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A Roma, la casa-scrigno di un diplomatico
Una riflessione più ampia sul concetto di abitazione come luogo di appartenenza
Autore: cecilia di marzo
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23/06/2022 - Nell’elegante quartiere Flaminio a Roma, lo studio 02A di Marco Rulli e Thomas Grossi ha ripensato un appartamento ubicato al piano terra di un palazzo signorile di inizio Novecento. Situato tra il verde della sponda Est del fiume Tevere e la vegetazione cittadina dei Monti Parioli, il progetto dà origine a uno spazio dinamico, aperto verso l’esterno grazie a un generoso giardino privato.
 
L’appartamento, dall’impianto tradizionale, è stato acquistato dal diplomatico Alfonso Tagliaferri, apolide per lavoro, in cerca della sua prima abitazione privata, dove tornare alla fine di ogni missione.
 
“Il cliente ci ha dato una possibilità di riflessione più ampia sul concetto di abitazione come luogo di appartenenza, ancor più se non vissuta quotidianamente” racconta Marco Rulli. “La costruzione mentale del progetto è stato un viaggio nella memoria e nelle aspirazioni del committente, attraverso un dialogo costante e libero, alla ricerca di tracce utili a definire una linea che guidasse e contenesse ogni scelta, ogni scarto, ogni digressione, traducendo il vissuto in architettura”.
 
I nuovi ambienti dell’appartamento riflettono la rinnovata destinazione d’uso, non più nido di una famiglia borghese, ma la residenza di un diplomatico, con ritmi sociali e necessità totalmente diverse.
 
Negli interni si passeggia tra cimeli artistici e oggetti artigianali provenienti da molti paesi, tra cui Sudafrica e Filippine.
 
Fulcro del progetto è la zona notte, un grande ambiente pensato come una suite con bagno open space caratterizzato da un volume con superficie a specchio fumé che amplia il paesaggio domestico e dà massima diffusione alla luce naturale proveniente dalle tre grandi finestre disposte sul lato sud-ovest.
 
L’ingresso principale si apre sulla zona living, dove una parete vetrata taglia le ampie volte a botte decorative in gesso del salone e della cucina.
 
Incisa sulle lastre del retrocucina, la frase in Esperanto: “Noblas tiu, kiu staras signature en siaj ideoj, sed noblas eĉ pli tiu, kiu kapablas ilin ŝanĝi” (Chi è fermo nelle sue idee è nobile, ma chi è in grado di cambiarle è ancora più nobile).
 
Un parquet in legno di rovere massello restaurato fa da sfondo all’eclettico salone, dove divani in pelle e poltroncine decò francesi anni ‘40 dialogano con un’antica lanterna veneziana e con fotografie e sculture alle pareti. Abbondante luce naturale illumina l’ambiente la cui porta finestra apre verso l’ampio giardino privato, con accesso diretto dal Lungotevere, e arredato con sdraio, rampicanti schermanti, rigogliose Monstera Deliciosa e dall’ombra di una grande palma.
 
Un passaggio ad arco, con libreria a misura, guida verso una zona pranzo più raccolta. Qui toni neutri alle pareti fanno da quinta teatrale agli antichi mobili di famiglia e alle opere d’arte, mentre la lampada a sospensione in betulla sormonta un tavolo con superficie in vetro e delle sedie vintage anni ‘50 in un continuo dialogo tra antico, moderno e contemporaneo.
 
Una parete curva segna l’ingresso alla zona più privata della casa.
Da un lato, il bagno di servizio con vasca sospesa in ceramica e superfici in marmo nero si presenta come un cabinet of curiosities avvolto dalla carta da parati e dalle forme sinuose di conchiglie, figure naturali, tesori di viaggio e applique in paglia di Vienna artigianali.
Dall’altro, lo studio a due anime, quella dedicata all’arte cinematografica con sedie da teatro d’epoca imbottite (proiettore e telo motorizzato nascosto a soffitto) e quella per i momenti di scrittura e smart work.
 
Un tendaggio in velluto blu cobalto svela il cuore dell’appartamento, la camera da letto con bagno privato en suite articolata in più spazi. L’orizzonte di tinte calde della carta da parati sulle ante dell’armadio su misura si mescola con il volume cubico immateriale che nasconde i servizi. Grazie alla resina a velature stratificate l’ambiente trova una sua unità visiva e formale dalla quale prendono forma la vasca e la zona doccia dell’area bagno.
 
“Abbiamo cercato di giocare con il concetto di tempo, non volevamo una casa ‘finita’, ci interessava dare spazio all’incompiuto, all’imperfezione che mantenesse in sé la forza vitale della curiosità” - affermano gli architetti.

  Scheda progetto: Diplomat’s House - Casa del Diplomatico
Serena Eller
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