La vera storia di Eileen Gray e della sua casa sul mare in Costa Azzurra
Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione. Il film racconta il conflitto irrisolto tra l'architetta irlandese e il maestro del modernismo francese
06/03/2026 - Arriva nelle sale cinematografiche italiane il film "E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare" diretto da Beatrice Minger e Christoph Schaub e distribuito da Trent Film. Tra biopic e documentario, il film racconta la storia vera dell'architetta e designer irlandese Eileen Gray e della sua celebre casa sul mare a Roquebrune-Cap-Martin, ancora oggi considerata un simbolo dell’architettura moderna.
Le linee, i colori e le forme che hanno reso iconica la sua opera diventano nel film parte integrante della narrazione, restituendo il ritratto di un’artista brillante che trascorse gran parte della vita nell’ombra dei colleghi uomini.
Costruì una casa per sé stessa. E si rivelò un capolavoro. Nel 1929 la designer irlandese Eileen Gray realizza in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. La sua prima architettura, battezzata E.1027, nasce dall’intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, con cui la progetta.
Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione: dipinge murali sulle pareti senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino a oggi.
A metà tra documentario e finzione, "E.1027 - Eileen Gray e la casa sul mare" racconta la storia di una lotta fra la forza dell’espressione femminile e sul desiderio maschile di controllarla, attraverso un linguaggio visivo capace di rendere giustizia a un’artista enigmatica, complessa e luminosa. I registi esplorano così lo spazio architettonico e il genere, il conflitto tra punti di vista, il confine tra documentario e finzione.
«Al centro di questo film c’è un conflitto irrisolto» - ha dichiarato la regista e sceneggiatrice Beatrice Minger - «Si potrebbe sostenere che Le Corbusier non abbia fatto nulla di “sbagliato”: quando arrivò, Eileen Gray non viveva più nella casa, e Jean Badovici gli diede il permesso di dipingere i murali. Ma è accettabile appropriarsi della visione artistica di un’altra persona? Per me, no. Da questa inquietudine è nato il film. La violazione non riguarda solo le pareti bianche di una casa. All’inizio del Novecento, le artiste erano confinate agli spazi interni - arredi, decorazione, pittura, scrittura. Gray infranse quel limite entrando nel territorio maschile dell’architettura. Le Corbusier, lo “Zeus” del modernismo francese, reagì cercando di ricondurla al suo posto.»
Oltre alle questioni di genere, si tratta di uno scontro tra visioni del mondo. Le Corbusier incarnava il mito del genio maschile, competitivo e abilissimo nel promuovere sé stesso. Gray era l’opposto: un’artista inquieta, introspettiva, che si percepiva più come un medium che come una creatrice. Scelse sempre la libertà artistica al posto del potere o dello status. Le Corbusier non si appropriò della sua casa perché lei era una donna, ma perché non sopportava la sua prospettiva diversa — la sua sensibilità, la sua forza, la sua libertà.
Ancora oggi studiosi e restauratori discutono su responsabilità e paternità. La stessa ristrutturazione della villa è stata segnata da visioni opposte. Oggi E.1027 è un museo aperto al pubblico, dove queste due letture convivono e si confrontano.
«Gray dovette affermarsi come una delle prime architette in un mondo dominato dagli uomini» - ha dichiarato il co-regista e co-sceneggiatore Christoph Schaub - «Portò una voce femminile nel dibattito modernista. L’interesse di Le Corbusier per la sua casa generò una storia emotiva, quasi un dramma. Per raccontarla abbiamo scelto un approccio radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della “verità” documentaria. Abbiamo preferito l’astrazione: creare uno spazio cinematografico dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui anche Eileen Gray potesse interrogare sé stessa.»
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