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Maurizio D’Avanzo per Ufficio Stampa RAI
20/02/2026 - Il sipario del Teatro Ariston sta per alzarsi su Sanremo 2026, 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana.
A firmare il racconto visivo di questo atteso appuntamento è, per il secondo anno consecutivo, l’architetto Riccardo Bocchini, la cui matita traccia un percorso evolutivo che trasforma radicalmente la percezione dello spazio scenico rispetto alla passata stagione. L'architetto e scenografo ci racconta com'è nato e si è evoluto il concept del palco di Sanremo 2026.
Dal rigore armonico della "Techno Hall" 2025
L'edizione 2025 era stata caratterizzata dalla ricerca di un’armonia essenziale. Bocchini aveva concepito una "Techno Hall" basata su un’eleganza pulita, dove la complessità tecnologica rimaneva celata dietro linee sinuose. La scena del 75° Festival era un abbraccio avvolgente, un "Tecno-Salone delle feste" popolato da elementi dinamici come le "pareti/scultura" capaci di torcersi tridimensionalmente.
© RAI
In quel progetto, la narrazione architettonica puntava sulla plasticità dei volumi e su elementi scenici iconici, quali "Tecno Lampadari" e "Tende tecnologiche" che scendevano dall'alto per servire l'immagine televisiva. Come dichiarato allora dallo stesso architetto: «L’eleganza della semplicità e dell’armonia» era il perno attorno a cui ruotava l'intera macchina scenica.
La rottura degli schemi: l'asimmetria del 2026
Per la scenografia del 2026, il paradigma cambia radicalmente: la simmetria cede il passo a una geometria audace e imprevedibile.
Se il 2025 cercava la "pulizia delle immagini", il nuovo progetto mira a una rottura degli schemi tradizionali, utilizzando l'asimmetria come metafora della fluidità della musica contemporanea.
Secondo Bocchini, la scenografia di quest'anno è: “...tesa a sottolineare non solo la forma della struttura, ma un’audace rottura degli schemi geometrici tradizionali, un connubio tra Asimmetria e Magia Musicale. Una scenografia dove l'asimmetria delle linee, diventa il linguaggio privilegiato per raccontare l'espansione dello spazio”.

Foto Maurizio D’Avanzo per Ufficio Stampa RAI
Un'architettura che avvolge il teatro
A differenza della "Techno Hall" dell'anno scorso, che si protendeva verso la platea, la scena del 2026 si spinge oltre, insinuandosi fisicamente tra il pubblico e innalzandosi verso la galleria e i piani dell'orchestra, annullando ogni barriera tra esecutore e spettatore.
Il cuore dell'innovazione risiede in un "boccascena teatrale" asimmetrico composto da tre grandi fascioni che percorrono l'intero teatro, creando un segno architettonico che si ricompone solo con l'ingresso della scala motorizzata.
Quest'ultima, protagonista storica del festival, quest'anno godrà di una spettacolare rivelazione: un imponente sipario di ledwall a scorrimento orizzontale si aprirà per svelarla nel momento clou. Al centro della scena troveremo, inoltre, un sipario tecnologico mobile capace di mutare continuamente la conformazione del fronte palco.
L’architetto Bocchini descrive così questa nuova concezione dello spazio: “Proprio come una melodia che non è mai una linea retta, così lo spazio scenico si piegherà e si estenderà per accogliere il suono, creando un'armonia dinamica che abbraccerà l'artista secondo un concetto di espansione dello spazio dove, il limite fisico del palcoscenico dell'Ariston sembrerà dissolversi”.
Verso il "tempio della percezione"
La collaborazione con il direttore della fotografia Mario Catapano e il regista Maurizio Pagnussat permetterà alla scena di vivere una metamorfosi cromatica totale, passando dal nero assoluto al bianco purissimo attraverso un raffinato gioco di materiali e grafiche.
Mentre il 2025 si concentrava sull'eleganza di una scena che "abbracciava gli spettatori", l'obiettivo per il 2026 è ancora più ambizioso: “...trasformare il contenitore televisivo in un tempio della percezione, fondendo la rappresentazione visiva con una libertà creativa”.
In vista dell'inizio della kermesse, la Redazione di Archiportale ha rivolto all'architetto Bocchini qualche domanda di approfondimento sul progetto.
Dall’armonia alla rottura degli schemi. L’anno scorso hai puntato sull’"eleganza della semplicità e dell'armonia", mentre per il 2026 parli di una "audace rottura degli schemi geometrici".
Qual è stato il motore creativo che ti ha spinto a passare da una ricerca di equilibrio formale a una celebrazione dell'asimmetria? E qual è il valore simbolico della scala che diventa punto di ricomposizione della simmetria? attraverso un "sipario di ledwall a scorrimento orizzontale"?
Quest’anno tutto è partito dal concetto dell’Asimmetria di un simbolico boccascena teatrale che si espande in uno spazio avvolgendo tutto il teatro a 360 gradi. Come in teatro, si sposteranno sipari tecnologici, dopodiché farà il suo ingresso la scala e, come un attore, entrerà al centro della scena.
La musica come forma. Affermi che l'asimmetria riflette la natura "imprevedibile e fluida" della musica contemporanea. In che modo questa traduzione visiva del suono influenzerà concretamente la percezione dei diversi generi musicali in gara?
Linee prospettiche e diverse tra loro che daranno ad ogni inquadratura visuali diverse ed imprevedibili, automazioni scenografiche che ad ogni brano si modificheranno lasciando sempre un carattere fluido alle immagini.
Dal nero al bianco. In sinergia con Mario Catapano, avete previsto una metamorfosi cromatica totale, dal nero assoluto al bianco purissimo. Quali materiali scenici e sceno-luminosi hai selezionato per garantire che questa transizione sia efficace sia per il pubblico in teatro che per quello a casa?
I materiali usati che sono illuminati dall’interno con 200.000 pixel luminosi hanno la possibilità di cambiare colore e riusciranno, insieme alle luci del direttore della fotografia e alla grafica, a creare emozioni diverse, con una importante regia di Maurizio Pagnussat.
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