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Il Pritzker Architecture Prize 2026 a Smiljan Radić Clarke
L’architetto cileno premiato per un’architettura che unisce sperimentazione materica, memoria culturale e attenzione alla fragilità dell’esperienza umana.
Autore: cecilia di marzo
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Smiljan Radic Clarke, photo courtesy of The Pritzker Architecture Prize Smiljan Radic Clarke, photo courtesy of The Pritzker Architecture Prize
13/03/2026 - Il Pritzker Architecture Prize 2026, considerato il più prestigioso riconoscimento internazionale nel campo dell’architettura, è stato assegnato all’architetto cileno Smiljan Radić Clarke, fondatore dello studio con sede a Santiago del Cile.
 
Attivo da oltre trent’anni, Radić ha sviluppato una pratica progettuale che rifiuta l’adozione di un linguaggio formale ripetibile. Ogni progetto nasce come indagine autonoma, costruita a partire dalle condizioni specifiche del luogo, dalla storia e dal contesto sociale e culturale in cui si inserisce. 
Secondo l’architetto, l’architettura si colloca in una tensione continua tra strutture massicce e durature, destinate a resistere nel tempo, e costruzioni più fragili e temporanee. All’interno di questo equilibrio tra temporalità diverse, i suoi edifici sono pensati per generare esperienze capaci di invitare le persone a fermarsi e osservare il mondo con maggiore consapevolezza.
 
Fragilità come valore progettuale
Nella motivazione ufficiale, la giuria sottolinea come il lavoro di Radić si sviluppi “all’incrocio tra incertezza, sperimentazione materica e memoria culturale”, privilegiando la fragilità rispetto a ogni pretesa di certezza formale.
Molte delle sue architetture appaiono volutamente provvisorie o incompiute, quasi sul punto di scomparire. Tuttavia, proprio questa apparente precarietà genera spazi protettivi e accoglienti, capaci di offrire un’esperienza architettonica intensa e al tempo stesso discreta.
 
Materia, luce e costruzione
L’essenzialità formale dei progetti di Radić è sostenuta da una grande precisione costruttiva.
Materiali come calcestruzzo, pietra, legno e vetro vengono utilizzati in modo calibrato per definire rapporti tra massa, luce, suono e spazio.

Un esempio emblematico è il Serpentine Gallery Pavilion di Londra (2014), dove un involucro in fibra di vetro semitrasparente poggia su grandi massi naturali. Il risultato è una struttura che appare al tempo stesso primitiva e contemporanea, capace di filtrare la luce e mantenere un rapporto diretto con il paesaggio circostante.

Serpentine Gallery Pavilion 2014 ©Iwan Baan

Anche il Teatro Regional del Bío-Bío a Concepción (2018) dimostra questa attenzione: l’involucro semi-traslucido modula l’ingresso della luce naturale e contribuisce alle prestazioni acustiche dell’edificio.

 Teatro Regional del Bío-Bío, ©Iwan Baan

Architettura radicata nel contesto
Una costante della pratica di Radić è il forte legame con il contesto. Gli edifici nascono da strategie specifiche legate al luogo: possono essere parzialmente interrati, orientati per proteggersi dal vento o dalla luce intensa, oppure sviluppati attraverso il riuso di strutture esistenti.

Tra gli esempi più significativi figurano Restaurant Mestizo a Santiago (2006) e l’ampliamento del Museo Chileno de Arte Precolombino (2013), in cui l’intervento contemporaneo si inserisce nel tessuto storico senza sostituirlo, ma dialogando con le stratificazioni esistenti.


Restaurant Mestizo, photo courtesy of Gonzalo Puga

Un’architettura attenta all’esperienza umana
I progetti di Radić sono spesso caratterizzati da un’intelligenza emotiva silenziosa: gli spazi sono progettati per essere vissuti nel tempo, più che per essere percepiti come oggetti iconici.
Questo approccio emerge chiaramente nella House for the Poem of the Right Angle (Vilches, 2013), una piccola architettura contemplativa in cui aperture attentamente orientate catturano luce e paesaggio, favorendo introspezione e quiete.

 House for the Poem of the Right Angle, photo courtesy of Cristobal Palma

Ricerca e pratica
Nel 2017 Radić ha fondato a Santiago la Fundación de Arquitectura Frágil, una piattaforma di ricerca e confronto pubblico che raccoglie studi, modelli e riferimenti provenienti anche dal lavoro di altri architetti. Questo archivio costituisce una base di riflessione che spesso alimenta i suoi progetti.

Lo studio Smiljan Radić Clarke, fondato nel 1995, ha realizzato edifici culturali, spazi pubblici, residenze e installazioni in diversi paesi europei e americani, tra cui Austria, Croazia, Francia, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.


Vik Millahue Winery, photo courtesy of Cristobal Palma

Con questo riconoscimento, Smiljan Radić Clarke diventa il 55° laureato del Pritzker Architecture Prize, entrando a far parte della lista degli architetti che hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra architettura, cultura e società contemporanea.
 

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