'La Casa di Marmo', l'installazione di Hannes Peer alla Milano Design Week 2026
Il marmo Margraf dà forma a una sequenza spaziale scavata nel sottosuolo: un'architettura totale al confine tra sperimentazione tecnica e manifesto culturale
18/03/2026 - In occasione della Milano Design Week, dal 20 al 26 aprile 2026, nel cuore di Brera prende forma ' La Casa di Marmo' , un'architettura immersiva firmata Hannes Peer Architecture in cui il marmo Margraf si rivela attraverso una sequenza spaziale calibrata, scavata nel sottosuolo.
Sotto il giardino di una villa storica, si svelano ambienti interamente generati in marmo: struttura, superficie, luce e atmosfera coincidono in un’unica materia, in un gesto coerente e privo di mediazioni. L’accesso, segnato da una scala elicoidale e da una soglia volutamente monumentale, introduce a un universo minerale continuo in cui pareti, pavimenti e soffitti emergono da una stessa matrice.
Un dialogo serrato tra progettazione e competenza tecnica: Hannes Peer Architecture ha concepito un’architettura totale, fondata su un principio unitario; Margraf ha reso possibile il progetto mettendo in campo capacità estrattiva, ricerca sui materiali, sviluppo industriale e precisione esecutiva.
In un gesto monumenatale quasi ' archeologico', l’effetto è quello di uno spazio scavato più che costruito, come se l’ambiente fosse stato liberato per sottrazione. La discesa diventa esperienza: la luce si attenua progressivamente, i rumori si dissolvono, la percezione si affina fino al momento in cui la materia si manifesta nella sua totalità.
Il marmo Santafiora definisce un involucro minerale continuo con tonalità calde e compatte di sabbia e terra, espressione di una pietra estratta in Toscana, nella cava a cielo aperto di Manciano, nel cuore della Maremma. Struttura densa e bassa porosità, resistenza al fuoco, agli shock termici e agli agenti atmosferici attestano le elevate prestazioni tecniche, rendendolo idoneo tanto agli interni quanto agli esterni più esposti.
Nel progetto 'La Casa di Marmo', la solidità diventa atmosfera, la performance si traduce in permanenza. Aperture zenitali scavano pozzi verticali nell’architettura, permettendo alla luce di scendere dall’alto, intensificando la sensazione di scavo e amplificando un’atmosfera quasi spirituale.
Onici, quarzi, agate e varietà traslucide si accendono grazie a un articolato progetto illuminotecnico firmato da Buzzi & Buzzi, che integra luce zenitale, retroilluminazioni e incisioni luminose per amplificare profondità e vibrazione cromatica. La luce attraversa la pietra, la rende porosa allo sguardo, ne rivela le stratificazioni interne. Il risultato è una dimensione quasi sospesa, in cui la massa acquista leggerezza senza perdere gravitas.
Il percorso nella 'Casa di Marmo' firmata Hannes Peer
Il percorso si struttura come una promenadearchitecturale in cui ogni ambiente assume un’identità distinta pur rimanendo parte di un continuum coerente. Dall’ingresso compresso, che prepara alla rivelazione del patio centrale, fulcro del progetto, dove acqua e luce incidono la superficie lapidea trasformandola in paesaggio, fino alla conversation pit, spazio introverso che accoglie il visitatore in una cavità domestica, e alla cucina monolitica, dove tavolo e banco sembrano emergere da un unico blocco.
La composizione non procede per accumulo ma per concentrazione: ogni elemento è parte integrante dell’insieme. Nel patio, una lama zenitale guida lo sguardo verso l’alto mentre l’acqua scende in modo continuo, introducendo movimento e suono all’interno della compattezza minerale. Due sculture, concepite nell’ambito del progetto e realizzate da Margraf, abitano la vasca riflettente, rafforzando la dimensione plastica dello spazio.
L’architettura si fa così organismo dinamico, una galleria di tele geologiche dove la pietra non è statica ma attraversata da luce, riflessi e variazioni atmosferiche. La conversation pit dialoga con questa tensione tra monumentalità e raccoglimento. ​Tra le stratificazioni selezionate, Notre Dame, Fior di Pesco Carnico, Giallo Siena, Polaris Gold. Una parete retroilluminata di onice e pietre semipreziose, sviluppata in collaborazione con Taurini Pianeta Gemme, si trasforma in un fondale vibrante, quasi pittorico.
I volumi imbottiti realizzati da Nalesso introducono un contrappunto misurato, offrendo comfort senza interrompere la coerenza formale. Il tessile, calibrato nelle proporzioni e nelle tonalità, assorbe la luce e attenua la severità geometrica, convertendo la monumentalità in intimità abitabile.
Sul lato opposto, la cucina si presenta con una chiarezza strutturale netta. Una parete composta da molteplici tessere lapidee si configura come un atlante minerale in cui marmi traslucidi e varietà pregiate convivono in una composizione rigorosa. Non esposizione didascalica, ma paesaggio interno, dove le venature diventano linee narrative e le sedimentazioni raccontano tempi geologici. La materia si eleva a rappresentazione senza mai perdere la propria natura costruttiva.
La camera da letto conclude la sequenza in una dimensione più raccolta. L’involucro rimane compatto, avvolgente, quasi protettivo; un elemento tessile sovradimensionato introduce tuttavia una morbidezza inattesa, generando una frizione controllata tra massa e leggerezza. In questo equilibrio misurato tra rigore e accoglienza, la casa afferma la propria natura duplice: architettura radicale e spazio dell’abitare.
'La Casa di Marmo' come sperimentazione e manifesto culturale
Dalla selezione dei blocchi nelle cave toscane fino alla lavorazione delle grandi lastre e all’integrazione con partner specializzati, ogni fase è stata affrontata come parte di un unico processo.
Il progetto così assume una duplice valenza: sperimentazione architettonica e dichiarazione culturale. In un tempo in cui l’architettura tende alla stratificazione e alla mediazione tecnologica, “La Casa di Marmo” riafferma la forza di una scelta unitaria, dimostrando come un materiale antico possa generare un linguaggio contemporaneo di grande impatto.
Più che un esercizio formale, è una presa di posizione: il marmo non come finitura, ma come principio costruttivo e identitario. L'opera coniuga disciplina progettuale e intensità espressiva, restituendo alla materia il ruolo di protagonista assoluta dello spazio e trasformando la geologia in esperienza sensoriale. Il progetto spoglia l’architettura fino al suo nucleo per lasciare che luce, massa e proporzione parlino con chiarezza in un ritorno all’origine e insieme una proiezione in avanti.
“LA CASA DI MARMO”
Dal 20 al 26 aprile
In via Cernaia 1, Milano
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