Un racconto fotografico sull'empatia anima lo showroom Gaggenau di Milano
Inizia oggi la mostra 'Punti di contatto - Restiamo in ascolto' dedicata all'opera di Betty Salluce: un omaggio ai valori olimpici tra collage e arte tessile
'Punti di contatto - Restiamo in ascolto', la mostra di Betty Salluce allo showroom Gaggenaudi Milano
27/01/2026 - Il contatto diventa linguaggio e omaggio allo spirito olimpico nella mostra di Betty Salluce presso lo showroom Gaggenau di Milano. Inizia oggiPunti di contatto - Restiamo in ascolto a cura di Sabino Maria Frassà, visitabile fino al 18 dicembre: l'esposizione promossa da Cramum nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 racconta la riscoperta dell’altro e dell’empatia attraverso opere fotografiche in dialogo con le nuove interfacce utente dei forni Gaggenau.
"Com’è essere un pipistrello?» (What is it like to be a bat?). La domanda con cui Thomas Nagel, nel 1974, rivela l’irriducibile inaccessibilità dell’esperienza altrui - spiega il curatore - è il varco concettuale da cui prende avvio questa mostra. Se quella domanda ci consegna l’irriducibilità del che-cosa-si-prova, allora l’empatia non è proprietà cognitiva ma esercizio di prossimità: non forza l’accesso, affina l’ascolto. Betty Salluce e Gaggenau mostrano che l’empatia non è solo la chiave del futuro: è un fare reale e concreto - restare in ascolto per diventare qualcosa di più. L’empatia non è sforzo unidirezionale, ma pratica generativa: apre immagini nuove e realtà più dense di significato”.
La fotografia di Betty Salluce, per la prima volta a Milano, non si limita a mostrarsi, si cuce. Un filo attraversa le immagini cucendo parti del corpo al paesaggio, ricomponendo fratture e comunità. Il ricamo interpreta la morfologia, lavorando su collage da lei stessa realizzati.
Ventagli, dorsali, costolature diventano cartografie tattili in cui corpo e paesaggio si innestano. La stampa su ecopelle non è un effetto materico: è metonimia dell’epidermide. Così la fotografia oltrepassa sé stessa: non più superficie, ma pelle d’opera che restituisce un noi su cui il filo segna il passaggio dalla visione alla prossimità.
Nelle opere di Betty Salluce nello showroom Gaggenau, una scala di inediti grigi omaggia e dialoga con il nuovo lessico materico di Gaggenau, dall'acciaio dietro vetro fumé al vetro antracite di Onyx fino alla tonalità più chiara di Sterling. Il grigio trattiene memoria e profondità.
“Da bambina - spiega l’artista - durante i viaggi notturni, guardavo le colline illuminate solo dalla luna: in quelle linee riconoscevo profili umani, corpi distesi, presenze. Era un gioco dello sguardo, ma già allora era anche un modo per sentirmi parte di quel paesaggio. Anni dopo, mi sono accorta che quel gesto istintivo non mi aveva mai lasciata: è tornato nella mia ricerca artistica, trasformandosi in un modo di leggere la terra come un corpo e il corpo come terra a cui si appartiene. [...] In quel contatto nasce la necessità del filo. Il ricamo, che appartiene alla mia storia familiare e a un sapere tramandato dalle donne, per me è un atto del corpo: una pratica di connessione e di cura, ma anche una sutura che può rendere visibile la ferita. Ricamare, per me, è un atto fisico”.
Le cuciture restano visibili e mostrano le ragioni della loro necessità: tenere insieme ciò che il tempo e la paura tendono a separare. Qui il paesaggio non è più sfondo, è soggetto dell’empatia. I corpi non posano davanti al mondo: vi si innestano, si conformano alla sua morfologia e ne diventano tessuto.
"Il risultato - racconta Betty Salluce - è un “tutto” in cui corpo, materia e paesaggio sono strutture equivalenti: il corpo è l’involucro di noi stessi; la terra lo è del suo nucleo; l’universo, in fondo, di tutti noi".
"In risonanza con la ricerca artistica di Salluce - spiega Mistral Accorsi, Brand Manager Gaggenau - Gaggenau propone un’inedita e pionieristica interfaccia utente che pratica la prossimità: un sensore che accoglie la presenza più che richiederla e un “sole nascente” che orienta a distanza il gesto del cucinare. Non spettacolo, ma misura, eleganza e senso profondo di un vivere finalmente più ricco nella sua essenzialità".
Aperta per tutto l'anno, la mostra al Gaggenau DesignElementi Hub è parte del programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici in un dialogo tra arte, cultura e sport. Il progetto è concepito in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l'Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.
La mostra di Betty Salluce allo showroom Gaggenau come specchio dei valori olimpici
L’opera si fa pratica viva dei valori olimpici e dello spirito paralimpico: amicizia come fiducia che apre all’incontro; rispetto come ascolto delle differenze e dei luoghi; eccellenza come miglioramento condiviso; il coraggio di esporsi e la determinazione nel ricucire.
Ogni immagine è un varco, ogni gesto un ponte: tra intimità e collettività, memoria e desiderio. Nel medesimo ordito, il filo di Salluce e la luce discreta dell’interfaccia compiono lo stesso gesto: avvicinare senza imporre. Il comando si fa invito, il feedback visivo diventa segno; la materia, più che mostrarsi, ospita.
È qui che design e arte si toccano: nella promessa di uno spazio più umano, dove ciò che è tecnico si trasforma in ospitalità e la prossimità diventa linguaggio condiviso.
"In queste opere inedite - conclude il curatore - il ricamo diventa sinestesia: non è un’aggiunta ornamentale, ma un reale dispositivo di traduzione, capace di trasformare la visione in tatto e il paesaggio in ritmo. Il filo registra una respirazione comune, quella della terra e quella del corpo, e la rende leggibile come una trama di punti, tensioni, pause. È qui che si concentra la ricerca di Betty Salluce: nel punto esatto in cui due forme si incontrano e si trasformano, in quelle soglie fragili ma necessarie che somigliano alle cuciture”.
Per tutto l’anno, le opere animeranno lo showroom, trasformandolo in un viaggio-atelier dove arte e design interrogano il senso dell’empatia. Punti di contatto — Restiamo in ascolto invita a riconoscere, custodire e generare nuovi punti di contatto: tra il corpo e il paesaggio, tra il desiderio di capire e il rispetto di ciò che nell’altro resterà sempre opaco. È qui che l’empatia diventa etica: non la pretesa di sapere “com’è” essere l’altro, ma la decisione di farsi prossimi.
27 gennaio - 18 dicembre
Showroom Gaggenau DesignElementi Hub
Corso Magenta 2, Milano Ingresso su appuntamento - lun/ven 10-18:30
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