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Foto Giaime Meloni
25/02/2026 - Sulle colline di Donori, nel sud Sardegna, una nuova architettura del vino si adagia tra filari di vigneti e uliveti, scegliendo di non imporsi sul paesaggio, ma di prolungarlo. È la Tenute Maestrale Winery, progettata da Spaziozero e X Architekten, una cantina pensata come estensione naturale del tessuto agricolo che la circonda, più segno di confine e di relazione che oggetto isolato.
L’architetto Lorenzo Ciccu sintetizza così l’impostazione del progetto: «Il progetto è stato concepito non come un oggetto isolato, ma come una estensione naturale del paesaggio agricolo preesistente. L’intento progettuale è stato quello di ridurre al minimo gli elementi architettonici visibili, con il risultato di un’architettura essenziale che si fonde con il paesaggio, pur mantenendo una chiara e propria espressione della sua funzione».
Un segno orizzontale che diventa terrazza sul Parteolla
La nuova cantina si colloca sul margine settentrionale del territorio comunale, in un’area segnata da file ordinate di vigneti e uliveti: un paesaggio fortemente antropizzato, in cui il progetto sceglie di intervenire con discrezione.
L’edificio disegna una linea orizzontale che identifica un limite e allo stesso tempo costruisce un collegamento visivo tra il sito e l’intorno, generando una terrazza panoramica affacciata sul Parteolla e sulle montagne del Gerrei.
Il volume della cantina è parzialmente nascosto nel terreno: a emergere è solo la facciata sud, interamente rivestita in lamiera stirata di acciaio corten. Questo involucro compatto conferisce all’edificio un aspetto solido e materico, accordato ai toni caldi del paesaggio agricolo, e attraverso il naturale processo di ossidazione racconta il proprio rapporto con il tempo. L’essenzialità del piano di facciata è interrotta da due segni:
- un ampio taglio orizzontale che definisce la grande loggia della sala degustazione, filtro di luce naturale e soglia visiva tra interno ed esterno;
- un vuoto profondo che marca l’ingresso all’area produttiva, trasformando l’accesso alle funzioni tecniche in un’esperienza percettiva di attraversamento.
Un cilindro in copertura come punto di accesso
Sulla copertura, un cilindro rivestito da lamelle in acciaio zincato diventa il punto di accesso per i visitatori. Attorno al nucleo cilindrico, che ospita l’ascensore, si avvolgono le scale elicoidali che conducono sia alla sala degustazione sia al livello produttivo inferiore.
Sotto la grande pergola in copertura avviene la prima lavorazione delle uve: qui i grappoli vengono conferiti e la loro “caduta” diretta verso il locale serbatoi rende immediato il rapporto tra il gesto agricolo e il cuore tecnico della cantina. Insieme ai lucernari e al disegno del paesaggio, questi elementi stabiliscono un dialogo discreto tra architettura e suolo coltivato, in cui il costruito appare come parte di un unico dispositivo produttivo e percettivo.
Due livelli ipogei tra accoglienza e produzione
Il primo livello sotterraneo è dedicato all’accoglienza: ospita la sala degustazione e gli spazi per i visitatori, raggiungibili attraverso la scala elicoidale che attraversa il volume d’ingresso.
Tre ampie vetrate aprono scorci sugli ambienti di lavoro, offrendo un primo racconto visivo del processo produttivo senza interrompere la continuità della facciata in corten.
Il secondo livello sotterraneo è interamente riservato alle operazioni di vinificazione: qui trovano posto la sala serbatoi, la barricaia per l’affinamento in botte e l’area di imbottigliamento. La scelta di collocare queste funzioni in profondità consente di garantire temperature costanti durante l’anno, con un conseguente contenimento dei consumi energetici per il raffrescamento.
All’interno, la cantina è definita da una selezione di materiali semplici, scelti secondo criteri tanto estetici quanto funzionali. Il cemento a vista della struttura non è solo elemento portante, ma anche matrice espressiva dell’architettura: superfici nude, essenziali, che restituiscono un’immagine coerente con la vocazione produttiva del luogo.
Nella sala degustazione, gli arredi su misura in castagno brunito introducono una nota di calore e intimità, bilanciando la ruvidità della struttura con una materialità più domestica. L’idea di fondo è quella di ridurre al minimo gli elementi decorativi superflui, per lasciare spazio a un’architettura che mette al centro funzione e materia, in continuità con il paesaggio agricolo da cui nasce.
Tenute Maestrale Winery si presenta così come una cantina-paesaggio: un’infrastruttura produttiva che sceglie di sottrarsi, di affiorare solo quanto basta per offrire una vista sul territorio, trasformando il limite tra terra, vigneto e architettura in una nuova soglia di progetto.
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