31/10/2025 - Si è svolta ieri, 30 ottobre 2025, alla Triennale di Milano la cerimonia di premiazione della sesta edizione del Premio italiano di Architettura, promosso da Triennale Milano e MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo.
Il riconoscimento, che punta a valorizzare l’architettura italiana contemporanea in chiave progettuale, culturale e sociale, ha assegnato il Premio per il miglior edificio ad Antonio Ravalli Architetti, mentre il Premio alla carriera è stato conferito all’architetto milanese Giorgio Grassi.
Un nuovo corpo tra museo e città
Il progetto premiato, firmato da Antonio Ravalli Architetti, riguarda l’ampliamento e la valorizzazione dell’Accademia Carrara di Bergamo. La giuria ha deciso di premiare il progetto di Antonio Ravalli “riconoscendogli di aver raggiunto due obiettivi importanti: la riorganizzazione di accessi e circolazione interna del museo e la realizzazione di nuovi servizi ai visitatori, come giardino e caffetteria. Il corpo lineare che si insinua tra la facciata occidentale e il basamento di pietra che mediava tra l’edificio e il paesaggio antistante è allo stesso tempo un portico, una rampa, un elemento di distribuzione, un sistema di nuovi spazi affacciati sulla città. La sua forma, volutamente incerta, si adatta al contesto e all’edificio esistente, incorporando elementi e materiali diversi: pietra, acqua, legno, metallo e resti archeologici.”

Tre menzioni tra rigenerazione, paesaggio e memoria
La giuria – composta da Nina Bassoli, Lorenza Baroncelli, Pippo Ciorra, Tosin Oshinowo e Mirko Zardini – ha attribuito tre menzioni speciali:
- ad Antonio De Rossi, Laura Mascino, Matteo Tempestini, Edoardo Schiari e Maicol Guiguet per la riqualificazione delle ex casermette di Moncenisio, esempio virtuoso di riuso e innovazione sociale nei territori interni italiani: “Il progetto di rigenerazione delle ex Casermette di Moncenisio mira a rivitalizzare una piccola comunità alpina, situata a quasi 1.500 metri di quota, in un contesto ambientale e storico unico. Il recupero di due edifici militari dismessi da decenni si inserisce in una più ampia strategia di innovazione sociale, valorizzazione culturale e potenziamento del welfare di comunità. Il primo intervento ha riguardato l’ex stalla: due volumi lignei indipendenti sono stati inseriti all’interno delle murature in pietra consolidate, creando una corte interna e un dialogo tra memoria e contemporaneità.

La struttura e i rivestimenti sono in legno locale di larice da filiera corta, materiale scelto per sostenere l’economia della Val di Susa e garantire durabilità ed efficienza energetica. L’edificio è inoltre dotato di stufe a biomassa e pannelli fotovoltaici per una completa autonomia dal punto di vista energetico. Il secondo edificio, soggetto a vincoli idrologici, è stato trasformato in una sequenza di corti pavimentate in legno, destinate ad attività culturali all’aperto come spettacoli, concerti e incontri. La volumetria di questo edificio sarà recuperata con un intervento ex-novo dedicato al wellness, attualmente in cantiere. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Ecomuseo di Moncenisio, adotta un approccio essenziale e sostenibile, fondato su materiali naturali, risorse locali e un forte legame con il paesaggio alpino”.
- ad Associates Architecture per Echo of the Mountain, intervento poetico e misurato che interpreta l’idea di monumento con sensibilità ambientale, storica e paesaggistica.
“Il sito di progetto si trova al centro di un anfiteatro roccioso naturale, ex area di estrazione mineraria, situato sulla cima delle montagne che circondano il comune di Dossena. I primi insediamenti presenti sul territorio del paese risalgono all’età del bronzo, quando furono scoperte le miniere di ferro, calamina e galena. Queste hanno fatto sì che si formasse una comunità stabile intorno ai siti di estrazione e che Dossena fosse il primo insediamento della valle.

Il monumento Echo of the Mountain, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, celebra il ricordo di tutte le persone che hanno lavorato nei siti di estrazione mineraria, oggi dismessi, di Dossena. Il progetto consiste in un recinto di forma circolare, evocazione dei recinti locali in legno, che abbraccia una grande pietra scolpita dall’artista Francesco Paterlini e la isola rispetto al paesaggio circostante, conferendogli una natura simbolica e contemplativa. Il recinto è costituito da un basamento in cemento, che si estrude per metà circonferenza, divenendo una lunga seduta per le celebrazioni della comunità, e da una struttura in legno bruciato di forma piramidale che si innesta sul basamento in cemento per tutta la sua lunghezza”.
- a Studio Albori per il Padiglione della Santa Sede alla 18. Biennale di Architettura di Venezia, 2023, progetto effimero trasformato in lascito materiale e simbolico grazie al riuso, alla creazione di un orto pubblico e a un processo inclusivo di economia circolare.
“Il giardino temporaneo realizzato da studio Albori nel cortile dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore e l’installazione di Alvaro Siza nella Manica Lunga del convento compongono la Partecipazione della Santa Sede alla 18. Biennale di Architettura di Venezia. Le figure umane dell’opera di Siza culminano in una scultura in marmo che introduce i visitatori al giardino, un orto temporaneo aperto da maggio a novembre 2023.

Il giardino integra le quattro aiuole esistenti con coltivazioni disposte in linee concentriche a forma di pesce, adattandosi al contesto. Il progetto offre la possibilità per lo svolgimento di attività quotidiane quali coltivazione, raccolta, laboratori scolastici e osservazione del paesaggio orticolo in evoluzione stagionale. Le strutture di supporto – pergolati, serra, pollaio, aula all’aperto e guardiola – sono realizzate con materiali di recupero provenienti da demolizioni o con materiali naturali locali. Al termine della Biennale, le costruzioni sono state smontate e ricollocate nel Bosco di Santo Pietro a Caltagirone, nel futuro Giardino dell’Amicizia sociale (GiadA).”
A Giorgio Grassi il Premio alla carriera
Il Premio alla carriera è stato assegnato a Giorgio Grassi “per la qualità, la rilevanza e il rigore del suo percorso professionale e teorico dagli anni Cinquanta a oggi”. Figura centrale nella rifondazione dell’architettura italiana tra Milano e Venezia negli anni Sessanta, Grassi ha costruito una coerente visione progettuale fondata sui valori di urbanità, continuità e autonomia, con opere come il Teatro di Sagunto, gli interventi a Berlino e la biblioteca di Groningen, divenute riferimenti imprescindibili per la cultura architettonica internazionale.

Ampliamento della Deutsche Bank a Lipsia, 1992. Immagine Archivio Giorgio Grassi, Collezione MAXXI Architettura. Courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Una mostra in Triennale
I progetti vincitori e finalisti sono esposti nella mostra allestita alla Triennale di Milano, aperta fino al 2 novembre 2025. La cerimonia si è chiusa con una lecture dell’architetta Tosin Oshinowo, nell’ambito della Milano Arch Week, promossa da Comune di Milano, Politecnico e Triennale.
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