniere della ricerca sonora in Italia.
Con Il successo (dall’avanguardia al pop) arriva il dialogo con il grande pubblico: L’era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone fondono cultura alta, spiritualità ed elettronica accessibile. Battiato diventa un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondità, mentre firma brani per Alice, Milva e Giuni Russo.
La sezione Mistica (tra Oriente e Occidente) indaga l’interesse per spiritualità, esoterismo e filosofie orientali, dal pensiero di Gurdjieff al sufismo, che trovano compimento nelle opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh.
In L’uomo (ritorno alle origini) il racconto si sposta a Milo, sull’Etna: la scelta di lasciare Milano per una vita appartata fatta di meditazione, lettura, pittura e composizione, in un ritorno consapevole alle radici.
Il Maestro (come un diamante) restituisce la dimensione pubblica e morale di Battiato, riconosciuto per rigore e ironia, e il sodalizio con Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea.
Chiude il percorso Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato), dedicato ai film come Perduto amor e Musikanten, ai documentari e alle colonne sonore: un vero “cinema di Franco Battiato”, intrecciato al suo pensiero e alla sua visione.
Cuore pulsante della mostra è uno spazio ottagonale, eco simbolica dell’ottava musicale: qui un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un’esperienza multisensoriale e sinestetica. Attorno, copertine di album, manifesti storici, fotografie e cimeli rari raccontano la poliedricità di un artista capace di attraversare oltre cinquant’anni di carriera come innovatore e precursore.
Accanto all’universo musicale emerge anche il côté pittorico originale di Battiato: una pittura silenziosa e contemplativa, fatta di fondi dorati, simboli e archetipi di ascendenza mediorientale, che dialoga con la sua ricerca spirituale.
A completare il progetto, un programma di approfondimenti e un catalogo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie immagini, testi e testimonianze.
|